Credenti chiamati alla testimonianza
martedì 5 febbraio 2019

L’errore più grave sarebbe considerarlo un documento tra i tanti. Ridurlo a materia per specialisti. Confinarlo negli archivi degli studiosi, finendo così per togliere un altro po’ di cielo alla colomba della pace. Perché se la dichiarazione firmata dal Papa e dal grande imam di al-Azhar ha un merito, è quello di parlare la lingua della gente comune, di evitare inutili piroette letterarie, di chiamare per nome i temi e i dibattiti che con maggiore urgenza interrogano la coscienza dei credenti desiderosi di far progredire il cammino della riconciliazione.

Così Francesco e Ahamad al-Tayyb leader dei musulmani sunniti lo scrivono a chiare lettere nel cuore del testo: la dichiarazione sulla “Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune” si presenta e propone come «guida» per le nuove generazioni verso la cultura del reciproco rispetto, nella consapevolezza che la grazia divina «rende tutti gli esseri umani fratelli». Un richiamo profetico che come tale, a dispetto delle critiche, e ne riceverà tante, non teme l’impopolarità, tantomeno i distinguo degli oltranzisti della dottrina senza ricadute nella vita reale o l’aperta ostilità dei falsi artigiani della convivenza, quella a senso unico, dove noi siamo sempre e comunque i buoni e gli altri per forza i cattivi. Il documento infatti a molti non piacerà.

Facile prevedere che sarà bocciato dai teorici dello scontro tra le civiltà, probabile che lo si accusi di superficialità e demagogia, pressoché certo che gli si imputi di avere relegato in soffitta la teologia a vantaggio di uno sguardo sociologico improntato alla logica semplicistica del “volemose bene”. Naturalmente non è così.

Il documento anzi elenca senza sconti le maggiori resistenze, comprese quelle più subdole, alla cultura dell’incontro. Lo fa con il vocabolario dell’attualità, definendo «indiscutibile necessità reciproca» il rapporto tra Occidente e Oriente, indicando nella Sapienza divina l’origine della «libertà di credo e di essere diversi», denunciando come dovere «la protezione dei luoghi di culto», sottolineando come indispensabile il riconoscere «il diritto della donna all’istruzione, al lavoro» e a leggi e comportamenti sociali che non ne mortifichino la dignità.

Una presa di coscienza che, insieme ai leader della politica e dell’economia internazionale, chiama gli stessi firmatari del testo a impegnarsi per diffondere la tolleranza, la convivenza e la pace, a fare tutto il possibile, e anche di più, per fermare prima che si può lo spargimento di sangue innocente, le guerre e i conflitti, nonché a porre un argine «al declino culturale e morale che il mondo attualmente vive». Su un punto infatti il documento risulta chiaro fino alla perentorietà: tra le maggiori cause della crisi attuale c’è una coscienza umana anestetizzata e l’allontanamento dai valori religiosi, a vantaggio di un individualismo esasperato fino al narcisismo e di filosofie materialiste che divinizzano l’uomo.

Mentre larghi settori dell’opinione pubblica internazionale indicano nell’appartenenza confessionale uno dei germi dell’estremismo, il Papa e il grande imam vanno alla radice della fede, fondata sull’uguaglianza di ogni uomo davanti a Dio. Di fronte alle richieste sovraniste di muri e confini sempre più rigidi, il testo comune denuncia la globalizzazione dell’indifferenza. A dispetto di tendenze giustizialiste particolarmente insidiose e invadenti, il documento indica nella misericordia la via da percorrere per garantire un’esistenza dignitosa a tutti. E a garanzia di quanto afferma, con un linguaggio che sembra tipico della spiritualità islamica, invoca il nome di Dio su quel che chiede e poi, a cascata, lo pone a garanzia di chi viene invitato a realizzarlo. Perché non ci sono dubbi: i primi destinatari del testo sono i credenti, chiamati al contagio virtuoso della fratellanza.

Quella che sceglie il dialogo come via, la collaborazione come condotta, la conoscenza come metodo e criterio. E trova nella preghiera il coraggio della testimonianza, la forza della coerenza, la creatività per regalare un altro po’ di cielo nuovo alla colomba della pace.

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