mercoledì 6 giugno 2018
Aggiornate a 75 le vittime, oltre 200 gli scomparsi. L'eruzione del vulcano, alto 3.763 metri e a 35 chilometri da Città del Guatemala, ha ricoperto interi villaggi. L'appello della Caritas: aiutateci
La bimba salvata a El Rodeo

La bimba salvata a El Rodeo

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Si aggrava di ora in ora il bilancio delle vittime dell'eruzione domenica del vulcano del Fuego, in Guatemala: quasi 200 persone sono dichiarate "disperse" e almeno 75 sono morte da quando il vulcano Fuego ha iniziato ad eruttare. Agli occhi dei soccorritori la situazione si è presentata come in un inferno dantesco, corpi fumanti, carbonizzati e cenere grigia dappertutto. Anche se il Paese è noto per i numerosi vulcani e le loro eruzioni, nessuno aveva visto mai prima tutto questo. Ad oggi i morti sono 75, numero a cui va aggiunto sicuramente quello dei dispersi che supera i 200. Escuintla, novella Pompei, fuma da due giorni, con l’acqua della pioggia che ha calcificato tutto: piante, case, negozi, animali, persone. L’attività del vulcano non è terminata, il gas e i suoi rigurgiti di fuoco impediscono le attività di soccorso a El Rodeo. La chiesa della Madonna di Guadalupe di Escuintla si è trasformata in un centro di assistenza dove le mamme allattano i loro bimbi, i vecchi consumano il pasto offerto dagli aiuti mentre ogni tanto entra qualcuno cercando, disperato, la moglie o un figlio. La situazione è stata subita dalle persone in maniera violenta e senza nessuna preparazione. Anche la comunità italiana ha partecipato ai soccorsi. I pasti, che dovevano servire alla festa della Repubblica organizzata per il due giugno, sono stati donati ai poveri dannificati, famiglie indigene di origine maya adesso più povere che mai.

L'eruzione violenta del vulcano di 3.763 metri che si trova tra i dipartimenti di Escuintla, Chimaltenango e Sacatepequez, a circa 50 chilometri a est della capitale, ha "sparato" ondate di rocce bollenti, cenere e fango sui villaggi sottostanti, che sono andati distrutti. Dopo esplosioni e flussi piroclastici, l'eruzione si è conclusa per il momento, ha affermato il capo dell'Istituto nazionale di sismologia, Eddy Sanchez, sottolineando che "l'energia del vulcano è diminuita e questa è la tendenza. Questo per dire che non ci sarà un'altra imminente eruzione nei prossimi giorni", ha aggiunto.

I soccorsi difficoltosi

I soccorritori sono all'opera per cercare tra le comunità che sono state colte di sorpresa e travolte. "Ci sono dispersi, ma non sappiamo quanti", ha spiegato Sergio Cabanas dell'agenzia governativa guatemalteca per i disastri. Il segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres, si è detto profondo rattristato per la "tragica perdita di vite umane e i danni significativi causati dall'eruzione" e ha assicurato che le Nazioni Unite sono pronte a fornire assistenza. A migliaia hanno dovuto abbandonare le proprie abitazione e trovare rifugi di fortuna. Il vulcano Fuego è in fase di eruzione dal 2002 ed è rimasto attivo nel 2017: solo il mese scorso c'erano state esplosioni, colonne di cenere e colate di fango vulcanico.

I primi soccorsi alle centinaia di feriti alle pporte di Città del Guatemala (Ansa)

I primi soccorsi alle centinaia di feriti alle pporte di Città del Guatemala (Ansa)

L'eruzione ha scatenato la fuga di migliaia di persone (Ansa)

L'eruzione ha scatenato la fuga di migliaia di persone (Ansa)

Il Vulcano di Fuoco è alto 3.763 metri ed è a 35 chilometri dalla capitale (Ansa)

Il Vulcano di Fuoco è alto 3.763 metri ed è a 35 chilometri dalla capitale (Ansa)

Il sacerdote italiano

Da Città del Guatemala arriva anche la testimonianza di un sacerdote italiano. “Gli scampati dal fuoco che sommergeva tutto si sono presentati con piedi bruciati, impolverati e atterriti: immagini indimenticabili. L’eruzione del Vulcano di fuoco in Guatemala ha prodotto morte e paura”. Don Angelo Esposito, giovane prete fidei donum italiano, da 10 anni nel Paese centroamericano, racconta con sofferenza un evento terribile, iniziato domenica alle 16. Si è accorto che la sua auto era coperta di cenere, arrivata dalla montagna di fuoco che sorge al centro del piccolo Stato. Anche se lontano dal vulcano, le conseguenze, fumo e polvere nera, sono giunte alla sua comunità di San Marcos.

Il cimitero di Alotenango, ieri si sono svolti i funerali di una decina di vittime del vulcano (Ansa)

Il cimitero di Alotenango, ieri si sono svolti i funerali di una decina di vittime del vulcano (Ansa)

“Le immagini erano strazianti, con i soccorritori accorsi in una coltre nera di polvere e fumo, mentre raccoglievano bambini e adulti”. Corpi carbonizzati, ancora caldi, bruciati da un misto di fuoco e gas sprigionato dal Vulcano di Fuoco, con i suoi 3700 metri di altezza in una moderna Pompei nella foresta. “Quando il fumo nero, enorme, avanzava, alcuni abitanti dei campi fuggivano, altri gridavano cercavano i familiari mentre la lingua di fuoco bruciava tutto”, descrive emozionato.

Per le strade di Los Lotes e El Rodeo i sopravvissuti, molti i poveri, con le lacrime agli occhi, cercavano scampo mentre il fumo si gonfiava come una panna nera e la lava fumante scorreva nei campi coltivati a caffè e frutta. “I morti sinora sono 65, ma si teme diventino il doppio. Migliaia i dispersi e tanti i villaggi sommersi – riferisce il sacerdote -. Manca l’acqua potabile e si stanno organizzando dei centri di raccolta nel centrodiocesi e nelle aree rurali per farmaci, vestivi e viveri”.

“Anche la nostra onlus Hermana Tierra, una organizzazione che sta aiutando i piccoli indios a curarsi, da Napoli organizzerà una raccolta di fondi per inviare aiuti a chi ha perso tutto”, spiega don Esposito, presidente dell’associazione dalla capitale Guatemalteca in cui si era recato per la festa della Repubblica Italiana e che, a causa dell’eruzione del vulcano, è stata sospesa.

«Si temono 3mila vittime»

Lo scenario peggiore dell’eruzione prevede che si possa arrivare a tremila vittime, stando a quanto riferito al Sir da Mario Arévalo, segretario esecutivo della Caritas guatemalteca: “L’entità dei danni non è quantificabile in questo momento. Ci sono tantissime persone disperse e, avendo le autorità stabilito tre cordoni di sicurezza, non è possibile per noi arrivare alle zone che erano più popolate. Attualmente il dato provvisorio è di circa 70 vittime, ma alcuni esperti temono che ci siano addirittura tremila persone rimaste sotto le ceneri”.

Ancora non determinabile il numero delle persone rimaste senza un tetto. Prosegue Arévalo: “Come Caritas del Guatemala, in coordinamento con le Caritas diocesane, stiamo operando per raccogliere alimenti e sistemare le persone in alberghi e centri di accoglienza. Le persone coinvolte sono un milione e 700mila, numero che potrebbe aumentare. Ci sono gravissimi danni anche a infrastrutture pubbliche, soprattutto strade e ponti, per cui le comunicazioni sono molto difficili”. “Purtroppo a livello governativo manca una struttura per gestire le emergenze e il rischio è quello di che nessuno pensi alle persone colpite dalla catastrofe. Perciò, come Caritas dobbiamo pensare sia all’emergenza immediata, sia guardare a medio termine. Per questo – conclude Arévalo – faccio un appello anche alle Caritas europee e a tutte le persone di buona volontà”.

Anche l'Italia si muove

L'Associazione infermieristica pavese ha deciso di fare da ponte tra le necessità della Caritas Guatemala e l'Italia. L'ente ha promosso una raccolta di denaro da inviare in loco a Caritas Guatemala per acquistare cibo non deperibile, kit igienici e soprattutto medicine, tanto necessarie in questo momento drammatico (per info tel. 3392546932, per donazioni IT70W0760111300000046330429).

L'appello delle suore missionarie: «Aiutateci, manca tutto»

Le suore missionarie della Carità di Maria Immacolata hanno deciso di organizzare una raccolta di medicine da distribuire nella diocesi di Escuintla, la più colpita. Data la povertà diffusa nel Paese centroamericano, le religiose chiedono aiuto agli italiani che possono contribuire attraverso l’associazione Insieme per il Guatemala, con cui collaborano da anni (per info https://www.facebook.com/insieme.guatemala/ o bonifico IT23 Y033 5901 6001 0000 0136 407).

La bimba salvata a El Rodeo

La bimba salvata a El Rodeo

Il salvataggio a El Rodeo

El Rodeo era sparito. Sepolto da una montagna di cenere e lava. Al soccorritore Erick Pérez, il primo ad arrivare, domenica, dopo l’eruzione del Volcán de Fuego, sembrava di trovarsi in un villaggio fantasma. Fin quando non ha sentito un grido sommesso: era il pianto di una bimba. La voce, sempre più flebile, ha guidato Erick fino a una casa semidistrutta, al cui interno era intrappolata la piccola. Il giovane è riuscito ad estrarla: la bimba, spaventata ma in buona salute, sta bene. Grazie a lei, Pérez è poi riuscito a recuperare anche i genitori, feriti e incoscienti ma ancora vivi. Il video del salvataggio, fatto da uno dei pompieri, è diventato virale in Internet.


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