domenica 21 agosto 2011
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La tentazione di ridurla a un fatto puramente muscolare potrebbe sembrare irresistibi­le. Soprattutto pensando ai nu­meri che, come è sempre suc­cesso in passato, a consuntivo hanno finito per sgretolare o­gni previsione. Ma ridurre a questo, anche con le migliori intenzioni, la Giornata mon­diale della Gioventù, più anco­ra che ingiusto, sarebbe come chiuderla in una sorta di scato­la vuota, quasi fosse un evento alla stregua di un grande con­certo, un happening, una “Woodstock cattolica” come, talora, è stata chiamata.Tutto quello che, insomma, questa «grande intuizione» di Papa Wojtyla, come Benedetto XVI l’ha definita, questa «ca­scata di luce», non è mai stata. E se mai qualcuno avesse dei dubbi residui in proposito, que­sti giorni a Madrid, dovrebbero essere stati sufficienti, a guar­darli al di là della semplice su­perficie, a cacciarli. Perché Ma­drid ha reso evidente come l’i­dea di Giovanni Paolo II, all’i­nizio guardata con scetticismo, sarcastico quando non rasse­gnato, perfino all’interno della stessa Chiesa, sia cresciuta, e di­ventata “adulta”. E quello che sembrava uno scatto in avanti troppo ambizioso, troppo gran­de, troppo emotivo, è oggi una realtà matura e consapevole, matrice di e in una Chiesa che riesce straordinariamente a rin­novarsi negli anni, a trovare le chiavi per dar senso a un pre­sente capace di guardare e co­struire il futuro. Sono tanti i segni di questa cre­scita, basta cercarli e, soprat­tutto, saperli riconoscere. Sono i tanti ragazzi di Buenos Aires, Manila, Denver, Parigi, Toronto che oggi sono qui a fare servi­zio come volontari, o che oggi, magari con i figli sulle spalle, guidano i nuovi gruppi di gio­vani. Sono quelle coppie – non una, diverse – venute qui in viaggio di nozze, o quelle che hanno scelto di sposarsi pro­prio qui, in Spagna, al centro di questi indimenticabili giorni. Sono i madrileni che offrono o­spitalità, acqua, aiuti di ogni ti­po alle frotte accaldate che mar­ciano verso il grande spiazzo dell’aeroporto per la veglia di questa sera.E lo sono, anche e in un modo inequivocabile, i segni nuovi che Benedetto XVI ha voluto introdurre in questa Gmg del 2011, incontrando le giovani religiose e i seminaristi, e poi i giovani docenti universitari, e poi ancora dedicando una parte della mattina a confessare personalmente quattro giovani pellegrini. Tutti segni che rivelano come la cascata di luce che Karol Wojtyla ha regalato alla Chiesa sia diventata movimento che cammina dentro ogni chiesa e oggi, più ancora, vera e propria pedagogia. E non solo pedagogia della fede, per dare «visibilità alla presenza di Dio nel mondo» e creare così «il coraggio di essere credente», come ha detto Papa Ratzinger. Perché nell’esigenza della proposta, in quel non fare nessuno sconto sul quanto possa essere ardua la “via stretta” che Cristo indica a chi voglia seguirlo, c’è una grande lezione su come la nostra società – non solo italiana – possa uscire dalle sabbie mobili di un’emergenza educativa che ne sta ingoiando il futuro. Perché, alla fine, in questo insistito dare fiducia ai giovani, nel credere nelle loro capacità di affrontare difficoltà e sacrifici, di affrontare la sfida di una domanda di senso, c’è la convinzione che gli ideali “alti” danno sempre frutti.Nessuno si illude che il popolo di Madrid è fatto tutto dai cristiani di domani. Neppure il Papa: le Gmg, ha detto, sono una «seminagione» e «certamente molto si perde». Ma «in silenzio cresce tanto». Come tanto è già cresciuto, in quasi venticinque anni, diventando un frutto maturo.
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