giovedì 23 settembre 2010
Prima donna messa a morte in Virginia da quasi cent’anni. Con 7 voti a favore su 9, il tribunale supremo ha respinto la richiesta della difesa. Secondo varie perizie avrebbe problemi mentali. Mobilitazione sul Web per convincere il governatore a concedere la grazia: McDonnell si è, però, detto favorevole alla pena capitale per la detenuta.
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Verrà uccisa questa sera alle 21 (ora locale, le 3 di notte in Italia), nel carcere di Greensville, in Virginia, Teresa Lewis. La Corte Suprema ha rifiutato ieri – con i due voti contrari dei giudici Sonia Sotomayor e Ruth Bader Ginsburg – di fermare il boia. E salvare la vita a colei che, alla sessione Onu sugli Obiettivi del Millennio, il presidente iraniano Ahmadinejad ha polemicamente definito “la Sakineh americana”. Qualche punto in comune tra i due casi c’è, anche se il contesto è profondamente differente. Teresa – come Sakineh – è accusata di aver ideato l’assassinio del marito, Julian Lewis e del figliastro Charles, di 25 anni, avvenuto nel 2002. La donna lo fece – secondo quanto lei stessa ha, poi, confessato – per intascare il premio di 250mila dollari dell’assicurazione sulla vita di Julian e ereditare la casa. A compiere materialmente la strage furono, però, l’amante Matthew Shallenberger e Rodney Fuller, con le pistole acquistate dalla Lewis. Che lasciò, inoltre, aperta la porta di casa, a Danville, per permettere ai due di entrare a compiere il delitto. Per cui, nel 2003, Shallenberger e Fuller furono condannati all’ergastolo. Il giudice, invece, punì Teresa con la pena di morte, in quanto mente del crimine. Nemmeno la lettera, scritta da Shallenberger pochi mesi dopo il processo, in cui diceva di aver deliberatamente manipolato la donna per convincerla ad aiutare lui e Fuller, servì a scagionarla. L’ex amante si suicidò e la difesa della Lewis non potè utilizzare quella testimonianza come prova nel giudizio d’appello.Inutile, anche le perizie che dimostrano i disturbi della personalità e lo scarso quoziente intellettuale di Teresa, vicino al ritardo mentale. E, dunque, facilmente influenzabile. Il governatore della Virginia, Robert McDonnell, ha respinto la domanda di grazia. «La Lewis ha ammesso i suoi crimini. Nessuna delle tante perizie mediche ha dimostrato in modo inconfutabile che la donna ha un effettivo ritardo mentale», ha dichiarato McDonnell. Amnesty International, però, non si arrende: un appello alla clemenza, con migliaia di firme, è stato inviato al governatore. Anche il sito www.saveteresalewis.org ha raccolto una serie di sottoscrizioni per «evitare un’esecuzione ingiusta». Se questi tentativi estremi non riusciranno a fermare la “macchina della morte”, questa sera alla Lewis sarà iniettato un cocktail di veleni letale. Sarebbe la prima donna messa a morte in Virginia dal 1912. L’ultima sentenza di una prigioniera negli Usa risale al 2005. Quella volta, il boia colpì in Texas, uccidendo Frances Newton.
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