mercoledì 8 maggio 2019
I fedeli in fila a Colombo: «La nostra fede in Dio, il nostro amore per sant’Antonio non può essere distrutto da nessun attacco o da un kamikaze»
L'interno della chiesa di Sant'Antonio a Colombo poco dopo l'esplosione (LaPresse)

L'interno della chiesa di Sant'Antonio a Colombo poco dopo l'esplosione (LaPresse)

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Per poche ore fino a stasera, la chiesa di St. Anthony, a Kochchikade (Colombo), è stata riaperta al pubblico. L’edificio sacro è stato oggetto di un attacco terrorista il 21 aprile scorso, nel giorno di Pasqua, insieme ad altre due chiese, una a Negombo e una a Batticaloa. La riapertura parziale, spiega AsiaNews, fra i controlli della sicurezza e mentre sono in corso i restauri e la ricostruzione dopo le esplosioni, non prevede celebrazioni o messe, ma è solo per permettere ai fedeli di esprimere la loro devozione a sant’Antonio (da Padova), che si concentra in special modo al primo martedì del mese.

Percy, Ranjith e Nevi, tre giovani che abitano nelle vicinanze, affermano: “La nostra fede in Dio, il nostro amore per sant’Antonio non può essere distrutto da nessun attacco o da un kamikaze. Nella nostra vita dovremo affrontare sempre momenti come questo”. Il ricordo va a tutte le vittime dei massacri: “Ricordiamo ancora tutti quelli che sono stati uccisi due settimane fa nelle tre chiese, Essi sono venuti qui perché hanno un immenso amore per Dio. Avrebbero potuto starsene a casa, e invece hanno deciso di venire in chiesa. Pensare a quelle vittime ci rende tristi, ma noi sentiamo che essi sono nell’abbraccio di Dio”. La chiesa di St. Anthony è un santuario molto famoso: qui cattolici, protestanti, buddisti, indù, musulmani vengono in pellegrinaggio da tutto lo Sri Lanka.

Gopi Kirubaharan, un tamil indù, si è messo in coda con la sua famiglia per onorare il santo. “C’è voluta mezz’ora di cosa per arrivare alla statua di sant’Antonio e baciarla, ringraziando il santo per ogni cosa. Noi veniamo in questo santuario due-tre volte la settimana, ma dopo l’esplosione di Pasqua non siamo potuti venire. Oggi è il primo giorno dopo due settimane. Quelle due settimane ci sono sembrate due anni”.

Stephen, un businessman di Colombo, ha raggiunto il santuario insieme alla moglie e a una figlia. Dopo aver acceso alcune candele a sant’Antonio, commenta: “La morte è il destino comune per noi uomini, è il nostro destino sulla terra. Per noi cattolici, poi, questo significa entrare nella vita eterna. Sebbene venire qui ci fa ricordare tutti i nostri fratelli e sorelle che sono stati uccisi, noi crediamo che essi sono nelle braccia di Dio”.

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