Crans-Montana, ma in Italia potrebbe succedere?

Dopo il rogo del Constellation diversi Comuni e locali hanno vietato candele e bengala. Uno dei nodi maggiori resta il rispetto della capienza, soprattutto in eventi speciali come il Capodanno
January 11, 2026
Un soccorritore lascia un messaggio sul libro del memoriale delle vittime: nel rogo di Capodanno sono morte 40 persone e altre 116 sono rimaste ferite / AFP
Un soccorritore lascia un messaggio sul libro del memoriale delle vittime: nel rogo di Capodanno sono morte 40 persone e altre 116 sono rimaste ferite / AFP
«Crans-Montana? In Italia non potrebbe succedere, perché è inaccettabile morire in quel modo nel 2026. Però pure da noi le infrazioni non mancano, soprattutto in occasioni speciali come appunto a Capodanno, quando i limiti di capienza non sono sempre rispettati». Lino Enrico Stoppani, presidente della Fipe Confcommercio (la federazione dei pubblici esercizi), garantisce che l’industria del divertimento del Belpaese è matura e responsabile, anche perché ha molti occhi puntati addosso. Ma non nasconde che bisogna sempre fare i conti con i “furbetti della festa”, pur sottolineando che si tratta di spiacevoli eccezioni.  Una cosa Stoppani ci tiene a dirla subito e con chiarezza: «La sicurezza non è un costo, come qualcuno la percepisce, ma semmai un investimento. Perché poi le tragedie come quelle di Crans-Montana distruggono non solo le persone e le famiglie ma pure aziende e posti di lavoro. Senza contare che se qualcuno non rispetta le norme preventive viola anche il principio della libera concorrenza: risparmiare sulla sicurezza comporta meno costi, quindi si tratta di un comportamento scorretto anche verso gli altri imprenditori».
Dalla Puglia alle Alpi, da Olbia a Bergamo, in questi giorni fontane e bengala da festa sono stati messi al bando un po’ ovunque in Italia dopo la strage in Svizzera. In qualche caso ci hanno pensato i Comuni con un’ordinanza, come ieri a Livigno (»Mai più tragedie come quelle di Crans-Montana» ha detto il sindaco Remo Galli), anticipando l’intenzione della premier Meloni che vuole vietarli per legge, in altri sono stati gli stessi locali a non consentire più l’accensione di aggeggi pirotecnici al loro interno. Un gesto responsabile, quasi un atto dovuto, dopo la strage di Capodanno, a dimostrazione che nel nostro Paese la categoria ha fatto molti passi avanti negli ultimi anni, anche in seguito a eventi tragici che pure non sono mancati. L’incendio del cinema Statuto di Torino (1983), che provocò 64 morti, e il dramma della Lanterna Azzurra di Corinaldo, nelle Marche (2018) - dove 6 giovani morirono durante il fuggi fuggi causato dallo sciagurato uso di uno spray al peperoncino – hanno insegnato molto. «Dopo queste tragedie la normativa si è evoluta – spiega Stoppani -. Da noi regole e controlli ci sono, quello che si è visto in Svizzera invece è stato incredibile. Ne hanno fatte di tutti i colori, dalle cameriere a cavalcioni con i candelotti alle uscite inadeguate. Ci sono state negligenze, errori, inadeguatezza del personale. In Italia è certamente diverso: i locali sono tutti a norma quando aprono, serve una Scia (Segnalazione certificata di inizio attività) che poi Comune e Asl controllano. Per i locali danzanti invece si deve pronunciare anche la Commissione comunale di vigilanza, di cui fanno parte anche i vigili del fuoco e vari esperti tecnici. Poi però molto dipende dalla coscienza di ogni imprenditore. Il rispetto per la vita umana non potrà mai essere rimpiazzato da nessuna norma. Faccio un esempio molto concreto: se un estintore è scarico lo devi far ricaricare immediatamente...»
A volte, ammette Stoppani, si agisce invece con troppo “ottimismo”: «Prendiamo il tema della capienza: ogni ristorante deve rispettare un indice preciso: 70 persone al massimo ogni 100 metri quadrati. Per i locali dove si tengono pubblici spettacoli invece l’indice sale a 120. Sono attività diverse e quindi servono limiti diversi. Un ristorante può organizzare occasionalmente momenti di intrattenimento (come ad esempio un veglione, ndr), ma deve comunque rispettare la sua capienza, non può trasformarsi in una discoteca. Così come non si possono aumentare i prezzi e non si possono allestire postazioni musicali, tipo un dj set. E va detto che purtroppo questo non sempre avviene. Ma si possono e si devono fare esposti, in questi casi: chi viola la legge ne deve rispondere. Vanno però evitate le cacce alle streghe, guai generalizzare davanti agli sbagli dei singoli».  Il ruolo delle associazioni di categoria, aggiunge Stoppani, consiste «nell’aumentare la cultura della sicurezza degli associati. Un altro obbligo su cui è bene investire è la formazione del personale, che deve sapere come agire in caso di emergenza». Come evidenzia Maurizio Pasca, presidente della Silb (la sigla aderente alla Fipe che riunisce 3 mila imprenditori del divertimento e dello spettacolo), gli addetti ai lavori sono addestrati «attraverso esercitazioni programmate, corsi di aggiornamento e procedure operative codificate. Gli staff sono preparati a intervenire tempestivamente e collaborano costantemente con le istituzioni. La sicurezza è un pilastro imprescindibile della nostra attività».
Certo, il «rischio zero», conclude il presidente Stoppani, «non esiste. Ma gli strumenti per gestire le situazioni di pericolo, credetemi, ci sono tutti». Forse però non basta. Serve probabilmente uno sforzo in più, da parte di tutti. Come scrive un lettore di Punto Sicuro (sito specializzato sul tema della sicurezza), commentando i fatti di Capodanno, «stiamo perdendo la cognizione del rischio». Manca, insomma, «una generale educazione alla prudenza, che non può essere affidata al semplice istinto».

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