1974 - Londra da lontano, un filo

A sedici anni a Londra, tra Tube e Swinging London, una chiesetta dove fu battezzata sua madre la riporta a un filo di memoria.
February 5, 2026
In estate mi mandavano a Londra a studiare l’inglese. Al mattino lezione, poi ero libera. Risento ancora l’odore della Tube, odore di carbone e di ferro, rivedo i fari lucenti dei treni che entravano correndo in stazione, sento l’altoparlante: “Earls’ Court”. La mappa del metrò mi affascinava, come una grande ragnatela. A bordo per metà erano neri, asiatici, in un meticciato di lingue: il mondo, come sarebbe stato da noi vent’anni dopo.
Westminster, il ponte sul Tamigi, lo splendore del Tesoro della Corona, e tutto lungo il verde del fiume, lento verso la foce. Piccadilly fremente ad ogni ora, illuminata, come un cuore pulsante della città. Ancora si percepiva l’eco della Swinging London: cravatte incredibili, minigonne, Beatles e Rolling Stones dalle radio. Andai a cercare una piccola chiesa dietro a Piccadilly. Sapevo che lì era stata battezzata mia madre, nata a Londra. Trovai la chiesa, intatta, scampata alle bombe della guerra. Come uno scrigno di legno scuro, con un battistero.
Mi parve di vedere quel battesimo, in inverno, la bambina avvolta in coperte candide. Annamaria, e Walburga e Teresa, come le sue nonne, la chiamarono. Me ne uscii con i miei sedici anni per Londra, libera, curiosa di tutto. Un filo tuttavia da quella piccola chiesa mi teneva - me lo sentivo addosso, ora.

© RIPRODUZIONE RISERVATA