Chiesa e famiglia, vita vera, non bacchette magiche
martedì 28 giugno 2022

Alla fine l’immagine più efficace per raccontare il senso dell’Incontro mondiale delle famiglie rimane quella del prezioso poliedro «costituito da molte legittime preoccupazioni e da domande oneste e sincere» a cui papa Francesco ricorre nell’introduzione di Amoris laetitia. Perché, a rischio di essere ripetitivi, occorre tornare lì per comprendere davvero quello che è successo nei giorni scorsi a Roma e in tante altre diocesi cattoliche del mondo. Occorre tornare alle indicazioni coraggiose e originali del documento uscito dalla lunga stagione sinodale, al profondo cambio di prospettive pastorali sollecitato da Francesco, ma anche al disorientamento registrato in parte della Chiesa, chiamata ad abbandonare la tranquillità rassicurante del "si è sempre fatto così" per avviare un rinnovamento tanto radicale quanto impegnativo e incerto nei risultati.

Non si conosce mai il risultato di una partita prima di giocarla. Ma non si può rinunciare a scendere in campo. Ecco perché era urgente, drammaticamente urgente, trovare il coraggio di indicare una strada nuova per accompagnare famiglie sempre più ferite coppie sempre più incerte, giovani sempre meno attratti dalla prospettiva del matrimonio, anche per la fragilità e l’inconsistenza di testimonianze familiari efficaci. Come si fa a coltivare il sogno di un "amore per sempre" quando intorno a te, nella tua famiglia, nella cerchia dei tuoi amici, i rapporti si sfaldano e gli amori sono sempre più spesso a tempo determinato?

Anche il Papa e i vescovi leggono le statistiche che, almeno nel mondo occidentale, raccontano del crollo del numero dei matrimoni, anche e soprattutto religiosi purtroppo, dell’inverno demografico, dell’emergenza educativa e di tanti altri segnali inoppugnabili da cui non si può trarre che una conclusione. Anche per la famiglia siamo arrivati a quel cambiamento d’epoca che ci deve sollecitare a trovare e indicare nuove strade. Non per tornare indietro. Ma per costruire il futuro. La Chiesa l’ha fatto con il doppio Sinodo, con Amoris laetitia, con tanti altri documenti e progetti messi in campo. Una proposta di rinnovamento che saggiamente è partita dalle coscienze, «per formarle non per pretendere di sostituirle». E per mettere da parte, finalmente, la logica del "fino a qui si può, fino a qui no", che è poi quella di chi pretende di applicare in modo rigoroso leggi morali «come fossero pietre che si lanciano contro la vita delle persone». La vita è altro. Nel bene e nel male.

Ecco, a Roma, nell’Incontro mondiale delle famiglie che si è concluso domenica 26 giugno si è respirato questo clima di rinnovamento, questa voglia di guardare avanti e di offrire nuove proposte. Il passato è alle spalle, inutile rimpiangerlo ed evocare prassi condannate dalla storia. Ci sono, anche per quanto riguarda le relazioni coniugali, la sessualità, i rapporti tra le persone, aspetti dottrinali e passaggi teologici che andrebbero rivisti e attualizzati?

Forse sì, ma papa Francesco ha chiesto in questo appuntamento mondiale di lasciare da parte la teoria e di mettere a fuoco la vita concreta della persone, di capire come e dove concentrare gli sforzi pastorali per risultare più efficaci nell’aiuto e nel sostegno, di ascoltarsi reciprocamente, di capire ciò che, nel Nord e nel Sud del mondo, le famiglie chiedono e sperano. È quello che si è cercato di fare. Nessuna pretesa di tracciare il profilo di una famiglia o di una coppia ideale, già pronta per essere consegnata agli altari, come dimostra anche la scelta delle testimonianze per il Festival inaugurale dove due conviventi, con i loro tre figli, hanno aperto la sfilata delle narrazioni familiari e in cui non sono mancate esperienze di infedeltà e di "deroghe" alla continenza prematrimoniale.

Nessuna pretesa neppure di indicare una ricetta preconfezionata, un progetto pastorale magico capace di dissolvere incertezze, dubbi, fragilità, inciampi. Ma tante proposte sì, tante buone idee – o almeno tante speranze – per l’accompagnamento delle giovani coppie, per l’educazione alla sessualità e all’affettività, per sottolineare la centralità anche sociale dei nuovi padri e delle nuove madri, per costruire rapporti più sereni e più soddisfacenti tra nonni e nipoti, per vivere da cristiani consapevoli e preparati nella società liquida e nell’era digitale. Un impegno finalizzato anche, come ha detto sabato scorso il Papa nell’omelia, a difendere la famiglia. A non lasciare che «venga inquinata dai veleni dell’egoismo, dell’individualismo, dalla cultura dell’indifferenza e dello scarto, e perda così il suo Dna che è l’accoglienza e lo spirito di servizio».

Sforzi che vanno sempre valorizzati e apprezzati, come anche il paradosso, apparente, di costruire un evento intessuto di tanta concretezza e di problematicità reale e di indicare a tutti, come tema, la santità coniugale. In altre parole una famiglia che cerca di vivere con i piedi ben piantati a terra, ma non si stanca di guardare "dal tetto in su".

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