Autunno 1992 - La rivoluzione

Milano, la Ospedale Maggiore Policlinico - Clinica Mangiagalli, una notte di travaglio: poi l’alba con lui in braccio, e la vita si rovescia.
February 21, 2026
Nel grigiore di corso Buenos Aires, nel traffico caotico, volare un metro sopra il suolo. “Positivo”, avevano detto in farmacia. Cercare freneticamente e non trovare una cabina telefonica funzionante, per dirlo a mio marito. Nove mesi a sognarlo. La prima ecografia, il mio respiro trattenuto nella stanza silenziosa mentre il sondino mostrava ombre, accenni di forme, movimenti. Il battito forte del suo cuore. Gli comprai il primo giocattolo, una foca di nome Ondolina.
E quando poi a settembre fu l’ora, i nostri passi sui gradini della Mangiagalli, a notte fonda, nell’aria ancora tiepida. Le doglie più frequenti, come una tempesta in arrivo. Le luci gialle della Sala Travaglio, le grida delle partorienti, il dolore. Che battaglia, in una notte come tante, in una Maternità di Milano: per fare nascere, e non per far morire. Quando me lo misero fra le braccia, non ci credevo. Aveva gli occhi aperti, dello stesso colore di quelli con cui mio padre due anni prima mia aveva salutato. E i capelli fulvi, come il bisnonno anarchico di Parma.
All’alba li portavano assieme dalle mamme su un carrello, affamati. Come gridavano: quel coro rabbioso e impaziente mi è indimenticabile. Fame, furia, ansia del seno materno. Un canto struggente. La mia vita era diventata un’altra. Felicemente un’altra: del tutto rovesciata. 

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