martedì 29 dicembre 2015
Fu l'evento peggiore del secolo scorso. Ma la lezione non ci è servita: in Cina un milione e mezzo di decessi, in Italia 84mila l'anno. Analisi di Vittorio A. Sironi
Un killer silenzioso ma inesorabile. È l’inquinamento atmosferico, con la sequela di guai alla salute che comporta. Una  drammatica emergenza in Cina, dove ogni anno, secondo uno studio dell’Istituto statunitense Berkeley Earth, muoiono per la cattiva qualità dell’aria più di un milione e mezzo di persone: circa 4mila al giorno. Le foto di Pechino con la cappa inquinante che impedisce la visibilità e obbliga gli abitanti a uscire con la mascherina sono emblematiche. Ugualmente choccanti quelle simili provenienti da New Delhi e da Singapore. Un problema non meno grave però c’è anche da noi, come testimonia l’emergenza di questi giorni. Secondo quanto certificato dall’Agenzia europea dell’ambiente per il 2012, l’Italia, con i suoi 84mila morti l’anno, detiene il triste record di decessi per inquinamento atmosferico in Europa. Seguono la Germania (73mila), la Francia e il Regno Unito (52mila) e poi la Polonia (47mila) e la Spagna (33mila). Numeri impressionanti.  Un tema di allarme attuale, ma noto da tempo. Ben centodieci anni fa la prima segnalazione relativa ai danni sulla salute di questa forma di inquinamento atmosferico. Risale infatti al 1905, in un convegno a Londra sulla salute pubblica, la comunicazione di Henry Antoine Des Voeux che, per la prima volta, metteva in evidenzia i rischi sanitari legati a quel singolare fenomeno climatico che, in determinati periodi dell’anno (i mesi più freddi e umidi), manteneva negli strati bassi dell’atmosfera un miscuglio di fumo (originato dalle ciminiere delle fabbriche e dai camini delle case) e di nebbia (determinata da minuscole gocce d’acqua nell’aria vicina al suolo): lo smog, come egli propose di chiamarlo, dalla fusione dei due termini inglesi smoke (fumo) e fog (nebbia). Una notizia riportata con enfasi sul Daily Graphic del 26 luglio di quell’anno, che fece il giro del mondo consacrando il nuovo termine, diventato da allora sinonimo di grave inquinamento atmosferico. Londra e smog: un altro binomio inscindibile. Non solo per quella prima segnalazione medica d’inizio Novecento, ma anche perché la capitale britannica, visto il ruolo da protagonista avuto durante la rivoluzione industriale e in considerazione delle sue particolari condizioni atmosferiche, fu a lungo una delle città più esposte all’inquinamento dell’aria. Nel 1952, la metropoli fu interessata dal più importante episodio mondiale di inquinamento da smog del secolo scorso. Un evento catastrofico, passato alla storia come 'Grande smog di Londra', che sconvolse il mondo e determinò la nascita della moderna coscienza ambientalista. Nei primi giorni del dicembre di quell’anno, l’anticiclone delle Azzorre creò un fenomeno di forte inversione termica su Londra: uno strato di aria calda superiore intrappolò al suolo aria fredda stagnante, causando una totale assenza di ventilazione e impedendo qualsiasi ricambio atmosferico. Le rigide temperatura spinsero i londinesi ad aumentare il consumo di carbone per il riscaldamento domestico, producendo in tal modo un’enorme quantità di smog che si andò a sommare a quello già abbondantemente prodotto dalle ciminiere industriali. Tra il 5 e il 9 dicembre la tragedia: l’aria diventò irrespirabile, lo smog iniziò a penetrare nelle case, si dovettero chiudere le scuole, le fabbriche e i luoghi pubblici, venne impedita la circolazione degli automezzi. La città si paralizzò completamente e un gran numero di persone furono colpite da malori di ogni tipo, principalmente problemi all’apparato respiratorio e cardiocircolatorio. Vi furono in quei giorni più di 12mila vittime, la cui morte era da mettere in relazione diretta o indiretta con il grande smog, e successivamente oltre 100mila persone svilupparono malattie riconducibili alla nebbia assassina di quello spaventoso dicembre. La drammatica esperienza londinese costituì il primo grande 'laboratorio vivente' che consentì di osservare su larga scala i terribili effetti dello smog sulla salute. Oggi i danni dell’inquinamento atmosferico sono noti e ben documentati. Lo smog è una specie di 'aerosol' contenente polveri sottili (Pm10) e ultra-sottili (Pm2,5) di particolato, derivanti dalla combustione di biomasse e di carbone per il riscaldamento e di benzina per i trasporti, che se troppo elevate (più di 25 microgrammi per metro cubo d’aria) sono considerate pericolose. Inoltre, sono spesso presenti anche altre sostanze, come anidride solforosa, ossido nitrico, diossido d’azoto, ozono e talvolta metalli pesanti (cadmio, piombo, mercurio). Respirare queste sostanze presenti nell’aria inquinata dallo smog determina fenomeni irritativi e infiammatori attraverso due meccanismi: il primo si verifica quando gli inquinanti inalati oltrepassano il filtro polmonare, raggiungono il torrente sanguigno e, tramite questo, gli organi del nostro corpo; il secondo avviene allorché le sostanze tossiche giunte nei polmoni vi provocano la liberazione di fattori infiammatori che vengono a loro volta diffusi nell’intero organismo. Questi meccanismi spiegano l’insorgenza delle condizioni patologiche indotte dallo smog: incremento dei casi e della gravità di asma bronchiale e di bronchiti croniche, infezioni delle basse vie respiratorie (polmoniti), peggioramento delle allergie, aumentato rischio per i tumori dell’apparato respiratorio, maggiore frequenza di malattie cardio-vascolari (infarto miocardico, aritmie cardiache, trombosi arteriose e venose, rapida progressione di processi aterosclerotici). Anche gli ictus cerebrali e i deficit cognitivi, così come le meno gravi ma non meno importanti congiuntiviti e riniti, aumentano a causa dell’inquinamento atmosferico. Gli studi recenti mostrano dati più precisi, ma anche più allarmanti. Danni alla salute possono insorgere anche dopo una sola ora di esposizione allo smog sia pure con livelli di inquinanti ancora nei limiti considerati tollerati. È quanto emerge da una ricerca presentata pochi mesi fa a Londra al congresso dell’European Society of Cardiology: il rischio di infarto coronarico legato all’ossido nitrico presente nello smog aumenta del 10 per cento nei soggetti esposti, rispetto a chi vive in ambienti con aria pulita. Un altro studio effettuato a Cracovia, una delle città più inquinate d’Europa, ha evidenziato nei giovani un incremento significativo dei marcatori di rischio cardiovascolare dopo un solo giorno di esposizione all’inquinamento, con conseguente aumento della possibilità di subire un infarto cardiaco. Crescono dunque le evidenze dei danni alla salute legati allo smog, ma la conoscenza da sola non basta per evitarli. Bisogna superare – soprattutto nel nostro Paese – la logica di provvedimenti legati all’emergenza, occasionali, sporadici e isolati (come il blocco della circolazione o lo stop dei forni a legna) o spesso fantasiosi (come impedire l’uso dei fuochi d’artificio), ma decisamente poco efficaci in mancanza di una vera strategia concordata e congiunta anti-inquinamento. Occorre una presa di coscienza responsabile e una volontà politica consapevole per arginare – e possibilmente tentare di risolvere – un problema sanitario e sociale noto da più di un secolo, anche se peggiorato, pur non in termini assoluti, in questi ultimi anni per i mutamenti climatici a cui stiamo assistendo. Se vogliamo preservare un mondo vivibile anche in futuro dobbiamo agire subito: per lo smog siamo già in ritardo di oltre mezzo secolo.
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