martedì 18 febbraio 2014
​Quattro vittime tra agenti e manifestanti. 64 i feriti. In bilico il premier Yingluck Shinawatra.
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Un'ennesima fiammata di violenze ha scosso oggi la crisi politica thailandese, con scontri tra polizia e manifestanti anti-governativi che hanno causato quattro morti e 64 feriti durante un blitz (fallito) delle forze dell'ordine per riconquistare alcuni siti nella parte antica di Bangkok. La battaglia, che dopo settimane di stallo porta a 15 morti e oltre 650 feriti il bilancio di quasi quattro mesi di proteste, è scoppiata poche ore prima che la posizione della premier Yingluck Shinawatra si facesse ancora più precaria, con un'accusa di negligenza nell'ambito di un'inchiesta sulla corruzione di un controverso programma di sussidio ai produttori di riso. Gli scontri sono avvenuti nella zona di Phan Fa, non lontano dalla sede del governo che venerdì scorso era stata temporaneamente "riconquistata" senza violenza dalla polizia, per poi però tornare sotto il controllo dei manifestanti. Barricati dietro veri e propri bunker, alcune migliaia di attivisti monarchico-nazionalisti provenienti in particolare dal Sud hanno resistito all'avanzata degli agenti. La dinamica degli scontri è controversa. Secondo la ricostruzione più condivisa, gli agenti hanno aperto il fuoco dopo che uno di essi era stato colpito a morte; tra le fila della polizia è esplosa anche una granata, che ha causato dieci feriti. Ma per il movimento guidato dall'ex vicepremier Suthep Thaugsuban, che sostiene dall'inizio di seguire principi non violenti, l'uccisione di tre manifestanti sta già contribuendo ad alimentare ancora di più il risentimento verso Yingluck. Tra i due campi prosegue il muro contro muro senza negoziati, con Suthep che continua a promettere lo "sradicamento del regime dei Shinawatra" - in riferimento all'ex premier Thaksin, fratello di Yingluck e considerato la mente dell'attuale governo dall'auto-esilio - e la premier che cerca di resistere nella posizione di primo ministro ad interim, dopo elezioni anticipate boicottate dall'opposizione, incomplete a causa dell'ostruzionismo dei manifestanti e verosimilmente (il risultato non è ancora stato annunciato) stravinte dal suo partito. Da oggi la posizione di Yingluck rischia però di essere ancora più in bilico dopo che l'Agenzia nazionale anti-corruzione l'ha accusata di negligenza in merito al programma governativo di sussidio ai risocoltori, una politica di prezzo d'acquisto maggiorato rispetto a quello di mercato che ha creato una voragine nel bilancio statale a favore delle campagne del nord-est, lo zoccolo duro del suo elettorato. Contro Yingluck verrà quindi iniziata una procedura di impeachment che potrebbe portare alla sua caduta. Non è un mistero che l'establishment tradizionale, col suo essere Bangkok-centrico e il suo sentirsi un difensore della monarchia dalle ambizioni di potere di Thaksin, sia ostile all'attuale esecutivo; lo sanno anche i manifestanti, che sperano in un intervento dell'esercito o della magistratura per poi istituire un "Consiglio del popolo" non eletto che cancelli l'impronta dei Shinawatra. Se tale epilogo non è da escludere, nel frattempo il prolungarsi della crisi sta esasperando gli animi da entrambe le parti; il centro moderno di Bangkok continua a essere un bivacco dei manifestanti, creando notevoli disagi alla circolazione. In tale contesto, ulteriori esplosioni di violenza sono purtroppo probabili.
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