mercoledì 11 ottobre 2023
Nel Roraima cercatori d'oro e fazenderos cercano di privare della loro terra le popolazioni locali, difese dalla Chiesa. Un video della Fondazione Missio
Vogliamo vivere liberi, la lotta degli indigeni maxuxi in Brasile

Boa Vista è la capitale dello stato brasiliano di Roraima, lo stato più a nord del Brasile, in piena foresta amazzonica. Al centro della città campeggia una statua del garimpeiros, il cercatore d’oro, chino, nell’atto di passare al setaccio l’acqua dei fiumi amazzonici per raccogliere l’oro.

Piccolo particolare: il garimpo, ovvero l’estrazione dell’oro dai fiumi amazonici, in Roraima, sarebbe illegale. Sarebbe, nel senso che tra il dire e il fare ci sono 40.000 cercatori d’oro che lavorano quasi indisturbati in un territorio che di fatto è incontrollabile. Vuoi per le distanze (lontano da tutto e da tutti!), vuoi per una precisa volontà dell’ex presidente Bolsonaro di allentare le maglie dei controlli, liberalizzando di fatto ogni sfruttamento in Amazzonia.

Alto Alegre, zona indigena a 100 chilometri da Boa Vista: la comunità indigena Maxuxi è in lotta con i cercatori d’oro e con i fazendeiros che hanno comprato illegalmente la loro terra indigena e la vogliono far fruttare.

L’agrobusiness però non ha fatto bene i conti con la protesta della comunità, che non si vuole arrendere, supportata dalle missionarie Serve dello Spirito Santo e dai fidei donum di Vicenza e Padova, che in quest’area ci lavorano: don Enrico Lovato come parroco, don Luigi Turato come coordinatore della pastorale della terra della diocesi.

Si scontrano, tra indigeni e i fazendeiros, due modi di vedere le cose, la vita, lo stare su questa terra. I primi legati ai ritmi della natura, al “ben viver”, al vivere di quello che la foresta offre, i secondi legati al produrre e al consumare sempre di più.

La domanda di questi ultimi: cosa se ne fanno gli indigeni di così tanta terra? La risposta dei primi è presto detta: la terra, le piante, i fiumi per gli indigeni sono vita, fondamento, luogo degli antenati, pacha mama.

Prima di tagliare le piante gli indigeni si riuniscono ed è una decisione comunitaria. I fazendeiros, al contrario, entrano con ruspe e motoseghe, radono al suolo la foresta per trasformarla in pascoli e coltivazioni di soia. Tutto per l’esportazione, per il consumo, per il guadagno. Una lotta farcita da minacce, violenze, incendi…

Cosa vuol dire cuori ardenti e piedi in cammino in questa situazione?



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