La forza tranquilla di Draghi è un'altra comunicazione
sabato 18 settembre 2021

In tempi di campagna elettorale permanente c’è un luogo che sembra finora resistere all’omologazione: Palazzo Chigi. È una questione di metodo, prima che di risultati. Senza entrare nel merito dei provvedimenti presi nell’ultimo Consiglio dei ministri, infatti, è interessante notare come i primi mesi del governo Draghi abbiano già portato a un nuovo schema nella comunicazione politica. Una lezione certamente appresa dal presidente del Consiglio nella sua lunga esperienza ai vertici delle istituzioni finanziarie italiane ed europee, di cui i partiti italiani dovrebbero a questo punto prendere nota. Mentre i leader politici sono impegnati nei diversi tour promozionali, tra bagni di folla, annunci e giravolte (come si è visto nel caso del Green pass, su cui si è detto e scritto tutto e il contrario di tutto) il governo delle larghissime intese sembra aver scelto un altro registro linguistico: si comunica solo a cose fatte, quando si ha qualcosa da dire. Viene prima la decisione politica, poi la sua comunicazione. Si parla per atti legislativi, non per spot. E non è detto, com’è accaduto due giorni fa, che a prendersi la scena debba essere sempre e per forza il leader assoluto (in questo caso Draghi). Possono farlo anche i ministri competenti, se necessario.

È un cambio di passo rilevante, abbastanza inedito per il nostro Paese, almeno in tempi recenti. Attenzione: non è affatto detto che questo piaccia all’opinione pubblica, attraversata nell’ultimo decennio da impetuose ondate emotive, innamoramenti, salite, risalite e discese ardite. Ne sanno qualcosa tanti 'big' finiti sulle montagne russe del consenso, vittime di una politica facile, fatta di slogan clamorosi e di annunci senza sostanza. Ma tant’è: inseguire gli umori prevalenti (o fatti prevalere) ha poi avuto, almeno per un po’, effetti positivi sulle urne. È evidente che la nuova strada intrapresa dall’esecutivo porta con sé una serie di rischi, non si sa fino a che punto calcolati: l’accusa al presidente del Consiglio di essere poco comunicativo (che si scontra peraltro con il buon numero di conferenze stampa fatte finora) il rimprovero di scarsa trasparenza (ma la concertazione continua con le parti sociali dimostra il contrario) il richiamo a una mancata condivisione con le forze della maggioranza che rappresentano l’elettorato.

Di sicuro, sembra non esserci, nell’agenda governativa dell’ex numero uno della Bce, il bisogno di accreditarsi a tutti i costi verso i propri concittadini come 'uomo della provvidenza', interprete autentico degli umori della gente, artefice di possibili miracoli. Il paradosso è che più i segretari di partito spingono in una direzione, più Palazzo Chigi si muove in senso opposto. Si specula su libertà vaccinale, immigrazione, rave party, Afghanistan? La miglior risposta sembra essere diventata un misto di silenzio e di scelte sensate ed efficaci. È come se si dicesse: fare l’influencer della politica non ci interessa, è un mestiere per altri. Però, quando si decide di fare, si fa. E si informa l’opinione pubblica di conseguenza.

Certo, all’attuale governo è probabilmente servita la precedente esperienza 'tecnica' del governo Monti che, in uno scenario storico completamente diverso, ma difficile come l’attuale, fece più fatica a stare in sintonia con l’elettorato dell’epoca. Era il marketing della politica, allora, a dettare le regole e si poteva scivolare, qua e là, nelle bucce di banana del sistema. Oggi è diverso: la fast politics, la 'turbopolitica' crea e distrugge aspiranti leader in uno spazio breve. Si capisce da qui, dunque, la necessità di cambiare spartito, assumendosi come detto i rischi del caso. Un investimento a lungo termine. In fondo, è in ballo un’altra immagine dello Stato, differente da quella del passato. Tutto questo ricorda un po’ l’idea della 'force tranquille' che il pubblicitario francese Jacques Séguéla immaginò per François Mitterrand, facendo la sua fortuna, e che prima di Mitterrand la Dc italiana aveva interpretato con lungo successo. È uno scenario possibile anche per l’Italia di oggi? Il tempo, come sempre, sarà galantuomo.

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