Dicembre 1991 - In guerra
Inviata in Israele durante la Guerra del Golfo, passa una notte sospesa e solitaria al Santo Sepolcro.
In Israele tornai pochi anni dopo come inviato di Avvenire. La Guerra del Golfo. I missili iracheni su Israele, gli Scud, la minaccia di un’aggressione con i gas. All’aeroporto mi misero in mano una maschera a gas nera, molto pesante. La indossai e nello specchio dell’albergo mi vidi - sembravo una grossa mosca. Cercavo di perdere la maschera ma sempre un cameriere mi inseguiva: «Miss, your mask».
In una sera di quelle, Gerusalemme deserta, mentre la Basilica chiudeva un monaco ortodosso mi chiese se volevo passare la notte all’interno, a pregare. La Basilica vuota e profumata di incensi, nella luce tremante delle candele, era un luogo onirico. La esploravo in ogni angolo, in silenzio. Ma che freddo faceva, un freddo di millenni, che penetrava nelle ossa. Mi addormentai sfinita su una panca. Mi svegliai che tremavo. A tratti, l’eco dei canti dei monaci. Al Sepolcro, nessuno. Mi chinai ad entrare e accarezzai il marmo liscio.
Accucciata a terra, non so quanto restai. Che privilegio, in quel luogo sempre assediato dai pellegrini. Non era ancora giorno quando la Basilica riaprì il portone. I soldati israeliani mi guardarono uscire, meravigliati. Incerta per i vicoli, affamata, in albergo caddi addormentata subito, di nuovo. Che notte. Era vera, o solo un sogno?
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