giovedì 7 febbraio 2019
Bergoglio non è nuovo a scambio di lettere con i carcerati. In questo caso ha risposto ad alcune madri che si trovano a vivere una situazione difficile
Papa Francesco in visita al carcere di San Vittore a Milano il 25 marzo del 2016 (LaPresse / Osservatore Romano)

Papa Francesco in visita al carcere di San Vittore a Milano il 25 marzo del 2016 (LaPresse / Osservatore Romano)

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Scambio di lettere tra papa Francesco e un gruppo di detenute argentine. Non è certo una novità, lo stesso Bergoglio ha più volte raccontato di Idi tenere rapporti epistolari con chi si trova dietro le sbarre.
E quando fa i viaggi apostolici va a visitare i penitenziari dei luoghi e dialoga con i detenuti. A panama in occasione della recente Giornata mondiale dei giovani è andato a celebrare nel penitenziario minorile è ha anche confessato alcuni ragazzi. È pure capitato che abbia telefonato a qualche recluso.

L'Osservatore Romano ha raccontato di uno scambio di lettere con un gruppo di detenute nel penitenziario femminile di Ezeiza, in provincia di Buenos Aires. «Il Pontefice - spiega il quotidiano della Santa Sede - ha voluto così rispondere alle recluse che gli avevano scritto per raccontare storie di dolore, manifestando timori e interrogativi circa la loro condizione di donne e madri che vivono dietro le sbarre».

Nella missiva, racconta ancora il quotidiano d'Oltretevere, «Francesco ricorda che molte delle detenute sono madri che chiedono aiuto per i loro figli. Esse, spiega, sanno cosa vuol dire generare vita e ora si trovano ad affrontare la sfida di generare il futuro e hanno la capacità di farlo, sebbene debbano lottare contro tanti determinismi». Da qui l'invito alla speranza: «Non dovete lasciarvi "cosificare", non siete un numero; siete persone che generano speranza perché volete partorire speranza».

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