giovedì 17 maggio 2018

La fotografia che l’Istat ha scattato all’Italia del 2017 non è certo inedita. I molti punti di debolezza e gli altrettanti di forza che caratterizzano il nostro Paese li conosciamo da tempo, nel male come nel bene. Ma l’ingrandimento offerto dall’Istituto di statistica dà oggi l’opportunità di mettere meglio a fuoco qualche particolare, molto significativo alla vigilia della formazione del nuovo governo e mentre si stendono complesse e ambiziose bozze programmatiche.

Il primo soggetto, attraverso il quale cogliere la realtà più profonda del Paese, lo si può individuare fra i tanti, tantissimi italiani con i capelli bianchi. L’Istat conferma infatti il netto invecchiamento della popolazione, che ci proietta addirittura al secondo posto nel mondo dopo il Giappone, in questa classifica dal doppio volto. L’uno, certamente positivo, della maggiore longevità, dell’allungamento della vita media; l’altro negativo per il progressivo sclerotizzarsi della nostra società, la mancanza di un adeguato ricambio generazionale con i giovani (168 anziani ogni 100 ragazzi), i crescenti oneri per la sanità e la previdenza. Il tutto assieme alla necessità di assicurare assistenza e compagnia alle persone anziane che– dice sempre il rapporto Istat – sono sempre più sole. Questa prima "zoommata" dovrebbe mettere subito sull’avviso chi si candida a guidare il Paese dal mettere mano al sistema pensionistico senza prima svolgere un accurato studio sulle conseguenze, nell’immediato e nel medio periodo, per le casse previdenziali, tenendo bene in conto pure l’allungamento delle prospettive di vita. È prioritario, infatti, evitare che il beneficio di una pensione anticipata di qualche anno per chi oggi è canuto finisca per tradursi in un’ulteriore penalizzazione delle generazioni più giovani o in un ulteriore appesantimento dell’enorme debito pubblico che, di fatto, schiaccia tutti e tutto, rendendo difficile qualsiasi politica espansiva. Piuttosto, il tema dell’assistenza e della compagnia agli anziani chiama in causa la necessità di sostenere le famiglie che si prendono cura degli anziani direttamente o attraverso personale dedicato, alleviandone in maniera significativa i costi.

Un secondo soggetto da mettere a fuoco, nella grande fotografia dell’Italia, è quello dei giovani con la valigia in mano. In 10 anni, infatti, è triplicato il numero dei ragazzi che cercano altrove il proprio futuro, riscontrando che qui è impossibile o quasi trovare il proprio posto. Ovvio, quindi, che sia anzitutto necessario dare una prospettiva di crescita personale ai giovani.

Prima attraverso una scuola che passi dall’essere «buona» a «ottima», non limitandosi quindi a smontare ciò che è stato fatto per pura contrapposizione ideologica ricominciando daccapo, ma partendo da quella riforma per migliorarla davvero nei punti che si sono dimostrati deboli o sbagliati. E poi offrendo regole che non ingessino il mercato del lavoro, ma sappiano esaltarne le potenzialità, favoriscano la nascita di auto-imprese, seguano l’evoluzione tecnologica e del lavoro stesso con diritti di base da assicurare a tutti, assieme a tutele flessibili e variabili affidate soprattutto alla contrattazione. E perché di giovani ce ne siano ancora abbastanza, altrettanto ovviamente, è necessario che le forze politiche tengano fede alle tante promesse esposte in campagna elettorale a proposito di sostegni alla natalità. Trovando – almeno su questo – un’unità di intenti tra schieramenti diversi. Nelle bozze del contratto tra M5s e Lega questo tema è rimasto sottotraccia, se non sparito del tutto. Ma un nuovo governo che nascesse con un tale tradimento delle attese di una così vasta parte della popolazione sarebbe marchiato di miopia e slealtà, verso l’elettorato e verso il futuro.

L’ultimo soggetto, relegato sullo sfondo della fotografia d’Italia scattata dall’Istat, è il gruppo purtroppo sempre più numeroso delle persone in povertà assoluta, ormai arrivate a 5 milioni. Su questo le strategie delle due forze che si candidano a guidare insieme il Paese divergono e vedremo come verranno conciliati il Reddito di cittadinanza, bandiera dei 5 Stelle, con gli incentivi all’occupazione cari alla Lega. Qualunque sia il risultato finale, però, è fondamentale non stravolgere il Reddito di inclusione appena partito. Ha due grandi difetti ben conosciuti – non raggiunge tutti i poveri assoluti ed è troppo esiguo nell’erogazione monetaria – ma finalmente si è messo in moto in Italia uno strumento vero e condiviso di contrasto alla miseria, capace di accompagnare le persone affinché escano, con le loro gambe, dalla condizione di povertà. Proprio nei giorni scorsi sono stati sbloccati 300 milioni di euro per rafforzare le reti di inclusione sui territori e da questi occorre partire per rafforzare il sistema. Stravolgere, invece, questo impegno – che vede coinvolti, oltre a Stato ed enti locali, il Terzo settore, cioè quelle reti sociali che, segnala sempre l’Istat, evitano la disgregazione del Paese – sarebbe un vero delitto sociale.

La situazione del Paese è talmente in movimento che è impossibile prevedere come sarà la fotografia dell’Italia 2018 che l’Istat ci consegnerà tra dodici mesi. Ma certo occorre che chi oggi ritiene di assumersi il compito di governare metta a fuoco bene i problemi e abbia la mano ferma nello scattare. Per inquadrare i benefici di un saggio riformismo e non le macerie di una rivoluzione fallita.

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