lunedì 1 giugno 2020
Il testo legislativo, in 86 articoli, più 12 di carattere processuale, è finalizzato a promuovere risparmi di spesa e prevenire eventuali episodi di corruzione
Il Papa vara il nuovo Codice degli appalti

Vatican Media

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Anche il Vaticano ha un suo Codice degli appalti e dei contratti. Lo ha varato il Papa con un motu proprio intitolato “Norme sulla trasparenza, il controllo e la concorrenza dei contratti pubblici della Santa Sede e dello della Città del Vaticano”, che si compone di 86 articoli ai quali se ne aggiungono altri 12 relativi alla tutela giurisdizionale nei casi di contenzioso. L'obiettivo è quello di razionalizzare e unificare le procedure, al fine di produrre risparmi di spesa e prevenire eventuali episodi di corruzione, come è stato più volte chiarto in passato, e di recente anche nell'intervista del prefetto della Segreteria per l'Economia, padre Juan Antonio Guerrero Alves, a Vatican News.

Il Papa ricorda che il nuovo corpus di norme si ispira in pratica alla "diligenza del buon padre di famiglia", che "è principio generale e di massimo rispetto, sulla base del quale tutti gli amministratori sono tenuti ad attendere alle loro funzioni. Ciò è richiesto in modo esplicito dalla legge canonica in relazione ai beni ecclesiastici, ma vale in generale per ogni altro amministratore". Dunque al fine di consentire una più efficace gestione delle risorse, scrive papa Francesco, "ho quindi ritenuto di approvare un insieme di norme volte a favorire la trasparenza, il controllo e la concorrenza nelle procedure di aggiudicazione dei contratti pubblici stipulati per conto della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano. Con esse - spiega il Pontefice - intendo fissare i principi generali e delineare una procedura unica in materia, attraverso un corpus normativo valido per i diversi Enti della Curia Romana, per le Istituzioni amministrativamente collegate alla Santa Sede, per il Governatorato dello Stato, nonché per le altre persone giuridiche canoniche pubbliche specificatamente individuate".

La nuova disciplina tiene presente le necessarie differenze tra la Santa Sede e lo Stato della Città del Vaticano ben note al diritto e universalmente considerate dalla prassi giuridica, anche internazionale, nonché le specifiche finalità proprie di ogni Ente che, in ragione dell’unico servizio ecclesiale, è chiamato a darvi applicazione.

Il Papa sottolinea inoltre i frutti che si attendono dal nuovo codice. "La promozione di un apporto concorrente e leale di operatori economici, unito alla trasparenza ed al controllo delle procedure di aggiudicazione dei contratti, consentirà una migliore gestione delle risorse che la Santa Sede amministra per conseguire i fini che della Chiesa sono propri, garantendo agli stessi operatori parità di trattamento e possibilità di partecipazione mediante un apposito Albo degli operatori economici e specifiche procedure. L’operatività dell’intero sistema - afferma inoltre il Pontefice - costituirà, inoltre, ostacolo ad intese limitative e consentirà di ridurre in modo notevole il pericolo di corruzione di quanti sono chiamati alla responsabilità di governo e di gestione degli Enti della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano".

Secondo l’articolo 1 infatti le finalità della legge sono l’impiego sostenibile dei fondi interni, la trasparenza delle procedure di aggiudicazione, “la parità di trattamento e la non discriminazione degli offerenti, in particolare mediante misure in grado di contrastare gli accordi illeciti in materia di concorrenza e la corruzione”. Mentre l’articolo 5 elenca i principi fondamentali che sono “l’eticità nell’orientamento delle scelte economiche e degli interlocutori su parametri di rispetto della Dottrina sociale della Chiesa; l’autonomia amministrativa e la sussidiarietà nelle scelte gestionali dell’Ente; la leale collaborazione tra gli Enti e le diverse direzioni del Governatorato”, così da ottenere “economicità, efficacia ed efficienza”, “programmazione e razionalizzazione della spesa” evitando operazioni non necessarie, e in particolare una procedura di aggiudicazione che “deve essere trasparente, oggettiva e imparziale”.

Come già ricordato, c'è anche una parte di diritto processuale, "volta a garantire il ricorso alla tutela giurisdizionale in caso di controversie circa le procedure di aggiudicazione dei contratti pubblici o in relazione ai provvedimenti di iscrizione o di cancellazione dall’Albo degli operatori economici". Il motu proprio viene promulgato mediante la pubblicazione sul sito internet de L’Osservatore Romano ed entrerà in vigore fra trenta giorni.

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