Digitalismo politico: il futuro della politica? Il caso del M5s /1
lunedì 26 febbraio 2018

Il digitalismo politico significa mettere tutta la politica nel digitale. Ci piaccia o no, dovremo farci i conti. Esso è già egemonico in un Paese del G7. In Italia, infatti, il Movimento 5 stelle, il primo partito digitale, è considerato il più probabile vincitore delle elezioni del 4 marzo e si candida a governare il Paese.

La mia analisi è originale per due motivi. Nel 1992 diventai ispiratore politico e ghostwriter del comico Beppe Grillo, il volto pubblico del 5-stelle. Inoltre, la trasformazione ecologica delle interazioni tra uomo e natura è l’oggetto dalla mia passione e professione, ed è il tema su cui nacque il Movimento 5 stelle. Come cittadino svizzero sono portato alla neutralità, come italiano al suo contrario. Dovrei forse guardare in silenzio dall’alto delle montagne l’Italia salvarsi o rovinarsi con il 5-stelle?

Molti italiani non si fidano degli scienziati. Si fidano dei comici. Così, il 19 febbraio 1992 proposi a Grillo una battuta “ecologica”. Sulla porta del camerino nel teatro Smeraldo di Milano, Grillo mi offrì una caramella. Volli ricambiare. La gratitudine mi prese la mano. Ne nacque una “fabbrica di caramelle”: in 26 anni, qualche migliaio di pagine seriamente comiche per i suoi spettacoli – e inoltre per documentari, trasmissioni televisive, articoli, discorsi, e un libro best-seller. Insieme all'economista Joseph Stiglitz e al sociologo Wolfgang Sachs, Grillo mi definì "uno dei tre che gli hanno aperto gli occhi". Durante il nostro spettacolo Grillo vs Grillo del 2016, Beppe mostrò la mia fotografia, 6 metri x 10, presa mentre raccolgo licheni a 5000 metri per misurare l’inquinamento, e disse “Questo è quello che mi ha fatto capire che c’è un mondo dietro il mondo”. Mai fui presentato con più metri quadrati che parole.

La visione del digitalismo politico

Secondo il digitalismo politico quel miliardo di tonnellate di plastiche, metalli e cervelli che chiamiamo Internet permetterà all’umanità di governarsi da sola, senza partiti, né ideologie. Secondo i profeti digitali, questa sarebbe finalmente l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità politica che egli deve imputare a sé stesso. Una sorta di illuminismo digitale.

Gianroberto Casaleggio in una foto Ansa del dicembre 2013

Gianroberto Casaleggio in una foto Ansa del dicembre 2013

Con questa visione l'inventore del 5-stelle Gianroberto Casaleggio bussò alla mia porta il 29 ottobre 2004 per spiegarmi come cambiare il mondo. Mi chiese di convincere Grillo ad aiutarlo. I due decisero di cominciare dall’Italia. Il partito che egli creò forse vincerà le elezioni del 4 marzo. E poi? Scoprite il seguito nel suo video Gaia - Il futuro della politica. Se ne sarete affascinati o spaventati, avrete comunque ragione.

Un ibrido sinistra-destra

Il 5-stelle ha due facce, come la luna. La faccia visibile e più recente è di destra: meno leggi, meno Stato, meno tasse, meno rifugiati e migranti, meno politici, partiti, sindacati, cooperative e ONG, meno televisione pubblica. Secondo i sondaggi, la maggioranza dei suoi elettori è fatta di uomini e di piccoli imprenditori, preferisce allearsi con le destre che con il centro-sinistra, preferisce Trump, Putin e Le Pen a Macron e Merkel.

La faccia nascosta e più storica del 5-stelle, invece, è social-ecologica. Molti dei 2.200 eletti condividono le idee delle sinistre socialiste e verdi europee, con le quali il 5-stelle ha la massima concordanza di voto nel Parlamento europeo (74%).

Le radici social-ecologiche dei 5-stelle

L’anima social-ecologica è più radicata di quanto la carrozzeria 5-stelle lasci credere. I grillini della prima ora si ispirano ai temi social-ecologici del Grillo anni ’90, voce critica contro il consumismo e l’aggressione pubblicitaria. “Pubblicitari vi odio" diceva Grillo sorridente in copertina, e in cinque pagine, su Sette, la rivista del Corriere della sera, il 14 ottobre 1993. Qualche settimana dopo, in un grande ritorno su RAI Uno, che l’aveva bandito per anni, lo spettacolo anticonsumistico "Beppe Grillo" ebbe un pubblico di 13 milioni di telespettatori - come un festival di Sanremo. Se tutti gli spettacoli fossero così, si potrebbe rinunciare alla pubblicità. Il pubblico nello studio televisivo pagava. Applaudiva davvero, non era ammaestrato. Fu il set meno costoso nella storia della RAI: un barile di petrolio, un tavolo con decine di prodotti di consumo quotidiano. Grillo confrontava quegli oggetti con alcune loro conseguenze sociali ed ecologiche, e con le loro réclame mendaci. Il discorso era serio ed esilarante.

Quella trasmissione del 25 novembre e del 2 dicembre 1993 è ancora una referenza per i primi grillini. I suoi testi migliori sono raccolti, insieme a quelli di dodici anni di Grillo, in Tutto il Grillo che conta, la summa della grillosfera, che ha già venduto 500.000 copie. Nacquero così i club "Amici di Beppe Grillo" e le prime liste civiche, le cui 5-stelle significano: acqua, ambiente, energia, trasporti, sviluppo. Tutti i punti del loro programma elettorale, la Carta di Firenze dell’8 marzo 2009, sono social-ecologici.

I riferimenti politici dei primi grillini sono l’Istituto di Wuppertal per il clima, l’ambiente e l’energia, il suo best-seller Futuro sostenibile – Riconversione ecologica, Nord-Sud, nuovi stili di vita, a cura di Wolfgang Sachs, pubblicato dalla Editrice Missionaria Italiana (40.000 copie in Germania e Italia) e il suo aggiornamento del 2011 Futuro sostenibile - Le risposte eco-sociali alle crisi in Europa. Grillo volle essere il protagonista del film televisivo svizzero (ispirato da quello studio) Un futuro sostenibile - Con meno, di più e meglio. Una speranza per il nuovo millennio, premio ENEA Sviluppo sostenibile nel 1999 - un altro punto di riferimento tra i grillini.

Meno energia, meno lavoro, meno materiali

“I have a dream” disse Grillo nel 2008. Con l’articolo «Tre meno - Perché non voto» (Internazionale dell’11 aprile), sognava tre principi strategici. Meno energia: da una società a 6000 watt pro capite a una società a 2000 watt, come deciso in referendum dal popolo svizzero, approvando la strategia dei Politecnici e del governo elvetici. Meno lavoro: subito 30 ore, più tardi 20 ore in media alla settimana, come sostenne nel 1930 J. M. Keynes, e nel 1985 l’eminenza grigia del miracolo economico tedesco Oswald von Nell-Breuning S.J. nel suo libro L’uomo lavora troppo? Meno materiali: da 40 a 20 tonnellate pro capite – grazie alla economia circolare, il cui primo pioniere è l’architetto svizzero Walter Stahel, che già tenne conferenze ai festival 5-stelle.

“Quasi tutti i peggioramenti della nostra vita – scriveva Grillo - hanno una causa comune: troppa economia. Troppa energia, troppo petrolio, troppi materiali, troppo inquinamento, troppi rifiuti, troppi chilometri, troppa pubblicità, troppa corruzione, troppo stress, troppo lavoro. Contro ognuno di questi "troppi" servono molte iniziative. Ma il risultato deve essere facilmente misurabile: meno economia, più vita. (…) Oggi invece facciamo il contrario: consumiamo per poter vendere, vendiamo per poter produrre, produciamo per poter lavorare. È il contrario di come hanno funzionato tutte le civiltà. (…) Un parlamentare che avesse capito queste cose dovrebbe cominciare a lavorare subito per tre obiettivi: meno energia, meno lavoro, meno materiali”.

Nel 2018 il programma di governo del 5-stelle dice tra l’altro: dimezzare l’uso di energia, ridurre il tempo di lavoro, dimezzare l’uso dei materiali attraverso un’economia circolare - e molti altri obiettivi social-ecologici. Nella grillosfera non mancano personalità di alto profilo. Consigliere economico e candidato 5-stelle al parlamento è Lorenzo Fioramonti, professore di economia politica, autore di Economia del benessere – Il successo in un mondo senza crescita e del best-seller GDP - Gross Domestic Problem (in Italia: Presi per il PIL). Il grillino Dario Tamburrano è il quinto eurodeputato più influente sulle politiche energetiche. Fu lui, inoltre, l’artefice della video-conversazione tra il Presidente del Parlamento europeo e l’eco-pioniere Bertrand Piccard durante il primo volo solare intorno al mondo dell’aereo fotovoltaico Solar impulse.

Un consenso insufficiente

Nel 2013, il 5-stelle raccolse 8,6 milioni di voti su 50 milioni di adulti, ovvero il 17% dei voti possibili e il 26% dei voti validi. Oggi quasi un adulto su tre e un giovane su due lo vogliono votare. Eppure, un partito che vuole rifondare un intero sistema politico, sociale e morale a mio avviso avrebbe bisogno del consenso di ben più della metà della popolazione. Un 5-stelle capace di tornare alle origini social-ecologiche, propositivo invece che rancoroso, e meno populista, ne avrebbe i presupposti.

I voti «cattivi» per fare le cose «buone»?

I temi, i programmi e gli eco-grillini ci sono. Ciò che manca al 5-stelle per cambiare l’Italia sono abbastanza elettori. Qualche grillino mi dice che propagandare la post-crescita e una transizione ecologica sarebbe attraente, per esempio, in Scandinavia, ma sarebbe un «suicidio in Italia». In effetti, sembra che la maggioranza degli italiani guardi leggermente a destra e leggermente indietro. Chi guarda a sinistra e avanti non ha mai avuto una vera chance elettorale in Italia, se non facendo finta di non essere quello che è. E finendo per diventare ciò che ha fatto finta di essere. Per confronto: in Germania, i Verdi sono stati al Governo con diversi ministri per 8 anni. Dal 2011 presiedono il Governo “verde-rosso” del Baden-Württemberg, il Land più ricco e tecnologico. In Italia, invece per i media e per gli elettori i Verdi quasi non esistono. Pertanto, una retorica di destra sembra a molti l’unico modo per vincere le elezioni.

La metamorfosi

Nel 2009, quello che era un movimento di base divenne partito. “Siamo orgogliosi di essere populisti" dissero Casaleggio e Grillo nei comizi. I privilegi della “casta" (retribuzioni e pensioni, auto blu, immunità) divennero la questione principale, molto più importanti – nella propaganda - delle disuguaglianze sociali e del degrado ecologico. Nei programmi elettorali del 2013 e 2014, non ci fu nemmeno un capitolo sull'ambiente. Nel volantino elettorale del 2018 "Venti punti per la qualità della vita degli italiani" solo uno dei venti punti si riferisce in parte all'ambiente, con il titolo "Green economy". In realtà, nel vero programma di governo del 2018, ci sono 180 pagine di "Programma ambiente" e molte istanze ecologiche in altri capitoli.

Dalla post-crescita alla crescita

Da più di vent'anni Grillo mette a nudo il dogma della crescita economica infinita. Tuttavia, i manager del 5-stelle propugnano ora pubblicamente un'ulteriore crescita del PIL (sarebbe impopolare fare altrimenti, dicono). Gli obiettivi della critica sociale 5-stelle non sono più le merci, il consumismo e le multinazionali, ma solo "i politici" e “i partiti”. Nel 1995, nel film su Grillo Komik Kontra Konsum della televisione tedesca WDR, egli disse: "Quando vedo questa televisione italiana, sono contento di non esserci". Eppure, dopo la metamorfosi, la popolarità dei politici 5-stelle è stata costruita proprio in quel tipo di televisione che Grillo sprezza. La propaganda del partito è in mano a un campione della televisione-spazzatura. La pubblicità commerciale, uno dei principali bersagli di Grillo, è stata la principale fonte di reddito del “Blog”.

Dal “noi” al “loro”

Per più di vent'anni Grillo ha incoraggiato gli italiani a guardare sé stessi allo specchio e a riflettere sulle conseguenze ecologiche dei loro gesti quotidiani. “Quando compri al supermercato, tu voti con il carrello" diceva. “Loro” non esiste. "Loro", in realtà siamo noi. Era un discorso audace - come parlare di sigarette a un fumatore. Il nuovo discorso populista è più facile: se non ci fossero "loro" (tutti i politici), "noi" (tutti i cittadini) staremmo benone e in armonia: ricchi e poveri, giovani e anziani, maschi e femmine. Si parlò sempre meno a favore di qualcosa e sempre più contro qualcuno. Fu sempre più detto e scritto ciò che “loro” fanno male, piuttosto che ciò che noi faremmo meglio. La prospettiva a lungo termine fu sostituita dalla polemica quotidiana. Si adottò un linguaggio bellico: "siamo in guerra", "le nostre parole guerriere", "non si arrenderanno mai”, “comunicato politico numero uno" (titolo autoironico che faceva il verso ai comunicati delle Brigate Rosse). Non ci furono più alleati, concorrenti, avversari. Solo nemici. Vuoi vedere che somigliando sempre più a un popolo rancoroso e poco istruito (“rincoglioniti”, come dice l’onorevole Di Battista) vinciamo le elezioni? Questa scommessa cinica potrebbe anche essere vinta, rischia però di essere un altro autogol dei progressisti in Italia.

Beppe Grillo a un comizio nel 2014 (Ansa)

Beppe Grillo a un comizio nel 2014 (Ansa)

Un partito “nella nuvola”

Il 5-stelle è letteralmente «un partito nella nuvola». Niente indirizzo, telefono, congressi, assemblee. Solo riti digitali. La sua cattedrale è la piattaforma Rousseau − sistema operativo del Movimento 5 Stelle, nella quale gli una minoranza degli iscritti propongono leggi, votano referendum, ratificano programmi, eleggono candidati.

Il 5-stelle propone ora “Il programma per l’Italia scritto dagli italiani", un documento di più di mille pagine, scaricabile in 20 fascicoli pdf: energia, lavoro, ambiente, eccetera. Questo programma è innovativo non solo per contenuto, ma soprattutto nel metodo. Esso è stato elaborato sia da esperti che da parlamentari e ha comportato la partecipazione di circa 20.000 membri, su presunti 140.000. Essi hanno votato, per lo più sì, a circa 400 domande in 20 sessioni in sei mesi. Prima delle sessioni i parlamentari avevano organizzato conferenze pubbliche di esperti su molti dei capitoli.

I 20.000 “Italiani" che hanno “scritto il programma” sono il nocciolo duro dei 5-stelle. Tra loro, 10 000 erano decisi a diventare parlamentari e si son candidati alle elezioni primarie del 16 gennaio. La maggior parte ha ricevuto meno di tre voti. Il migliaio più votato concorre ora per un seggio parlamentare. "Abbiamo già vinto. Triplicheremo i parlamentari” ha dichiarato il capo Luigi Di Maio. 163 parlamentari 5-stelle, triplicati, farebbero 489, più di metà del Parlamento.

Un partito Blog-down

Il quartier generale del 5-stelle, tuttavia, è “Il Blog”. Tutti lo chiamano così, come se fosse una persona o un oracolo. Il 5-stelle non è un movimento bottom-up, ma piuttosto un partito Blog-down. “Il Blog” e il partito sono la creazione della azienda di marketing in internet Casaleggio Associati. Alla morte del loro fondatore Gianroberto Casaleggio, suo figlio Davide ereditò nel 2016 l’azienda e il partito, due entità che è difficile distinguere. Blog vuol dire diario in internet.

Davide Casaleggio in una foto Ansa dwl febbraio 2017

Davide Casaleggio in una foto Ansa dwl febbraio 2017

Ma “Il Blog” non è mai stato un diario, tanto meno di Beppe Grillo (lo scrivono i suoi avvocati). È stato invece l’araldo della linea politica e della propaganda, la piattaforma di denigrazione di nemici, giornalisti e “traditori”, il tribunale delle espulsioni, la piattaforma dei plebisciti a favore del management, lo sfogatoio degli user, senza limiti di insulto, volgarità, perfino minaccia fisica - e soprattutto, la macchina pubblicitaria per raccogliere denaro. Quando Grillo si è ripreso il dominio beppegrillo.it, in gennaio, il management ha cancellato con un click milioni di pagine e tredici anni di storia. "Errore 404 - questa pagina non esiste” è tutto quello che trovate cliccando i vecchi link dal 2005 al gennaio 2018. A meno che cerchiate in web.archive.org/web/*/www.beppegrillo.it/

* è stato ispiratore e ghostwriter del comico italiano Beppe Grillo dal 1992. Insegna politiche della sostenibilità al Politecnico federale di Zurigo

1. continua leggi dal 28 febbraio 2018: Analisi. Digitalismo politico: il futuro della politica? Il caso del M5s/2

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