Video. Rapito in Yemen, padre Tom Uzhunnalil chiede aiuto: «Liberatemi»


I.Sol. martedì 9 maggio 2017
Il salesiano indiano rapito in Yemen a marzo 2016 appare in un nuovo video e lancia un appello: le mie condizioni di salute stanno peggiorando, aiutatemi

Nuovo appello per la liberazione di padre Tom Uzhunnalil rapito in Yemen nel 2016. La richiesta di aiuto, nel video, diffuso dal sito www.aden-tm.net, viene fatta dallo stesso religioso salesiano che si trova sotto sequestro nelle mani di un gruppo di jihadisti da marzo 2016, quando quello stesso commando di terroristi attaccò una casa di cura ad Aden, in Yemen, gestita dalle Missionarie della Carità. Quattro di loro: suor Anselm, suor Marguerite, suor Reginette e suor Judit furono assassinate sul posto.

Nel video diffuso l'8 maggio padre Tom afferma di essere trattato bene anche se le sue condizioni di salute «stanno peggiorando». Nel video il religioso con la barba lunga, apparentemente in buone condizioni fisiche, afferma: «Sono padre Tom nato nel 1958. Ringrazio la mia famiglia per il messaggio inviatomi e vi tranquillizzo che ricevo un buon trattamento (...) ma desidero farvi sapere che le mie condizioni di salute stanno peggiorando molto e necessito di cure mediche al più presto possibile».

«I miei sequestratori hanno contattato le autorità indiane ma purtroppo la risposta è stata cattiva», ha aggiunto il religioso, originario del Kerala, in India.

Il giorno di Santo Stefano, lo scorso 26 dicembre, sul web era stato diffuso un primo video nel quale il sacerdote si era appellato al governo indiano, ma anche ai vescovi e al Papa per chiedere aiuto: «Caro papa Francesco, per favore abbi cura della mia vita. E chiedo anche agli altri vescovi di venire presto in mio aiuto. Forse nessuna iniziativa seria è stata intrapresa – ha dovuto sottolineare – perché vengo dall'India. Se dossi stato un prete europeo, sarei stato preso molto più sul serio».

Monsignor Paul Hinder, vicario apostolico dell’Arabia meridionale, già nei mesi scorsi, aveva detto a Radio Vaticana che la comunità continuava a pregare con fervore per il sacerdote. E chiedeva al mondo di non dimenticare il dramma del sud dello Yemen. «Non si tratta solo dei cristiani – aveva affermato –. È tutto il popolo a soffrire, ad avere fame, senza cure mediche, tanti bambini muoiono».

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