giovedì 18 agosto 2022
Aumentano i viaggiatori con lo zaino in spalla, un modo di andare che riflette uno stile di vita e permette di scoprire un’Italia diversa e le sue radici
L'Abbazia di Monte Cassino, dove si conclude il cammino di san Benedetto

L'Abbazia di Monte Cassino, dove si conclude il cammino di san Benedetto - Pixabay

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C’è chi pensa che il cammino si possa vivere come una lunga preghiera a Dio, recitata con lo stupore sempre negli occhi; c’è anche chi, più laicamente, sostiene che sia simile a un’intensa seduta di psicoterapia con sé stessi. E ancora c’è chi vede nel camminare l’arte di togliere: togliere peso ai pensieri e liberarsi della zavorra che ci lega alla vita di tutti i giorni. Citando lo scrittore Mario Rigoni Stern, «basterebbe una passeggiata in mezzo alla natura, fermarsi un momento ad ascoltare, spogliarsi del superfluo per comprendere che non occorre poi molto per vivere bene». In tanti, in effetti, sembrano aver ritrovato quest’essenzialità, questa bellezza del passo lento: in Italia si è tornati a camminare, e più di quanto si facesse prima della pandemia.

Il numero delle credenziali distribuite, vale a dire quel documento personale che attesta le tappe del proprio pellegrinaggio, è in crescita. Ma anche i tracciati stessi sono in aumento, e diventano più strutturati e meglio attrezzati. L’editore Terre di mezzo fornisce, con il suo annuale dossier “Italia, Paese di Cammini”, uno scenario fatto di cifre contattando le associazioni e gli enti impegnati nella gestione e valorizzazione dei 79 cammini presenti solo in Italia. Nel 2021 le credenziali distribuite sono state 59.538 (su 49 cammini; perché gli altri non prevedono il documento di viaggio o la sua registrazione) contro le 45.472 del 2019. Nel 2020, con la primavera duramente segnata dal Covid, le credenziali rilasciate erano state 38.624. Se a questo si aggiunge che il 24% di chi fa un cammino non chiede la credenziale, si possono arrivare a conteggiare solo nel 2021 80mila persone in moto (con o senza credenziale). Soprattutto nei mesi estivi che rimangono i più gettonati, complice la pandemia che anche l’anno scorso ha di fatto “ristretto” l’arco temporale in cui era possibile viaggiare con una relativa tranquillità.

È cresciuto il numero delle persone che hanno camminato più di 15 giorni (in due anni dal 10% al 18%), o meno di 5 (in due anni dal 10% al 23%); mentre il 31% viaggia da solo, il 34% in coppia, l’8% in gruppi di 10-30 persone (spesso accompagnati da guide ambientali). Il 66% parte con una guida in tasca, il 41% con le tracce Gps sul cellulare; ma più spesso i due strumenti vengono usati assieme. Se il 2021 viene considerato l’anno della ripartenza del turismo lento sia in Italia, sia in Spagna, dove 180mila pellegrini hanno ritirato la Compostela nella cattedrale dedicata a San Giacomo, anche i primi mesi del 2022 sembrano avere lo stesso passo: a Santiago i numeri sono tornati ai livelli del 2019 (anno record con poco meno di 350mila arrivi); per esempio, a marzo di quest’anno si sono contati 7.389 pellegrini, mentre tre anni prima erano stati 7.474.

Se questa tendenza si manterrà costante, il 2022 potrebbe rivelarsi a sorpresa un nuovo anno record. In Italia il turismo religioso rappresenta il 2,5% del totale dei turismi, il 70% dei pellegrini sono italiani e tra gli stranieri 3 su 10 sono tedeschi; dunque non mancano le proposte per chi sospinto dalla fede vuole provare a mettersi in cammino. Se l’itinerario ispirato alla figura di papa Luciani stenta a trovare una spinta concreta dalle istituzioni del Veneto, tanti sono comunque i cammini possibili ispirati alla spiritualità e al carisma di santi e beati. È il caso del cammino di Sant’Antonio, oltre 400 chilometri dai santuari Antoniani di Camposampiero in Veneto attraverso la Basilica di Sant’Antonio di Padova fino al Santuario della Verna in Toscana attraversando l’Emilia-Romagna e gli Appennini; di grande ispirazione anche il cammino in Puglia, sulle orme di don Tonino Bello per scoprire (o riscoprire) quel “prete con il grembiule” che alle parole ha sempre accompagnato gesti concreti e umani. Una curiosità: nella guida edita da Terre di Mezzo le mappe e le indicazioni pratiche sono accompagnate da alcuni testi densi e poetici, scritti dallo stesso vescovo beato.

Il 2022 rappresenta un anno clou anche per il cammino di San Benedetto che compie i suoi primi 10 anni. Il suo inventore, Simone Frignani, insegnante di religione alle elementari, camminatore esperto, cicloturista nonché autore di diverse guide per Terre di Mezzo, tredici anni fa ebbe l’occasione di viaggiare tanto per il mondo, e dopo un pellegrinaggio, in Grecia, sul Monte Athos, nei luoghi del monachesimo ortodosso, gli venne l’ispirazione di un cammino che ripercorresse i passi di San Benedetto e permettesse a chiunque di immergersi nello spirito benedettino, «ad esempio vivendo quotidianamente la dimensione del silenzio». «Ci sono voluti tre anni di studio cartografico intensissimo – continua Frignani – e decine e decine di ricognizioni nei luoghi fisici della vita del santo per arrivare al tracciato odierno» che comprende 16 tappe, tra cui Norcia, dove san Benedetto nacque; Subiaco, dove pose le basi della sua Regola; e Montecassino, dove visse gli ultimi anni della sua vita e fondò l’abbazia che ha saputo resistere e rinascere nonostante quattro distruzioni. «La guida è arrivata alla quinta edizione, viene pubblicata anche in inglese e tedesco; ma c’è anche un sito dedicato dove si trovano moltissimi consigli» spiega ancora Frignani, mentre si appresta a raggiungere Montecassino: a piedi, ovviamente. Passo dopo passo quella che si mostra «è la riscoperta di un’Italia minore, meno nota, ma non meno bella e capace di accogliere i pellegrini con una gentilezza e ospitalità d’altri tempi, letteralmente aprendo le porte della propria casa».

Anche a detta del suo inventore, il cammino di san Benedetto con i suoi dislivelli di 600 metri giornalieri non è adattissimo a chi è alla sua prima esperienza a piedi. Dunque, chi non ha ancora molto allenamento nelle gambe può ragionevolmente orientarsi su un’altra scelta: ad esempio, l’antica via Francigena, nelle sue tappe collinari, da San Miniato a Siena. E su quella che è la più nota via nel Paese, e in particolare le ultime 13 tappe da San Gimignano a Roma, lavorano anche i volontari di Bir, associazione nata nel 1999 a Milano, per iniziativa di don Gino Rigoldi e di un gruppo di cittadini. L’associazione milanese, da cinque anni, ha introdotto, accanto alle attività di volontariato in Romania e Moldavia, «la proposta dei cammini inclusivi, aperti a tutti, perché camminare fa bene a chiunque si metta in testa di provarci – racconta Sandra, una delle volontarie che da più tempo tiene le fila del gruppo dei camminatori –. Ci si può concentrare sul tempo, sul corpo, sulla natura, sull’ascolto e sul contatto con sé stessi». In gruppo, poi, non si è mai soli: alcuni volontari di Bir, tra cui tantissimi ragazzi poco più che ventenni, si trasformano a turno in compagni di viaggio, si mettono in gioco, anzi in strada: ai piedi le scarpe da trekking, addosso le loro emozioni, il senso critico e la voglia di stare assieme con cui immediatamente contagiano qualunque altro camminatore, anche alla sua primissima esperienza.

Nei cammini inclusivi di Bir la paura della solitudine termina dopo il primo chilometro a piedi e molto più forte è la sensazione di mettersi in viaggio non tanto per sé stessi, ma per continuare a costruire – esattamente come avviene da 23 anni nei campi di volontariato in Romania e Moldavia – nuove relazioni inclusive che si basano su rispetto, diversità e giustizia sociale. Perché il camminare, per dirla con Calvino, «presuppone che a ogni passo il mondo cambi in qualche suo aspetto e pure che qualcosa cambi in noi» e probabilmente anche in chi ci sta intorno.

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