Leone XIV chiama all’esame di coscienza «i cristiani che hanno responsabilità gravi nelle guerre»
Il Papa: «Il Sacramento della riconciliazione è un laboratorio di unità e favorisce anche la pace e l’unità nella famiglia umana». Parole rivolte ai giovani preti. Pronunciate nel giorno che la Chiesa in Italia dedica alla preghiera e al digiuno per la pace

«Quei cristiani che hanno responsabilità gravi nei conflitti armati, hanno l’umiltà e il coraggio di fare un serio esame di coscienza e di confessarsi?». Palazzo Apostolico Vaticano. Sala Clementina. Ad ascoltare le parole di Leone XIV sono i quattrocento partecipanti al 36° “Corso sul foro interno” organizzato dalla Penitenzieria Apostolica. Un’occasione rivolta a giovani «nei primi passi del ministero sacerdotale, o in attesa di essere ordinati», che intendono perfezionare «la propria formazione come confessori». Ed è del Sacramento della Riconciliazione che parla il Pontefice, chiedendo che si faccia ogni sforzo perché «sia sempre più profondamente conosciuto, adeguatamente celebrato e perciò serenamente ed efficacemente vissuto da tutto il popolo santo di Dio».
Ma l’orizzonte della sua riflessione immediatamente si dilata. E mostra – una volta di più – come la fede cristiana – come la vita secondo il Vangelo – sia presenza feconda e profetica dentro le incandescenze della storia. Che, in questa stagione, torna a scrivere le sue pagine con il sangue degli innocenti e le lacrime dei popoli. Pagine di guerra, di violenza, di sopruso, di morte.
Ebbene: «il Sacramento della riconciliazione», afferma papa Prevost, attingendo alla lezione di sant’Agostino, è «un “laboratorio di unità”: esso ristabilisce l’unità con Dio, attraverso il perdono dei peccati e l’infusione della grazia santificante. Questo genera l’unità interiore della persona e l’unità con la Chiesa; perciò favorisce anche la pace e l’unità nella famiglia umana. Verrebbe da chiedersi – afferma a questo punto Leone XIV –: quei cristiani che hanno responsabilità gravi nei conflitti armati, hanno l’umiltà e il coraggio di fare un serio esame di coscienza e di confessarsi?».
Celebrare il Sacramento della Riconciliazione, ricorda il Papa al suo uditorio, «ricostruisce l’unità delle persone con Dio». Nel confessionale, «cari fratelli, collaboriamo alla continua edificazione della Chiesa: una, santa, cattolica e apostolica; e così facendo diamo anche energie nuove alla società e al mondo. L’unità con Dio e con la Chiesa, infine, è il presupposto dell’unità interiore delle persone, oggi così necessaria, nel tempo della frammentazione che ci è dato di vivere – insiste il Papa –. Unità interiore che si riscontra come desiderio reale soprattutto nelle nuove generazioni. Le promesse non mantenute di un consumismo sfrenato e l’esperienza frustrante di una libertà svincolata dalla verità si possono trasformare, per divina misericordia, in occasioni di evangelizzazione: facendo emergere il senso di incompiutezza, permettono di destare quelle domande esistenziali alle quali solo Cristo risponde pienamente».
Quel «dinamismo di unità con Dio, con la Chiesa e in noi stessi» che il Sacramento della Riconciliazione è capace di generare e rinnovare, «è un presupposto della pace tra gli uomini e i popoli: solo una persona riconciliata è capace di vivere in modo disarmato e disarmante! Chi depone le armi dell’orgoglio e si lascia continuamente rinnovare dal perdono di Dio, diventa un operatore di riconciliazione nella vita di ogni giorno. In lui o in lei si realizzano le parole attribuite a san Francesco d’Assisi: “Signore, fa’ di me uno strumento della tua pace”».
Le parole del Papa giungono nel giorno che la Chiesa in Italia, su iniziativa della Cei, dedica alla preghiera e al digiuno per la pace. Parole che donano luce nuova e ulteriore, fra le luci che le molte iniziative promosse nelle diocesi e nelle comunità accendono nel buio del tempo presente. Messe, Rosari, adorazioni, Viae Crucis, liturgie penitenziali: così il “popolo di Dio” in Italia, con mobilitazione capillare nei territori, ha risposto all’appello della Cei. E così ha risposto all’invito formulato da Leone XIV – ricevendo i vescovi italiani il 17 giugno 2025 – a fare, di «ogni comunità», una «“casa della pace”, dove si impara a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo, dove si pratica la giustizia e si custodisce il perdono». A partire dal perdono di Dio, che la Chiesa, «casa di Misericordia», come l’ha definita oggi il Papa, offre a ogni persona. Rinnovando, a partire dal confessionale, quel «dinamismo di unità» che ci rende «strumenti» della pace di Dio.
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