mercoledì 11 ottobre 2017
Il riconoscimento è stato assegnato dall'Istituto Archivio Disarmo a Susi Synder, presidente dell'Ican, la campagna per abolire le armi nucleari e già insignita il 6 ottobre del Nobel per la pace
Dora Iacobelli consegna la Colomba d’oro a Susi Snyder (Siciliani)

Dora Iacobelli consegna la Colomba d’oro a Susi Snyder (Siciliani)

«L’Italia non ha firmato il Trattato per l’abolizione delle armi nucleari, ma sono fiduciosa che lo faccia presto, perché è un Paese che vuole difendere l’umanità ed essere un esempio in campo umanitario». Susi Snyder è la presidente di Ican (International campaign to abolish nuclear weapon), insignita solo venerdì scorso del Nobel per la pace. L’attivista dell’organizzazione che federa 486 realtà di 101 Paesi, newyorkese residente a Utrecht, è a Roma per ricevere il XXXIII premio “Colombe d’oro per la pace”, assegnato dall’Istituto di ricerche internazionali Archivio Disarmo.

Come gli altri membri Nato, il nostro Paese finora non ha sottoscritto il trattato per la messa al bando delle armi nucleari approvato il 7 luglio alle Nazioni Unite. Un tema che ci riguarda da vicino, sottolinea il vicepresidente e co-fondatore di Archivio Disarmo Maurizio Simoncelli: per la Federation of American Scientists, la Penisola ospita circa 50 ordigni nucleari statunitensi, stoccati nelle basi militari di Aviano (Pd) e Ghedi (Bs). Il premio italiano ha portato fortuna a Ican: la Colomba d’oro era stata assegnata mesi prima delle notizia del Nobel, già il 6 agosto. «Qualcuno dice che le Colombe d’oro portano fortuna – scherza Fabrizio Battistelli, presidente dell’Istituto di ricerche internazionali Archivio disarmo – visto che già tre volte il nostro premio aveva “predetto” il Nobel: nel 1987 con Mandela, nel 1989 con Gorbaciov, nel 1997 con John Hume per la pace nell’Irlanda del Nord». Con Battistelli nella giuria ci sono il giornalista Rai Riccardo Iacona, la scrittrice Dacia Maraina, il fondatore della Comunità di Sant’Egidio Andrea Riccardi, la giornalista ed ex parlamentare Tana De Zulueta e Dora Iacobelli, vicepresidente di Legacoop che sostiene l’iniziativa. Susi Snyder – nel pomeriggio ricevuta alla Camera dei Deputati – insiste sul significato della messa al bando: «Le armi nucleari non sono legittime e le conseguenze del loro sviluppo non ricadono solo sulla nostra generazione, ma su molte altre in futuro».

Snyder difende l’accordo con l’Iran sul nucleare: «È stato davvero ottimo, ha evitato una guerra e salvato vite. Dovrebbe essere sostenuto da tutti. L’Aiea ha detto che l’Iran sta facendo tutto quello che deve fare e dobbiamo avere fiducia degli esperti». Un messaggio anche per Donald Trump e Kim Jong-un: «Negoziate, la diplomazia funziona». Per Francesco Vignarca, coordinatore della Rete Disarmo, una delle otto ong italiane federate in Ican, «il Nobel è una notizia incredibile, ma non ci fa dormire sugli allori, bensì è uno slancio ulteriore per la campagna, che insieme a “Senzatomica” abbiamo voluto creare, “Italia Ripensaci”. L’Italia non ha partecipato, finora, a questo percorso. Deve ripensarci perché siamo sicuri che la volontà della maggioranza dei nostri concittadini sia mettere le armi nucleari fuori dalla storia. E questa è la strada giusta per farlo».

Oltre alla colomba “internazionale” per la campagna anti-nucleare, le Colombe d’Oro per la pace sono state assegnate, come ogni anno, anche a operatori italiani dell’informazione impegnati a «promuovere i temi della pace, della gestione nonviolenta dei conflitti e della cooperazione internazionale».

Per il 2017 hanno dunque ricevuto il premio il fumettista Michele Rech, in arte Zerocalcare, che in particolare con la graphic-novel “Kobane Calling” sulla lotta dei curdi contro il Daesh ha avvicinato «il pubblico giovanile alle questioni internazionali più complesse». Premiate anche le giornaliste Lucia Goracci di RaiNews24, esperta di Medioriente, e Nancy Porsia, freelance in Libia e Tunisia. «I premi italiani sono altrettanto importanti, perché riguardano una guerra definita “a bassa intensità”, ma per chi la subisce non lo è», commenta Tana De Zulueta.


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