lunedì 10 febbraio 2014
Il referendum boccia la libera circolazione con Europa.
 LA SCHEDA I frontalieri
Ue, migranti e solidarietà: non un'utopia ma vera urgenza di G. Ferrari
COMMENTA E CONDIVIDI
Sconfessando il governo e per una manciata di voti, gli svizzeri ieri hanno approvato per referendum l'iniziativa "Contro l'immigrazione di massa". Così facendo, hanno di fatto bocciato l'Accordo di libera circolazione delle persone in vigore con l'Ue, imponendo di frenare l'immigrazione tramite la definizione di tetti massimi e contingenti annuali per tutti gli stranieri: inclusi cittadini dell'Unione europea, frontalieri e richiedenti asilo. Sono subito apparse gravi le conseguenze sul fronte Europeo. Fin da subito, dalle prime reazioni dei governi Ue (imbarazzate, preoccupate, irritate) si è capito che il nuovo elemento politico introdotto dal voto allontana la Svizzera dalla Comunità Europea. La scelta referendaria viene considerata un errore. Al termine di un testa a testa fino all'ultimo voto, l'iniziativa promossa dal partito di destra e antieuropeista dell'Unione democratica di centro (Udc/Svp) è stata approvata dal 50,3% dei votanti con uno scarto di meno 20mila schede. Ma tanto basta. Prendendo atto del risultato del referendum, il governo non ha avuto scelta e ha annunciato che intende avviare discussioni con l'Unione europea, con cui la Svizzera è legata da un Accordo sulla libera circolazione delle persone, mentre Bruxelles ha immediatamente espresso "rammarico". Dalle urne è uscito un paese spaccato in due, con i cantoni romandi francofoni più filoeuropei e le grandi città nel campo dei perdenti, mentre i cantoni di lingua tedesca e il Ticino - a grandissima maggioranza - hanno votato a favore dell'iniziativa. Il cantone italofono, che si confronta con un flusso di circa 60mila frontalieri, ha registrato la più alta percentuale di "sì", saliti a quota 68,17 %. Quasi un plebiscito.Per l'esecutivo, il responso delle urne "riflette il malessere per la crescita demografica degli ultimi anni". Anche a causa della crisi, il numero di immigrati attirati dal benessere economico della Svizzera ha superato le previsioni con un saldo migratorio di circa 77mila persone l'anno, il 70% dei quali provenienti dalla Ue. L'Udc/Svp ha fatto campagna sventolando l'immagine di una Svizzera costretta a fare i conti con le conseguenze "nefaste" di un'immigrazione fuori controllo: dalla disoccupazione in aumento, ai treni sovraffollati, all'aumento degli affitti. Oggi ha vinto contro il governo, il parlamento, le organizzazioni economiche, i sindacati e la stragrande maggioranza dei partiti. Il successo dell'iniziativa Udc/Svp introduce un nuovo articolo nella Costituzione svizzera e impone un cambiamento alla politica migratoria.Le nuove disposizioni costituzionali prevedono infatti di limitare i permessi di dimora per stranieri attraverso tetti massimi e contingenti annuali definibili in funzione degli interessi globali dell'economia svizzera. Al momento di assumere lavoratori, le imprese devono inoltre dare la preferenza agli svizzeri. "Il nuovo testo costituzionale non definisce né l'entità dei contingenti né l'autorità chiamata a fissarli e rilasciarli o i criteri da applicare. I dettagli vanno ora disciplinati nella legge. Il Consiglio federale (governo) e il Parlamento hanno tre anni per l'attuazione", ha ricordato il governo. L'esecutivo sottoporrà quanto prima al Parlamento una proposta di attuazione e, poiché le nuove disposizioni costituzionali sono in contrasto con l'Accordo sulla libera circolazione delle persone in vigore con l'Ue dal 2002, avvierà nuovi negoziati con Bruxelles. L'Europa: conseguenze gravi «Il governo tedesco rispetta l'esito del referendum, ma dal nostro punto di vista solleva problemi notevoli - ha detto il portavoce della Cancelliera tedesca Angela Merkel -. A questo punto si dovranno tirare le conseguenze politiche e giuridiche con la Ue». «La Svizzera, economicamente, vive di scambi con i paesi europei e così si danneggia da sola». Ha chiosato sarcastico il ministro degli esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier, arrivando al Consiglio dei ministri europei. E ha poi ammonito la Svizzera che «scegliere solo ciò che piace nel rapporto con la Ue non è una strategia di lungo termine. Se vogliamo una relazione equa si deve essere pronti a prendere i molti vantaggi del rapporto con la Ue, ma anche gli svantaggi». Per il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius, dalla Svizzera è davvero arrivata «una brutta notizia». «Non si può liquidare la la libera circolazione - ha detto il ministro degli esteri lussemburghese, Jeean Asselborn- non si può da una parte avere un accesso privilegiato al mercato interno della Ue e dall'altra annacquare la libertà di circolazione. Sono affranto per la Svizzera, che è un paese aperto, ma il voto va in una direzione contraria alla Ue. E questo risultato non si può accettare». Roma molto irritata Il voto referendario pone seri problemi alle relazioni italo-svizzere. «L'impatto del risultato è in fase di valutazione, anche in termini quantitativi - spiega il ministro degli Esteri, Emma Bonino - ma è molto preoccupante sia per quanto riguarda l'Italia, ma anche per gli altri accordi con la Ue», tra cui quelli fiscali. Lo ha detto il ministro degli esteri Emma Bonino, ricordando che la questione sarà discussa oggi dal Consiglio Ue. Duro il ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi: «Oggi l'Europa può competere e la libera circolazione deve rimanere tale. Se siamo in Europa - spiega - le regole siano uguali per tutti e se la Svizzera ritiene che la competizione debba essere diversa, dobbiamo ragionarci». Il ministro infine sottolinea poi la «competizione aggressiva» che fa il Canton Ticino nei confronti delle imprese italiane, spiegando che «o c'è una strategia comune o l'Italia dovrà rispondere adeguatamente».Sul fronte sincacale si fa sentira Susanna Camusso, leader della Cgil, che si augura che Bruxelles difenda il diritto alla libera circolazione delle presone, come sancito dall'Accordo di Schengen. Le reazioni in Lombardia Nonostante la soddisfazione espressa dall'europarlamentare leghista Mario Borghezio, la Lega in Lombardia è allarmata. Il presidente della Regione, Roberto Maroni è decisamente preoccupato per le possibili conseguenze per i lavoratori transfrontalieri, in gran parte lombardi. Dopo avere, infatti, dichiarato alla Radio della Svizzera Italiana, che una simile iniziativa referendaria la vorrebbe «anche da noi», ha poi sostenuto che questo voto «costringe» e istituzioni italiane a intervenire a tutela dei lavoratori transfrontalieri. Concetto ribadito anche dal segretario della Lega Nord, Matteo Salvini. Ma anche l'opposizione al Pirellone si è detta molto preoccupata. Il coordinatore lombardo del Pd, Alessandro Alfieri, ha chiesto che tutti i livelli istituzionali faccaino la loro parte«per evitare ricadute pesanti sui nostri territori». Molto dura la prese di posizione del presidente degli industriali lombardi, Gianfelice Rocca: «Non è un fatto positivo e implica una revisione degli accordi in un arco di tre anni». «Per certi versi - continua il leader di Assolombarda - rende anche più difficile a breve termine il movimento di aziende verso la Svizzera. Il di lavoratori verso la Svizzera è diminuito e bisogna capire la portata del referendum, ma soprattutto è ora che l'Europa decida che atteggiamento tenere verso la Svizzera su molti fronti tra cui la questione della mobilità delle persone che è uno dei pilastri dell'Europa stessa».

 

La preoccupazione dei frontalieri italianiC'è preoccupazione nel Verbano-Cusio-Ossola, da dove ogni giorno 5 mila italiani varcano il confine per recarsi al lavoro in Svizzera, nei cantoni del Ticino e del Vallese. "È un referendum che ci penalizza ma che l'Unione europea ritiene illegale visto che la Svizzera ha firmato con l'Europa accordi sul libero scambio. Il problema è che in Svizzera per screditarci accomunano i frontalieri ai clandestini". Così Antonio Locatelli, presidente dei frontalieri del Vco. "I primi segnali che ci preoccupano - aggiunge Locatelli - sono gli annunci per le richieste di lavoro, sui quali già vengono inserite preferenze per chi parla le lingue nazionali o per chi è domiciliato oltre confine".Bocciato il referendum sull'abortoÈ stato ufficialmente bocciato dagli svizzeri il referendum sull'aborto: l'iniziativa, che chiedeva che l'interruzione di gravidanza e l'embrio-riduzione non fossero più coperte dall'assicurazione obbligatoria di base, è stata bocciata da una maggioranza dei cantoni. Secondo le proiezioni almeno il 70% dei votanti ha respinto il testo. Il governo svizzero e la maggioranza del parlamento avevano raccomandato di respingere l'iniziativa. Intitolata "Il finanziamento dell'aborto è una questione privata" era stata promossa da un comitato interpartitico.

© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: