Primavera, 1985 - Una terra come nessuna

Da curiosità a innamoramento: in Terra Santa si apre una crepa che, al ritorno, non si richiude.
February 17, 2026
Volevo vedere la Terra Santa. Non ero credente, ma volevo vedere i luoghi dell’Antico Testamento con i miei occhi, e del Vangelo. Partii con un’amica e una Bibbia nello zaino. Era, in Israele, un breve momento di quiete. La ragnatela del mercato coperto di Gerusalemme, il profumo delle spezie, i vicoli silenziosi. Intimidita sulla soglia ombrosa della Basilica del Sepolcro, come una straniera. Muta nell’Orto degli Ulivi, leggendo di quell’ora: quando anche gli ultimi amici si erano addormentati. E a Nazareth il ricordo di un pozzo dove, vero o leggenda, Maria andava ad attingere l’acqua. Una goccia cadeva e segnava ritmica il silenzio.
Avrei voluto restare. Venivamo ospitate nei kibbutz, armati ma pacifici, gremiti di bambini. Mai visti tanti bambini. Attraversammo da sole il deserto del Negev fino al Mar Rosso e all’Egitto, poi salimmo a Santa Caterina in jeep. Quella notte sul Sinai: le stelle immense, e l’istinto di mettersi in ginocchio. Pensai: in un posto come questo, può essere accaduto di tutto. L’alba rossa illuminò un altro mondo.
Ad ogni tappa leggevo cosa era successo, in quel preciso luogo. Non fu una decisione, fu un innamoramento. Atterrare a Linate e con fatica rientrare nella mia vita. Partire di corsa per lavoro, al ritorno la casa vuota. Si era aperta come una crepa, che si allargava.

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