sabato 26 agosto 2017
Problemi di struttura e scelte cruciali che si propongono
Due liceali all'esame di maturità (Ansa)

Due liceali all'esame di maturità (Ansa)

Caro direttore,

il nostro giornale continua ad affrontare alcuni problemi di struttura della scuola, che vanno dall’educazione alla salute al taglio sperimentale di un anno nel ciclo di studi superiori. La recente serie di articoli, iniziatasi sotto al titolo «Grande patto contro le droghe» (8 agosto) e accompagnata e seguita da diversi autorevoli commenti, contiene anche interviste e dichiarazioni della sottosegretaria Boschi e della ministra Fedeli ad 'Avvenire', in cui si riassumono le ragioni, le modalità, i soggetti coinvolti (studenti, insegnanti, genitori, esperti a vario titolo), i finanziamenti previsti (tre milioni di euro in un triennio), sulla base di un protocollo d’intesa («ampio e ambizioso») stipulato fra Presidenza del Consiglio e Miur.

Si ripropongono in tal modo concetti, metodi, procedure, che hanno caratterizzato gli anni dal 1975 all’inizio del nuovo secolo, con l’elaborazione e la realizzazione, in sede ministeriale, provinciale e scolastica, dei Progetti Giovani, Ragazzi, Genitori, Arcobaleno, che riguardavano tutti gli ordini e i gradi di scuola. È interessante il ricupero di questi temi, ma bisognerebbe tener conto del contesto attuale e della compatibilità fra loro delle proposte ministeriali.

Occorre ricordare che il Ministero e le scuole si mossero allora sulla base della legge 309/1990, che prevedeva «attività di educazione alla salute e di informazione sui danni derivanti dall’alcolismo, dal tabagismo, dall’uso delle sostanze stupefacenti o psicotrope, nonché dalle patologie correlate». Tutto ciò, in assenza, allora, delle pur auspicate leggi di riforma della scuola secondaria, della revisione degli organi collegiali, dell’autonomia scolastica e dello statuto degli studenti. Con questa sorta di jolly si consentì alle scuole un effettivo arricchimento di contenuti e di libertà d’innovazione, anticipando sul piano amministrativo la logica della progettualità, dell’autonomia responsabile e della sperimentazione curricolare.

Risultò chiaro che il concetto di salute andava analizzato e articolato su due versanti, quello delle patologie che si volevano capire, prevenire e combattere (disagio, dipendenze da alcol, droga, tabacco, disorientamento, violenza, dispersione...) e quello dell’identificazione e dell’attualizzazione di una costellazione di valori culturali, etici, estetici, conoscitivi, affettivi, sociali, civici e politici, che costituiscono l’anima dell’educazione e rinforzano le difese immunitarie della persona. La salute confinò così col concetto di cittadinanza attiva. Si capì gradatamente che il menu valoriale e la sintesi illuminante di cui andavano in cerca gli stessi studenti («Chiediamo un progetto di scuola, non una scuola di progetti», Roma,1993), si trova nel testo della nostra Costituzione: un testo che contiene il Dna della Repubblica e della stessa scuola, ma che è reso quasi invisibile dallo strato di polvere, dalla scarsa frequentazione e dagli equivoci accumulatisi dal ’68 in poi sulla 'mappa fondativa' della nostra convivenza democratica.

Tanto che la legge 107 non la nomina neppure. Si capì anche che questa riscoperta della preziosa «carta dei princìpi, dei valori e delle regole» doveva essere studiata e utilizzata non solo da giuristi, politici e amministratori, ma anche, con modalità opportune, da docenti e studenti, per legiferare, amministrare, insegnare, imparare con criteri e metodi didattici coerenti con quel disegno. Lo riassumo con l’immagine del 'tridente' della Repubblica: pieno sviluppo della persona, libertà e uguaglianza dei cittadini, effettiva partecipazione dei lavoratori alla vita della società e delle istituzioni.

È previsto per settembre un testo ministeriale per chiarire alle scuole come si possa dare concreta attuazione alla ricuperata legge 2008/169, che richiede, nel primo articolo, «azioni di sensibilizzazione e di formazione del personale finalizzate all’acquisizione, nel primo e nel secondo ciclo d’istruzione, delle conoscenze e delle competenze relative a 'Cittadinanza e Costituzione', nell’ambito delle aree storico geografica e storico sociale e del monte ore complessivo previsto per le stesse». È un’occasione di cruciale importanza per identificare una rotta, offrendo alle scuole criteri e strumenti affidabili e duraturi, capaci di mediare fra passato e futuro, senza cedimenti alla logica delle emergenze e a quella dell’accorciamento del percorso della nostra scuola.

*Professore emerito di pedagogia generale nell’Università di Roma Tre

© Riproduzione riservata