La sindaca: artisti, venite a creare ad Assisi, cerchiamo strade oltre la guerra
sabato 24 febbraio 2024

Caro direttore, domenica scorsa ho rilasciato una intervista a un reporter di guerra. Mi ha chiamata dalla West Bank palestinese perché, all’indomani della visita di Dario Nardella, sindaco di Firenze e presidente di Eurocities, ha scoperto che la sottoscritta, sindaco di Assisi, ed Emiliano Fabi, sindaco di Greccio, siamo stati i primi italiani facenti parte di Istituzioni a recarsi in una di quelle terre per cui «si invitano i connazionali a rinviare il proprio viaggio». Ci siamo recati a Betlemme – città gemellata con Assisi dal 1989 – per stare vicini alle popolazioni palestinesi durante le celebrazioni nella notte di Natale, nell’ottavo centenario del primo presepe voluto da san Francesco. E per compiere un gesto di fraternità, in un mare di parole che si stanno rilevando inconcludenti, mentre continuano a soffrire e a morire migliaia di innocenti.

Dopo il massacro perpetrato dai terroristi di Hamas lo scorso 7 ottobre 2023 ai danni di pacifiche famiglie israeliane, da Assisi non abbiamo esitato a condannare quell’attacco disumano esprimendo tutta la nostra indignazione per le vittime innocenti e per gli ostaggi nelle mani dei terroristi insieme a tutta la nostra solidarietà al popolo di Israele, indicando come prioritaria la liberazione degli ostaggi. Ma oggi, dopo 5 mesi di guerra tra Israele e Hamas, il massacro di decine di migliaia di innocenti esige parole inequivocabili su ciò che sta accadendo a Gaza.

All’odio cieco non si può rispondere con un odio altrettanto cieco. E mentre ribadiamo la condanna netta e senza riserve di ogni tipo di antisemitismo, affermiamo che nessun diritto alla difesa di Israele può giustificare una operazione militare che ha causato sinora circa 30mila morti e milioni di sfollati e profughi. Questa carneficina deve finire. Ha ragione Liliana Segre, nostra cittadina onoraria: è sbagliato mescolare cose completamente diverse come la Shoah e ciò che sta accadendo a Gaza. Assisi, la città che ha salvato 300 ebrei dalla Shoah, è luogo e simbolo della parte giusta della storia, che è sempre, senza se e senza ma, quella delle vittime e degli oppressi.

San Francesco insegna con il suo esempio: nel mezzo di una crociata dialogò con il sultano. Ciascuno di noi deve custodire la speranza della pace e deve aver il coraggio di dire che questa spirale di violenza senza fine sta generando nuovo odio, che si propagherà di generazione in generazione se non lo fermeremo. Ciascuno di noi ha il dovere di provare a spezzare questa spirale di violenza insensata, ciascuno di noi, nel proprio campo di responsabilità, è tenuto ad agire come operatore di pace.

Ripeto, la scelta di campo è inequivocabile: accanto alle vittime! E dunque dalla parte degli israeliani massacrati nei kibbutz, dalla parte degli ostaggi strappati alle loro famiglie, dalla parte dei civili innocenti — un terzo dei quali bambini — uccisi dai bombardamenti a Gaza, dalla parte dei civili costretti a vivere, anch’essi ostaggi, nella Striscia o reclusi in povertà nella West Bank. Questo significa volere e chiedere e il cessare il fuoco. Non si può pensare che quanto sta accadendo a Gaza sia “danno collaterale” della lotta al terrorismo.

Oltre alle parole serve una serie dirompente di gesti nuovi. Ne abbiamo visti, di insoliti e coraggiosi, da parte di giovani artisti, che ci hanno mostrato come l’arte sia più avanti della politica e, come spesso accade nella storia, interpreti meglio e più efficacemente l’intelligenza e l’anima del popolo. Abbiamo ascoltato giovani artisti che hanno parlato di genocidio e che per questo sono stati censurati, che hanno chiesto il cessate il fuoco e che per questo sono stati additati.

Mi rivolgo a loro e ai tanti altri artisti che stanno cercando di operare per la pace senza paura, da Banksy a Ghali: «Coraggiosi costruttori di pace, Assisi vi invita a dipingere la pace, a cantare la pace, a invocare la pace, a gridare la pace, a operare per la pace con la vostra creatività e la vostra arte! Nella Città di san Francesco, primo poeta della lingua italiana, non sarete censurati! Vi invitiamo ad Assisi perché qui non ci sono censure per chi parla di pace, la città di san Francesco offre un risalto mondiale, un palcoscenico sulla storia per dire no alla carneficina, no alla guerra, e non ci limitiamo al Medio Oriente ma vogliamo dire basta a tutte le guerre del mondo!».

Intendiamo invitare tutti gli artisti che aderiranno a questo nostro appello a recarsi, poi, insieme a noi, a Betlemme in delegazione di pace che chiederà di parlare con autorità palestinesi e israeliane, a partire dai sindaci delle città.

Assisi è, oggi più che mai, città aperta e libera per gli operatori di pace, è la città dove il popolo della pace non dovrà mai avere paura di gridare “No alla guerra!”

Uniamo questo invito agli artisti a un invito a tutti i Comuni d’Italia, di cui san Francesco è patrono, per dire basta alla carneficina nella Striscia di Gaza e per iniziare a boicottare l’economia di guerra.

Domandiamoci: chi vende armi? Chi le produce? Chi le acquista e le usa? Dove vanno a finire questi soldi macchiati di sangue?

Il ruolo delle città, che operano per una economia di servizio che non si macchia di crimini umanitari, è dimostrare che è possibile governare il bene comune senza l’economia delle armi. Servono, perciò, passi concreti, come quello di dotarsi di una tesoreria disarmata. Anche le Città hanno un ruolo nella ricerca della pace, come lo hanno i Consigli comunali, perché rappresentano tutti i cittadini, che hanno il diritto-dovere di volere la pace e pretendere che i propri governi operino a tal fine.

Da Assisi chiediamo, infine, al governo italiano di riconoscere lo Stato di Palestina, come ha già avuto il coraggio e la lucidità di fare la Santa Sede, e di promuovere una soluzione diplomatica per un conflitto che si è trasformato in un massacro, attraverso il dialogo per il riconoscimento reciproco di due popoli in due Stati.

Dobbiamo ritornare al coraggio di grandi uomini, come il presidente Shimon Peres, cittadino onorario di Assisi, che affermava: «Israele ha soltanto una strada: dare ai palestinesi uno Stato».

Due popoli in due Stati, un’unica strada di pace.

E da Assisi non ci fermeremo fintanto che non avremo Pace.

Stefania Proietti è sindaca di Assisi



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