Far cadere come il "Muro" l'interesse che fa la guerra
martedì 5 aprile 2022

Il viaggio a Kiev è una possibilità che «resta sul tavolo», ma nel pellegrinaggio a Malta la pace secondo Francesco, e non solo per la guerra in corso in Ucraina, ha svelato fino in fondo i suoi piani. Non esisteva posto migliore per farlo, visto che nel Mediterraneo la pace c’entra a ogni miglio, e ogni appello ha per questo una risonanza possente.

E il piano, s’è visto, è uno solo: rendere la pace ineluttabile, ribaltare e capovolgere il triste assioma del momento secondo il quale ciò che sembra ineluttabile è invece la guerra, tanto più quella in atto, quando le inesorabili ragioni tra le parti sono chiamate a confrontarsi nel fuoco della battaglia. Un cambio di scenario radicale che a Malta si è manifestato come l’esito di una predicazione a orizzonti larghi anche di fronte alla storia talvolta messa alle strette proprio dalla preponderanza delle ragioni della pace. È accaduto nell’ultimo grande atto della storia moderna, la caduta del Muro di Berlino.

A chi gli rendeva, giustamente, omaggio per il grande ruolo avuto in quella svolta della storia, Giovanni Paolo II invitava a guardare oltre: «Il comunismo come sistema – affermò nel libro-intervista con Vittorio Messori – è in un certo senso caduto da solo. È caduto in conseguenza dei propri errori e abusi. È caduto da solo per la propria immanente debolezza». Una caduta ineluttabile, si potrebbe dire, nel senso che non poteva accadere altro che quello. Passo do- po passo, Francesco, oggi, sta portando tutti su quella stessa strada.

A Malta è andato a mettere insieme gli ultimi tasselli per dire, e mostrare al mondo che nient’altro, se non la pace, ha ragione d’esistere. Pur se la realtà in atto parla d’altro, di un esercito russo che ha mandato definitivamente in frantumi il castello della pace europea: un’invasione senza attenuanti ogni giorno più dura e cruenta. Di fronte ai lutti, alle sofferenze e alle devastazioni di una guerra, e al raccapriccio per gli orrori di Bucha, ogni giustificazione non può essere altro che un aggravante. Eppure, rimettere in piedi quel castello appena abbattuto, mentre i colpi si abbattono ancora contro, non è solo l’urgenza del momento, ma la sola premessa per arrivare a rendere ineluttabile non più la guerra ma la pace. Il passo decisivo da compiere è proprio quello di pensare che di fronte a essa non esiste alternativa.

«Abolire la guerra, cancellarla dalla storia dell’uomo prima che sia lei a cancellare l’uomo dalla storia»: espressa da papa Francesco, è questa la radicalità che va oltre ogni condanna e che pone la questione nei termini più appropriati, ovvero all’altezza di tempi come questi. Il tempo della pandemia e ora – senza che il virus abbia lasciato il campo – il tempo di un sanguinoso conflitto nel cuore d’Europa: due allarmi, una sorta di inaspettata e amara resa dei conti presentata a un’umanità già stordita da una fase di transizione che continua a perpetuarsi e a disorientare. E mentre l’unico terreno senza mediazioni appare proprio questo: una risposta adeguata e in linea con una così straordinaria chiamata alla responsabilità.

La prospettiva non può essere più quella di un semplice cambio di passo. Ciò che indica il Papa è la più estrema delle sfide, estirpare dalla storia il dente marcio della guerra, dove la lingua della sopraffazione e del dominio ha sempre battuto, e oggi più che mai facendo scorrere fiumi di sangue e lacrime. È per questo che nel viaggio a Malta papa Francesco ha ricostruito la tela, anzi la ragnatela di motivi che, nel tempo, non da un giorno all’altro, hanno preparato anche questo conflitto, indicando nell’investimento e nel commercio delle armi i terribili fattori trainanti. Senza naturalmente limitarsi a essi, visto che nel pesante corredo degli 'schemi di guerra' occorre aggiungere il fardello di visioni ideologiche e di populismi che si nutrono di parole d’odio. E con un riferimento specifico alla guerra in corso, le responsabilità di «qualche potente tristemente rinchiuso nella anacronistiche pretese di interessi personali».

Esattamente il percorso inverso di quello che portò al crollo del Muro di Berlino: «Avvenuto all’improvviso – commentò Papa Francesco, ricordando all’Angelus il 25 anniversario dell’evento – ma reso possibile dal lungo e faticoso impegno di tante persone che per questo hanno lottato, pregato e sofferto, alcuni fino al sacrificio della vita». L’ineluttabilità di quella caduta può forse valere oggi come paradigma di una svolta ancora più grande e radicale: la pace che riguadagna, perché è suo – e solo a essa appartiene – tutto il territorio ora ingombrato dalle macerie di un conflitto che colpisce al cuore l’Europa e spinge il mondo sull’orlo di una frattura profonda.

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