mercoledì 21 maggio 2014
Le milizie jihadiste hanno aperto il fuoco in due villaggi, uccidendo trenta persone. Martedì la strage di Jos: 192 vittime. Prosegue la ricerca delle studentesse.
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All'indomani della strage in un mercato di Jos, arriva la notizia che trenta persone sono rimaste uccise in seguito a due nuovi attacchi delle milizie jihadiste di Boko Haram nei pressi di Chibok: la stessa località dello Stato di Borno, Nigeria nord-orientale, teatro lo scorso 14 aprile del sequestro di massa di 276 studentesse di un liceo locale, 223 delle quali tenute tuttora prigioniere dagli estremisti.Stando a quanto denunciato da numerosi testimoni oculari, l'ennesima carneficina si è aperta nel pomeriggio di due giorni fa a Shawa, un villaggio situato circa 7 chilometri a est di Chibok, dove gli aggressori hanno ucciso dieci abitanti. Poi si sono spostati in quello di Alagarno, più a ovest, in cui hanno fatto razzia di provviste e devastato le case, aprendo poi il fuoco all'impazzata sui civili in fuga: venti le vittime.È salito a 192 morti il bilancio delle vittime dei due attentati di Jos, nello Stato nigeriano di Plateau. Centoventi cadaveri sono stati trasportati nell'obitorio dell'ospedale universitario di Jos, 62 nella struttura dello stato di Plateau, mentre altre 15 persone sono morte per le ferite riportate. "Stiamo facendo tutto il possibile per scoprire chi abbia commesso quest'atto codardo", ha affermato l'ispettore generale della polizia, Mohammed Abubakar, "il governo non può tollerare questa situazione, le indagini sono in corso". La zona dell'attentato, nei pressi del Terminus Market, è stata isolata e le scuole sono state chiuse.Il presidente Goodluck Jo­nathan  ha fortemente con­dannato l’attacco co­me un «tragico attentato contro la libertà umana». Un portavoce presidenzia­le ha ribadito che le autorità restano impegnate nella guerra al terrorismo e che non si faranno intimorire dalle «atrocità perpe­trate dai nemici del progresso».Proprio martedì il Par­lamento nigeriano ha definitivamente approvato il prolungamento di sei mesi dello stato di emer­genza nel nord-est. Dopo il via libera dei deputa­ti, anche i senatori hanno votato all’unanimità per il prolungamento delle restrizioni già in vigore da un anno negli Stati di Yobe, Adamawa e Borno.Prosegue intanto la ricerca delle studen­tesse rapite. Il governo, che sotto traccia sta conducen­do  negoziati per arrivare al rilascio delle giovani, ha i­potizzato che le giovani siano state divise in gruppi e sparpagliate in tutto il Paese. «Non ci sono indizi che la­scino pensare che le ragaz­ze siano nella foresta, né ri­sulta che siano state porta­te fuori dal Paese», ha di­chiarato il ministro del­l’Informazione, Labaran  Maku, in un’intervista pub­blicata sul quotidiano lo­cale The Punch.Anche Israele ha mandato un team di e­sperti, composto da uomini dei servizi segreti addestrati ad affron­tare i rapimenti. Il maxi-sequestro ha scatenato l’indignazione in tutto il mondo. Alle ricerche già partecipano specialisti arrivati da Usa, Gran Bretagna e Francia. Da gior­ni aerei americani, con e senza equipag­gio, solcano i cieli del Paese per cercare le ragaz­ze.
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