La “Vig”: ogni legge dovrà misurarsi con l'impatto sui giovani
di Elisabetta Casellati
Il governo ha introdotto, per la prima volta in Italia, la Valutazione d’Impatto Generazionale. Una norma innovativa e storica, che guarda al futuro: ogni provvedimento dovrà essere accompagnato da un’analisi sugli effetti per chi ha meno di 35 anni

Caro Direttore, ho letto con attenzione le riflessioni di Davide Rondoni sui giovani, destinatari, nel messaggio di fine anno, dell’appello del presidente Mattarella ad avere coraggio, ad essere protagonisti, come le generazioni di 80 anni fa, della storia del nostro Paese. Un invito che tocca nel vivo le ferite della nostra comunità: il disagio giovanile crescente, la scarsa fiducia degli under 35 nelle istituzioni e l’astensionismo elettorale, che raggiunge livelli preoccupanti. Sono indicatori che riguardano la stessa tenuta sociale del Paese, il suo futuro economico e la qualità della nostra democrazia. Sembrerebbe il ritratto di una generazione rassegnata, ma non è affatto così. I nostri ragazzi sono competenti, consapevoli, attivi nel digitale, nell’innovazione, nel volontariato e nell’impegno per la sostenibilità. Non chiedono scorciatoie, ma opportunità: vogliono contare, essere ascoltati, avere strumenti concreti per esprimere il proprio talento. Sono pronti, dunque, a costruire il futuro. Hanno bisogno, però, di trovare negli adulti e nelle Istituzioni risposte e sostegno per crescere e partecipare, soprattutto in un contesto in cui intelligenza artificiale e transizione digitale cambiano vorticosamente le tipologie di lavoro, di formazione e della stessa vita quotidiana.
Mi sono chiesta molte volte se le leggi che scriviamo parlano davvero al futuro. E per rispondere a questa sfida, ho scelto di introdurre, per la prima volta in Italia, la Valutazione d’Impatto Generazionale (Vig), approvata nel disegno di legge “Semplificazioni” nel novembre scorso. Una norma innovativa e storica, perché ogni provvedimento dovrà essere accompagnato da un’analisi sugli effetti per chi ha meno di 35 anni. Significa che ogni legge dovrà misurarsi con la responsabilità verso chi verrà dopo.
Non si tratta solo di una novità procedurale, ma di un vero cambio di paradigma culturale. Ogni provvedimento dovrà avere uno sguardo lungo, di prospettiva. La Vig riduce la distanza tra chi decide oggi e chi erediterà le scelte, restituisce centralità ai giovani dando la possibilità concreta di programmare le loro attività e di sviluppare i loro talenti, senza avere la necessità di cercare riconoscimenti fuori dall’Italia. Questo è ciò che vuole essere la Vig. i giovani chiedono di non essere spettatori, ma interlocutori, di avere voce nel dibattito pubblico e nella politica, di poter credere che ci sia uno Stato che li ascolti e li orienti. Solo così potranno costruire il proprio domani nel loro Paese, sentendosi accolti, riconosciuti e incoraggiati a costruire e generare futuro.
L’Italia deve farli innamorare comprendendo le loro esigenze, offrendo opportunità e incentivi alla partecipazione. Allo stesso tempo, la riforma del premierato, con l’elezione diretta del Presidente del Consiglio, offrirà ai cittadini – e in particolare ai giovani – la certezza di esprimere direttamente la propria preferenza, scegliendo chi li governerà. Nel 2026 facciamo dei #giovani l’hashtag della nostra Repubblica: il filo conduttore delle politiche pubbliche. Ogni riforma, ogni decisione, ogni scelta deve parlare di loro e per loro. Sarebbe il modo più concreto per aiutare le nuove generazioni a preferire di vivere e crescere nella terra che li ha generati e verso la quale possono e devono rivendicare il diritto non scritto alla piena realizzazione di sé.
Ministro per le Riforme istituzionali e la Semplificazione normativa
Ministro per le Riforme istituzionali e la Semplificazione normativa
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