Menzogne fondamentali
mercoledì 4 gennaio 2017

La legge italiana lo vieta espressamente e gli italiani sono in stragrande maggioranza contrari, ma per certa magistratura tutto questo non conta: si punta a introdurre a forza l’utero in affitto nell’ordinamento italiano, a farlo lentamente accettare all’insegna del fatto compiuto, sentenza dopo sentenza, confidando anche nell’assuefazione dell’opinione pubblica che nel tempo arriverà a indignarsi sempre meno, un po’ come Mitridate che, assumendo continuamente piccole dosi di veleni, se ne abituò, immunizzandosi.Stravolgendo anche il significato delle parole, la Corte di Appello di Milano ha consentito la trascrizione di un atto di nascita di due bambini nati in California con l’utero in affitto, da due diversi padri italiani, chiamandoli "gemelli": i bambini condividono le due madri naturali, perché hanno in comune la madre genetica – la donna che ha venduto gli ovociti è la stessa – e la madre surrogata, quella assoldata per portare avanti la gravidanza e partorirli. E d’ora in poi, "grazie" a questa sentenza, in Italia come in California i due bambini risulteranno essere figli di due uomini, i due omosessuali italiani che hanno commissionato gravidanza e neonati, dando ciascuno il proprio liquido seminale in modo che ogni uomo sia padre biologico di uno dei due piccoli. Il risultato di questa improbabile acrobazia giuridica è che i bambini sono fratelli in California ma non in Italia, nonostante nel nostro Paese entrambi portino i due cognomi dei padri biologici e nel certificato di nascita siano definiti, appunto, "gemelli".

D’altra parte non esiste né in italiano né in nessun’altra lingua un termine adeguato a descrivere il legame parentale dei due piccoli. Per cercare la quadratura del cerchio, e consentire la trascrizione dell’atto di nascita americano, i giudici italiani hanno fatto ricorso a una doppia, enorme bugia: la prima, che i due bambini sono figli di due uomini, e la seconda che i piccoli sono gemelli ma non fratelli. L’enormità della doppia menzogna è tale che gli stessi giudici si sono sentiti in dovere di giustificarla, mettendo una toppa peggiore del buco: la sentenza spiega che un concepimento di questo tipo sarebbe possibile anche in natura, tanto che «la comunità scientifica ha registrato vari casi, sia pure pochissimi al mondo, di gemelli nati da ovuli della stessa madre, fecondati con lo sperma di uomini diversi».Toppa peggiore del buco, dicevamo, e anche questa doppiamente. Innanzitutto, in questa procedura di utero in affitto la donna partorisce un figlio geneticamente non suo, e per ciascun neonato le madri naturali sono due, al contrario della storia millenaria dell’umanità.

Ricorrere alla natura per giustificare il modo più innaturale per far nascere un bambino sarebbe ridicolo se non fosse tragico. Ma, soprattutto, nella surreale toppa i giudici sono stati costretti a evocare la parola che hanno deciso di cancellare nell’atto di nascita: "madre". È infatti vero che una donna può concepire due figli essendo fecondata, a poche ore di distanza, da due uomini diversi. Ma la differenza con il nostro caso è sostanziale: in questi rari casi naturali la madre è una sola e, ovviamente, la madre c’è, esiste, e come tale è riconosciuta. I giudici italiani invece hanno cercato di giustificare l’ingiustificabile – due gemelli non fratelli nati da due uomini – ricorrendo alla figura che hanno fatto sparire, cioè la mamma.

Una doppia bugia per cancellare la doppia madre dei due bambini – quella genetica e quella surrogata – in nome dell’«interesse superiore del minore», un concetto che appare sempre più fumoso, in nome del quale si è disposti a riconoscere tutto e il suo contrario visto che, secondo questi giudici, a contare sarebbero «le esigenze di tutela dei diritti fondamentali dell’uomo» e non la conformità degli ordinamenti giuridici (come quello californiano e italiano, assolutamente difformi, visto che il primo consente e il secondo vieta l’utero in affitto). In altre parole, dalla sentenza impariamo che la legge italiana non conta: quel che importa è la valutazione dei singoli tribunali circa il rispetto dei diritti umani. Per analogia, ci chiediamo quanto si tarderà a trascrivere atti di matrimoni poligamici, in nome del rispetto dei diritti fondamentali di chi quei matrimoni li ha consapevolmente contratti, in un altro Paese, rispettando antichissime tradizioni locali. Tornando al nostro caso, qualcuno poi dovrà prendersi la briga di spiegare ai due bambini cosa significano le parole padre, madre e fratello, visto che loro per legge sono nati da due uomini, che per legge le loro due madri non sono mai esistite, e che per legge sono gemelli ma non fratelli. Ma soprattutto qualcuno dovrà spiegare loro come tutto questo si chiami «tutela dei propri diritti fondamentali».

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