23 dicembre 1963 - Una vigilia

Milano, Vigilia 1963: luce e speranza; oggi le luci restano, ma cresce l’inquietudine e serve reimparare a pregare.
January 9, 2026
Tirata dalla mano di mia madre cercavo di inseguire il suo passo leggero e veloce. Nel centro di Milano non si camminava: era la Vigilia, le vetrine splendenti, la gente carica di pacchetti, frettolosa e contenta. In piazza Duomo l’albero di Natale era ai miei occhi di bambina immenso, e come nella notte brillava.
Dalla Rinascente ai portici di Vittorio Emanuele alla Galleria, era tutta una luce. Io non potevo saperlo, ma erano passati appena 18 anni, dalla fine della guerra. Quelle madri che spingevano una carrozzina erano le bambine che avevano visto Milano sotto le bombe. Io non lo sapevo, ma che speranza e che gioia doveva avere, la generazione dei miei genitori, nel Natale 1963. Il boom, le prime Fiat 500, le vacanze. La guerra, ci si era promesso, finita per sempre. Quanto doveva essere bella, la pace riconquistata. Io, ignara, ero felice in quella giostra di luci e di colori, di tram affollati, il bigliettaio che sorrideva ai bambini.
Quella era la Milano in cui aprivo i miei occhi. Sessant’anni dopo le luci del Natale rimangono. Ma tutto è cambiato. Tanti turisti con il trolley che fanno shopping in Montenapo, tanti anziani, pochissimi bambini. E minacce oscure sul web, di cui non vogliamo nemmeno parlare. Un’incertezza amara tarla le giornate. Occorre reimparare a pregare.

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