Lezione semplice e forte di comunità
martedì 3 gennaio 2017

Quella impartita nella serata di sabato da Sergio Mattarella, al suo secondo messaggio di San Silvestro, è stata una breve ma esemplare lezione di comunità, rivolta a un Paese che sembra sempre più piegarsi alla logica della frammentazione, nell’illusoria convinzione di troppi che, moltiplicando i motivi di conflitto e le spinte centrifughe, sia più facile conquistare personali spazi di potere. Nella sintetica quanto esauriente rassegna dei nodi critici che ci impegnano, il presidente della Repubblica è partito da quelli che più chiamano in causa la responsabilità dei politici e delle istituzioni.

Dal lavoro che ancora manca a troppi, in particolare ai giovani, alla 'frattura' tra Nord e Sud, ma anche fra centri e periferie e tra uomini e donne. Dalle incalzanti urgenze sociali in materia di sanità, anziani e disabili meritevoli di assistenza, alla carenze nei trasporti pubblici. Dalla corruzione e dall’evasione fiscale all’illegalità. Un quadro tutt’altro che idilliaco, all’insegna di un sano realismo che l’alba del 2017 non può certo tingere di rosa per una malintesa quanto incongrua professione di ottimismo. Della «realtà» nazionale fotografata nei 18 minuti scarsi del discorso presidenziale fa soprattutto parte – ce lo ha tragicamente ricordato, a distanza di neppure tre ore dalla diretta tv, l’eccidio di Istanbul – la minaccia terroristica di matrice islamista.

Associarla all’emergenza migranti è la facile tentazione in cui non pochi seminatori di sospetto e di discordia cadono volentieri, sempre nel presupposto di lucrare consensi, ma senza riflettere sul fatto che azioni come quella perpetrata sul Bosforo potrebbero essere compiute con la stessa facilità anche se le presenze straniere fossero un decimo di quelle odierne.

Eppure noi italiani dovremmo ricordarci bene che ai tempi del terrorismo politico, anche nei momenti di più diffusa militanza, gli 'effettivi' dell’esercito brigatista e dei suoi imitatori non superarono mai le poche centinaia di unità. Ebbene, a questa minaccia Mattarella ha ribadito la necessità di rispondere senza sottovalutazioni né semplificazioni. Dei timori diffusi nell’opinione pubblica va tenuto accuratamente conto, soprattutto sul terreno organizzativo e nella gestione e ripartizione a livello europeo dei flussi di ingresso.

Così come va mantenuto alto il livello di intelligence sul piano investigativo e su quello sociale, che finora hanno scongiurato tragedie immani entro i nostri confini. E tuttavia bisogna aver chiaro che l’equazione migrantiterroristi è e rimane «ingiusta e inaccettabile», pertanto da respingere. Ma il filo rosso che ha cucito i principali passaggi del messaggio, ci sembra, è stato l’auspicio e l’esortazione a rifare dell’Italia quella «comunità di vita» che moltissimi italiani tuttora incarnano con tenacia in patria e fuori, adempiendo ai doveri e andando spesso ben oltre, con «l’impegno a spendersi per gli altri e per la collettività». A indebolire e a insidiare questa per fortuna ancora cospicua schiera concorrono diversi fattori negativi.

Ma il principale, forse perché particolarmente virulento, sembra proprio la costante e anzi crescente ondata di odio, diffusa in particolare sul terreno politico e attraverso i nuovi media. Il capo dello Stato percepisce, grazie anche alle sue continue presenze fra la gente comune e negli angoli più disparati del Paese, i guasti che le ripetute campagne di denigrazione, di disprezzo sistematico, di rancore generalizzato, inducono nel tessuto connettivo del popolo: lo sbocco nefasto potrebbe essere quello di una «società divisa, rissosa e in preda al risentimento», che così «smarrisce il senso di comune appartenenza, distrugge i legami, minaccia la sua stessa sopravvivenza».

Che fare quando il cattivo esempio arriva dall’alto, dagli opinion leader, da chi aspira a governare? Come ogni buon maestro che non si limita a parlare, ma accompagna le parole con i fatti, Mattarella prova a offrire in prima persona un saggio di comportamento positivo. Prende di petto l’argomento politicamente più 'caldo' del momento: le legge elettorale e le richieste di voto anticipato. Riferisce di aver ricevuto, dopo la nascita del nuovo governo, numerosi messaggi di consenso e di critica. Ed è a questi ultimi che sceglie di rispondere, argomentando con semplicità e chiarezza, illustrando nel dettaglio le ragioni costituzionali delle scelte compiute, senza restare in cattedra. E così la lezione di comunità tocca il suo vertice: la semina degli anticorpi all’odio è avviata. C’è da augurarsi che molti, in questo 2017 vogliano seguire l’esempio.

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