mercoledì 24 gennaio 2018
Ricevuti in Aula Paolo VI i bambini malati di cancro, poi il pranzo preparato dai detenuti all'Isola solidale: ecco il video
Una immagine tratta dal sito di Angeli guerrieri

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Un mercoledì speciale per i bambini dell'associazione "Angeli Guerrieri della Terra dei Fuochi". Durante la mattinata hanno avuto la possibilità di salutare papa Francesco in Aula Paolo VI e poi sono stati al pranzo e alla festa preparati dai detenuti dell'Isola Solidale, una struttura che da 50 anni offre a chi ne ha il permesso mentre sconta la pena, di trascorrere ore all'aria aperta lavorando la terra e curando gli animali.

Come riporta Vatican News, gli ospiti speciali al pranzo sono un centinaio di persone tra piccoli pazienti oncologici, genitori e accompagnatori, in una "missione scaccia tristezza": i detenuti hanno aperto quella che per loro è una "casa", spiega il direttore Sergio Piredda. "È bello sapere di poter fare qualcosa per gli altri" racconta uno dei detenuti che lavora in cucina e che, nonostante il fine pena già in vigore, ha deciso di rimanere nella struttura ancora pur di servire e rendere più bella la giornata a questi bambini, lontani dalle paure e dai problemi di ogni giorno.

Tutelare l'ambiente è la prima forma d'amore verso i figli

"Nel nostro incontro con il Papa gli abbiamo affidato la preghiera per tutti i bambini malati di cancro nelle nostre terre e nel mondo. Sono sempre di più". E' colma di gioia e di emozione Tina Zaccaria, presidente dell'Associazione "Angeli guerrieri della Terra dei Fuochi", mentre è ancora nell'aula Paolo VI, dove Francesco ha scelto di incontrarli. " Non ci aspettavamo - dice - una simile ospitalità: il Papa ci ha lasciato una coroncina per ciascuno e i bambini sono stati tanto felici".

La signora Zaccaria è mamma di Dalia una bimba morta per cancro e ora guida l'Associazione che assiste una trentina di famiglie: "Non lasciarle sole è la cosa più importante". La situazione è ancora gravissima e non ci sono progressi sul fronte della tutela ambientale e alimentare. I bambini sono i primi a pagarne le conseguenze. Tra quelli che seguiamo l'età è compresa tra neonati e ragazzi di 17 anni: " Tante famiglie ricevono diagnosi appena dopo il parto: non possiamo abbandonarle".

Dimenticare il proprio dolore per abbracciare l'altrui

Come si fa a sopravvivere alla morte del proprio figlio? Credo, ci racconta Tina Zaccaria, che i nostri bambini dopo aver lottato come guerrieri fino a diventare angeli, ci hanno insegnato proprio questo: ad andare avanti. E poi il segreto credo sia dimenticare il proprio dolore e saper abbracciare il dolore degli altri, rivedendo in ciascuno la lotta per la vita che i nostri figli hanno compiuto".

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