Venezuela, Papa Leone XIV ha incontrato Maria Corina Machado
di Lucia Capuzzi,
La Premio Nobel per la pace è attesa nei prossimi giorni anche negli Usa

Un breve filmato e una serie di scatti che documentano la stretta di mano e alcuni momenti della conversazione. È quanto la Sala Stampa della Santa Sede ha diffuso dell’udienza privata concessa da papa Leone a María Corina Machado, leader dell’opposizione venezuelana e premio Nobel per la Pace. Il Vaticano non ha dato ulteriori dettagli della riunione avvenuta alle 12 di oggi e tenuta riservata fino all’ultimo. Una cautela comprensibile data la delicatezza della congiuntura. Esattamente dieci giorni fa, dopo una serie di raid Usa su Caracas in cui è morta un’ottantina di persone, l’ormai ex leader Nicolás Maduro è stato catturato e portato di forza a New York per rispondere, insieme alla moglie Cilia Flores, di una serie di imputazioni per narcoterrorismo. L’azione sembrava finalizzata a defenestrare il chavismo, bersaglio principale, negli ultimi mesi, del presidente Donald Trump. La candidata più ovvia per guidare il “nuovo corso” appariva Machado, alleata dell’Amministrazione e amica personale del segretario di Stato, Marco Rubio.
Dopo ore di incertezza, però, le parole del capo della Casa Bianca hanno ribaltato il quadro. «Alla donna gentile» ma priva «del rispetto del popolo» – così, con il suo solito stile, The Donald ha definito l’attivista, senza nemmeno nominarla –, gli Stati Uniti hanno preferito l’ex vice di Maduro, Delcy Rodríguez, designata presidente ad interim. È quest’ultima, da una settimana, a gestire la nuova fase di «collaborazione» con Washington, incentrata sul controllo da parte del vicino del Nord del petrolio nazionale. Machado è stata, almeno per ora, relegata in panchina. Ruolo che la “Lady di ferro del dissenso”, come la chiamano, non è disposta ad accettare. Per questo ha fatto buon viso a cattivo gioco e ha, ripetutamente, ribadito la propria fiducia in Trump, a cui si è anche offerta di a cedere il Nobel. Simbolicamente, poiché il Comitato di Oslo ha precisato che il Premio non è trasferibile. Potrebbe consegnarglielo già domani quando si recherà alla Casa Bianca per vedere il presidente Usa. Lo ha annunciato lo stesso Trump su Truth e, nelle stesse ore, l’Amministrazione ha anche aperto a una riunione con la rivale Rodríguez. In questo scenario cangiante, i venezuelani attendono, ancora storditi, di comprendere cosa accadrà nel prossimo futuro. Il rischio escalation è alto. In questo scenario, il gesto di Leone è in sintonia con la «preoccupazione» espressa all’indomani dell’intervento Usa, all’Angelus del 4 gennaio, in cui ha chiesto di «superare la violenza e intraprendere cammini di giustizia e pace, garantendo la sovranità del Paese». Appello ribadito venerdì scorso, nell’incontro con il corpo diplomatico, in cui ha esortato a «a rispettare la volontà del popolo venezuelano» e «ad impegnarsi per la tutela dei diritti umani e civili di ognuno e per l’edificazione di un futuro di stabilità e di concordia». Come il Papa ha più volte affermato, quest’ultimo presuppone la partecipazione responsabile di tutte le forze nazionali, attraverso un dialogo faticoso quanto indispensabile. È quanto la Chiesa venezuelana porta avanti da tempo, camminando su un crinale impervio, con il pieno appoggio del Vaticano. Lo ha confermato lo stesso Pontefice, il 2 dicembre, nel volo di ritorno dalla Turchia: «A livello di Conferenza episcopale, insieme al nunzio, stiamo cercando modi per calmare la situazione» per evitare alla popolazione ulteriori sofferenze.
Robert Prevost ne ha esperienza diretta: dieci anni fa, la sua diocesi, Chiclayo, ha ricevuto un quinto degli 1,7 milioni di venezuelani in fuga dal dissesto economico e dal giro di vite della repressione. Proprio per alleviare il dolore dei “caminantes” – camminatori, perché facevano buona parte dei duemila chilometri di tragitto a piedi –, l’allora vescovo ha creato la pastorale per la Mobilità umana e costruito una rete di solidarietà con le istituzioni per offrire loro rifugio. Il «bene del popolo» e «l’incontro» sono anche le parole impiegate dalla Conferenza episcopale di Caracas di fronte alla nuova crisi. Machado – in un comunicato – ha detto di avere voluto ringraziare il Pontefice «per l’attenzione con cui segue le vicende del nostro Paese» e gli ha ricordato «lo sforzo civico» del voto del 24 luglio 2024, il cui risultato – secondo l’opposizione e una parte della comunità internazionale – sarebbe stato falsficato da Maduro per impedire la vittoria del candidato oppositore, Edmundo González Urrútia e restare al potere. L’attivista ha aggiunto di avere chiesto a Leone di «intercedere per tutti i venezuelani ancora sequestrati o scomparsi». Giovedì scorso, il governo Rodríguez ha annunciato la liberazione di «un numero importante di detenuti» come «gesto di pace. Finora ha detto di averne scarcerato 116. L’Ong Foro Penal parla, però, di 41, di cui 24 sarebbero usciti ieri. Tra loro anche gli italiani Alberto Trentini e Mario Burlò.
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