23 dicembre 1984 - Il giorno più duro

Dopo la strage del Rapido 904, all’obitorio di Bologna un braccio inerte gli rivela la morte come verità brutale, più forte persino del Natale
February 10, 2026
La sera del 23 dicembre 1984 il Rapido 904 correva tra Firenze e Bologna. L’esplosione avvenne nel mezzo della Grande Galleria dell’Appennino: 16 morti e 257 feriti. Con un collega partimmo per Bologna. Davanti a noi, sull’Autosole, il nulla: una nebbia impenetrabile. La radio parlava della strage, noi due, ragazzi, tacevamo. Andai all’obitorio di Bologna. Quando arrivai, dopo la mezzanotte, sembrava non ci fosse nessuno. Tuttavia, avanzando nella luce giallastra scorsi una barella coperta da un lenzuolo bianco, tranne che per una macchia vivida di sangue. Non si vedeva il volto del morto. Solo, da sotto il lenzuolo pendeva, inerte, un braccio, una mano terrea. Non so esattamente cosa scattò in me. Il ricordo infantile dei burattini del mio teatrino che a sera nell’addormentarmi vedevo immoti, abbandonati sul piccolo palco.
Quel braccio inerte: era un uomo, e ora mi sembrava solo una cosa. La morte mostra che siamo cose, mi disse una parte di me, la morte rivela ciò che siamo. Raggelata da questo pensiero più che dal freddo della notte uscii dall’obitorio. Come avendo scoperto di colpo una verità che tutti mi avevano nascosto. Quante storie mi avete raccontato, tutti, mi dissi con rabbia. Era la Vigilia di Natale. Non me ne importava niente: attorno a me solo polvere, come dopo un crollo.

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