venerdì 19 gennaio 2018
Dopo il Cile, il Santo Padre visita il Perù. A Puerto Maldonado un'appassionata difesa della natura, della vita e della famiglia dei popoli originari
Ansa/ Press office/ Osservatore Romano

Ansa/ Press office/ Osservatore Romano

Francesco è in Perù, seconda tappa di questo suo 22esimo viaggio apostolico. Partito da Iquique, in Cile, l’aereo papale è atterrato all’aeroporto di Lima alle 22.35 di giovedì, ora italiana.

Ad accogliere il Papa, ai piedi della scaletta, sono stati il presidente della Repubblica, Pablo Kuczynski, insieme alla consorte. Presenti autorità politiche e civili, monsignor Nicola Girasoli nunzio apostolico nel Paese, alcuni vescovi a partire dal cardinale arcivescovo di Lima, e dal presidente della Conferenza episcopale del Perù e tanti fedeli. Ad esprimere la gioia del popolo e della Chiesa locale la presenza anche dell’orchestra Sinfonia por el Perù, composta tra l’altro da ragazzi e bambini del quartiere periferico di Manchai, uno dei più poveri di Lima. Francesco dopo i saluti alle delegazioni, si è diretto alla sede della nunziatura che in questi giorni diventerà la sua casa.

Piccolo fuori programma per il Pontefice arrivato in Perù. Il Papa è voluto scendere dalla papamobile per assistere un'agente peruviana, caduta dal cavallo durante il passaggio del convoglio. La poliziotta è caduta vicino al mezzo, per cui Bergoglio ha chiesto di fermate il veicolo. Un'ambulanza ha poi portato via la donna e il Papa ha ripreso il suo cammino.

Arrivato in Nunziatura al Papa è stato offerto a sorpresa un microfono e lui ha salutato la gente, ringraziando per il suo calore. Venerdì la visita entrerà nel vivo attraversando tre città: Puerto Maldonado, scelta come località simbolo dell’Amazzonia, Trujillo nel nord del Paese, e Lima, culla dei santi peruviani.

Venerdì la giornata per Francesco è iniziata alle 7 locali (le 13 in Italia) con la Messa in privato. Poi da Lima il Papa si è spostato a Puerto Maldonado, una piccola città amazzonica. È la prima volta che un Papa visita l'Amazzonia.

L'incontro con i popoli indigeni

Alle 10.30 locali (le 16.30 italiane) Papa Francesco è stato accolto con entusiasmo dai popoli dell’Amazzonia al Coliseo regionale Madre di Dio di Puerto Maldonado, una struttura sportiva capace di 5 mila spettatori. Dopo i canti e le danze di benvenuto da parte degli anziani Arambut, e il saluto del vicario apostolico di Puerto Maldonado, monsignor David Martìnez de Aguirre Guinea, hanno avuto inizio le testimonianze di alcuni rappresentanti dei popoli.

CHI SONO I POPOLI INDIGENI di Lucia Capuzzi

Poi c’è stata la consegna dell'Enciclica Laudato Sì nelle lingue locali con il sottofondo di un Machirenga. Subito dopo le testimonianze di esponenti dei vari popoli. Una donna di 67 anni ha ricordato come la natura sia stata abusata: fiumi inquinati, foreste abbattute, l’identità stessa minacciata. “Vogliono farci sparire. Stanno distruggendo il pianeta. Se non avremo da mangiare, moriremo di fame. Tutti noi dobbiamo proteggere la nostra terra per vivere in armonia. Grazie Papa per ascoltarci".

Il Papa ha iniziato il suo discorso citando San Francesco ed elencando i nomi di 22 popoli originari presenti all’incontro, “un volto plurale, di un’infinita varietà e di un’enorme ricchezza biologica, culturale, spirituale”. Il Papa ha descritto i nemici dell’Amazzonia: il neo-estrattivismo che esercita la sua avidità su petrolio, gas e oro da una parte e dall’altra “la perversione di certe politiche che promuovono la conservazione della natura senza tenere conto dei popoli che la abitano”. I due nemici causano povertà e migrazione dei giovani. “Dobbiamo rompere il paradigma storico che considera l’Amazzonia come una dispensa inesauribile degli Stati senza tener conto dei suoi abitanti”.

IL TESTO DEL DISCORSO

“Se, da qualcuno voi siete considerati un ostacolo o un “ingombro”, in verità, con la vostra vita siete memoria viva della missione che Dio ha affidato a tutti noi: avere cura della casa comune. La difesa della terra è difesa della vita: le fuoriuscite di idrocarburi inquinano l’ambiente e minacciano la vita delle famiglie indigene. Dall’estrazione illegale discende anche la piaga della tratta delle persone.

La Chiesa si schiera dalla parte degli scartati e di coloro che soffrono. Il Papa pensa ai Popoli Indigeni in Isolamento Volontario (PIAV), “i più vulnerabili tra i vulnerabili, isolati persino dalle loro stesse etnie, iniziando una storia di reclusione nei luoghi più inaccessibili della foresta per poter vivere in libertà”; “la loro presenza ci ricorda che non possiamo disporre dei beni comuni al ritmo dell’avidità del consumo”.

Non solo l’ambiente, ma anche la famiglia dei popoli originari va difesa, “per non lasciarci catturare da colonialismi ideologici mascherati da progresso che a poco a poco entrano e dilapidano identità culturali e stabiliscono un pensiero uniforme, unico... e debole”. Ascoltate gli anziani, dice, e assicuratevi che i giovani studino ma senza che la scuola cancelli le tradizioni, le lingue, la saggezza ancestrale.

Allo Stato il Papa chiede impegno per l’educazione dei popoli originari, nel rispetto della loro “sapienza ancestrale”, e ai vescovi di continuare a “promuovere spazi di educazione interculturale e bilingue nelle scuole e nelle università”, così come hanno fatto nei secoli i missionari e le missionarie in questi territori. “Non soccombete ai tentativi che ci sono di sradicare la fede cattolica dei vostri popoli. Ogni cultura e ogni visione del cosmo che accoglie il Vangelo arricchisce la Chiesa con la visione di una nuova sfaccettatura del volto di Cristo. Abbiamo bisogno che i popoli originari plasmino culturalmente le Chiese locali amazzoniche. Con questo spirito ho convocato un Sinodo per l’Amazzonia nell’anno 2019.

“Confido nella capacità di resilienza dei popoli e nella vostra capacità di reazione davanti ai difficili momenti che vi tocca vivere. Tinkunakama”, la parola in lingua Quechua che vuol dire “al prossimo incontro”).

Ai Puerto Maldonado: non si può normalizzare la violenza alle donne

Dopo l'incontro con i popoli indigeni il Papa è andato all'Istituto Jorge Basadre. dove ha incontrato la popolazione della piccola cittadina peruviana di Puerto Maldonado, alle porte della foresta amazzonica e crocevia per minatori spesso sfruttati dalle multinazionali. "In diverse occasioni mi sono riferito alla cultura dello scarto. Una cultura che non si accontenta solo di escludere, ma che è avanzata mettendo a tacere, ignorando e rigettando tutto ciò che non serve ai suoi interessi; sembrerebbe che il consumismo alienante di alcuni non riesca a percepire la dimensione della sofferenza soffocante di altri. È una cultura anonima, senza legami, senza volti. Una cultura senza madre, che non vuole altro che consumare. La terra viene trattata secondo questa logica. Le foreste, i fiumi e i torrenti vengono usati, utilizzati fino all'ultima risorsa e poi lasciati inutilizzati e inservibili".

IL TESTO DEL DISCORSO

"Anche le persone - ha proseguito il Papa - sono trattate con questa logica: usate fino allo sfinimento e poi abbandonate come 'inservibili'. Pensando a queste cose permettetemi di soffermarmi su un tema doloroso. Ci siamo abituati a utilizzare il termine
'tratta di persone', ma in realtà dovremmo parlare di schiavitù: schiavitù per il lavoro, schiavitù sessuale, schiavitù per il guadagno. Fa male constatare come in questa terra, che sta sotto la protezione della Madre di Dio, tante donne sono così svalutate, disprezzate ed esposte a violenze senza fine. Non si può 'normalizzare' la violenza verso le donne, sostenendo una cultura maschilista che non accetta il ruolo di protagonista della donna nelle nostre comunità. Non ci è lecito guardare dall'altra parte e lasciare che tante donne, specialmente adolescenti, siano 'calpestate' nella loro dignità".

"Diverse persone sono emigrate verso l'Amazzonia cercando un tetto, una terra e un lavoro. Sono venute a cercare un futuro migliore per sé stesse e per le loro famiglie. Hanno abbandonato la loro vita umile, povera ma dignitosa. Molte di loro, per la promessa che certi lavori avrebbero messo fine a situazioni precarie, si sono basati sul luccichio promettente dell'estrazione dell'oro. Però l'oro può diventare un falso dio che pretende sacrifici umani. I falsi dei - ha aggiunto -, gli idoli dell'avarizia, del denaro, del potere, corrompono tutto. Corrompono la persona e le istituzioni, e distruggono anche la foresta".

"Questa non è una terra orfana, è la terra della Madre!", ha esclamato infine papa Francesco. "È doloroso constatare - ha denunciato il Papa - che ci sono alcuni che vogliono spegnere questa certezza e fare di Madre de Dios una terra anonima, senza figli, una terra infeconda". "Un luogo facile da commercializzare e da sfruttare. Per questo ci fa bene ripetere nelle nostre case, nelle comunità, nel profondo del cuore di ciascuno: Questa non è una terra orfana! Ha una Madre!". "E se c'è una madre - ha sottolineato - ci sono figli, c'è famiglia, c'è comunità. E dove c'è madre, famiglia e comunità, non potranno sparire i problemi, ma sicuramente si trova la forza per affrontarli in modo diverso".

Ai giovani: non rinunciate all'eredità dei nostri nonni

Penultima tappa a Puerto Maldonado, la casa di accoglienza Principito, Piccolo Principe, fondata nel 1998 dal sacerdote svizzero Xavier Arbex. Lì il Papa si è rivolto direttamente ai giovani ospiti, bambini e adolescenti abbandonati o con gravi problemi familiari: "Non rinunciate all'eredità dei vostri nonni, non rinunciate alla vostra vita e ai vostri sogni".

"Alcuni di voi, giovani che ci accompagnate, provenite dalle comunità native. Con tristezza vedete la distruzione dei boschi - ha osservato -. I vostri nonni vi hanno insegnato a scoprirli, in essi trovavano il loro cibo e la medicina che li guariva. Oggi siete devastati dalla vertigine di un malinteso progresso. I fiumi che hanno visto i vostri giochi e vi hanno dato da mangiare oggi sono insudiciati, inquinati, morti".

"Mi piacerebbe invogliarvi a studiare - ha proseguito -: preparatevi, approfittate dell'opportunità che avete per formarvi. Il mondo ha bisogno di voi, giovani dei popoli originari, e ha bisogno di voi così come siete. Non rassegnatevi a essere il vagone di coda della società, agganciati e trascinati! Abbiamo bisogno di voi come motore che spinge!".

"Ascoltate i vostri nonni, apprezzate le vostre tradizioni, non frenate la vostra curiosità - ha aggiunto -. Cercate le vostre radici e, nello stesso tempo, aprite gli occhi alla novità, e fate la vostra sintesi. Restituite al mondo quello che imparate perché il mondo ha bisogno di voi originali, come realmente siete, non come imitazioni". "Abbiamo bisogno di voi autentici, giovani fieri di appartenere ai popoli amazzonici e che offrono all'umanità un'alternativa di vita autentica", ha detto ancora Francesco. "Amici, le nostre società molte volte hanno bisogno di correggere la rotta e voi, giovani dei popoli originari - ne sono sicuro -, potete aiutare moltissimo in questa sfida, soprattutto insegnandoci uno stile di vita che si basi sulla cura e non sulla distruzione di tutto quello che si oppone alla nostra avarizia".

IL TESTO DEL DISCORSO

Il Papa ha fatto riferimento al celebre romanzo di Antoine de Saint-Exupèry quando ha detto ai collaboratori di padre Xavier: "per questi bambini e bambine siete il miglior esempio da seguire, la speranza che anche loro potranno farcela. Tutti abbiamo bisogno di modelli da seguire; i bambini hanno bisogno di guardare avanti e di trovare modelli positivi: "voglio essere come lui, come lei", sentono e dicono. Tutto quello che voi giovani potete fare, come venire a stare con loro, a giocare, a passare il tempo, è importante. Siate per loro, come diceva il Piccolo Principe, le stelline che illuminano la notte".

Infine, il pranzo con i rappresentanti dei popoli dell'Amazzonia e la partenza in aereo per tornare a Lima, dove è atterrato poco dopo le 22 italiane.

Il pranzo con i rappresentanti dei popoli indigeni (Vatican Media)

Il pranzo con i rappresentanti dei popoli indigeni (Vatican Media)


Poi papa Francesco è andato al Palacio de Gobierno, per un incontro con le autorità, la società civile e il Corpo diplomatico. Quindi c'è stato un colloquio privato col presidente della Repubblica Pedro Pablo Kuczynski. (IL TESTO DEL DISCORSO)

Il flagello della corruzione. "Lavorare uniti per difendere la speranza esige di essere molto attenti a un'altra forma, spesso sottile, di degrado ambientale che inquina progressivamente tutto il tessuto vitale: la corruzione". Così il Papa alle autorità del Perù: "Quanto male procura ai nostri popoli latinoamericani e alle democrazie di questo benedetto continente tale 'virus' sociale, un fenomeno che infetta tutto, e i poveri e la madre terra sono i più danneggiati. Ciò si può fare per lottare contro questo flagello sociale merita massimo di considerazione e sostegno; questa lotta ci riguarda tutti".

Secondo il Papa, infatti, "la corruzione è evitabile ed esige l'impegno di tutti". "Coloro che occupano incarichi di responsabilità, in qualunque settore, li incoraggio e li esorto - ha scandito il Francesco - a impegnarsi in tal senso per offrire, al vostro popolo e alla vostra terra, la sicurezza che nasce dalla convinzione che il Perù è uno spazio di speranza e di opportunità ma per tutti e non solo per pochi; perchè ogni peruviano, ogni peruviana possano sentire che questo Paese è suo, e che può stabilirvi relazioni di fraternità e di uguaglianza con il prossimo e aiutare l'altro quando ne ha bisogno; una terra in cui si possa realizzare il proprio futuro".


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