Giugno 1988 - Un leone in duomo

Nel Duomo vuoto, Lancaster prova un sermone sulla peste: uscendo nella Milano allegra, resta una domanda, parlava di allora o di noi?
February 14, 2026
Era sera e il Duomo, ormai chiuso, era deserto. Si registravano per la Rai i Promessi Sposi. Io ero arrivata presto. Le luci quasi tutte spente, nessuno nell’immensità della Cattedrale. Ma in fondo, dal lato della Sacrestia, il vecchio leone già provava. Da solo, per sé soltanto. Che faccia aveva, Burt Lancaster. Un leone di marmo segnato dal corso del tempo. Un Gattopardo orgoglioso. Due occhi blu e fieri, difficili da sostenere. Sola in un angolo, ebbi il privilegio di ascoltare il vecchio leone che provava un sermone del cardinale Federigo Borromeo dell’anno 1630. «Popolo di Milano!» tuonava Lancaster, severo, corrucciato, alzando un dito ammonitore: «Andate dicendo fra voi: “La peste non c’è, siamo forti…”.
Mettete maggior cura a seppellire il pensiero della morte che i vostri morti… Io cerco di intendere mormorii di preghiere, e mi giunge solo l’eco di schiamazzi di questo triste Carnevale». Dietro a Lancaster i chierici schierati nelle vesti del Seicento, come in quadro di Bruegel. Quella voce, la verità profonda dell’antico sermone. Uscii come ipnotizzata nella sera lieta della Milano di giugno, gli aperitivi, i gelati, la gente spensierata. Eppure, quel sermone. Parlava del '600 o parlava di noi? Indimenticabile sera con un vecchio leone in Duomo

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