Il diritto internazionale è morto? Viva il diritto internazionale!

Dopo l'attacco Usa in Venezuela la tentazione più naturale sarebbe quella di dichiarare la fine del sistema giuridico che regola i rapporti tra gli Stati. Ma questo è proprio ciò che vogliono gli “adoratori della forza”
January 4, 2026
Il diritto internazionale è morto? Viva il diritto internazionale!
Proteste davanti all'ambasciata Usa di Buenos Aires (Argentina) per l'attacco americano in Venezuela con cui è stato catturato Maduro /Reuters
La tentazione più naturale, in seguito all’attacco statunitense di ieri notte in Venezuela, è di dichiarare che la lunga agonia del diritto internazionale, alla quale abbiamo assistito da qualche anno a questa parte, si è finalmente conclusa con il suo decesso. La legge della forza, che con colpi più o meno eclatanti, si è affermata nei più diversi scenari, ha definitivamente conquistato il campo dei rapporti tra gli Stati, e si è quindi tolta ogni ipocrisia ad una situazione nella quale l’appello alle regole che hanno governato le relazioni internazionali appariva sempre più come del tutto retorico, e quasi sempre interessato. Il diritto internazionale, negli ultimi tempi, è stato infatti difeso dagli Stati quando tornava comodo per giustificare le proprie scelte di campo, e dagli stessi soggetti dimenticato allorché quelle scelte portavano in direzioni incompatibili col diritto internazionale medesimo. Tanto vale quindi togliere ogni velo e lasciare che siano i rapporti di forza a determinare gli equilibri futuri.
Si tratta di uno scenario che perciò non nasce all’improvviso, dato che ormai da troppo tempo possiamo dire di trovarci in una fase di vera e propria “adorazione della forza”: non solo da parte di chi la usa per raggiungere illecitamente i propri obiettivi, ma anche da parte di coloro che, rispetto ai primi, non vedono altra risposta possibile che appunto quella della forza. È la logica della "guerra giusta", adottata da chi si rassegna alla guerra dimenticando che ci sono altre vie per risolvere i conflitti; ed è la logica del riarmo, adottata da chi pensa che rispetto ai ventilati pericoli ci si debba premunire innanzitutto sul piano militare. La logica di chi pensa, insomma, che un nuovo ordine, se mai possa essere creato, non possa non nascere che sulla base della deterrenza, e cioè di nuovo sui rapporti di forza.
A furia di mettere al centro la forza, chi vuole procedere sulla base del suo principio non sente più nemmeno il dovere di giustificarsi, né tanto meno il dovere di rivolgere un ipocrita omaggio a quel diritto internazionale, che bene o male aveva fatto ogni tanto sentire la sua voce. E tuttavia, sarebbe un grave errore constatare - amaramente, magari, ma come sempre "realisticamente" (che coincide quasi sempre con "strumentalmente") - che il diritto internazionale è morto. Lo sarebbe perché è proprio questo ciò che si aspettano coloro che il diritto internazionale hanno violato e continueranno a violare. Dare per morto il diritto internazionale vuol dire lasciare libero il campo, anche sul piano simbolico, a coloro che stanno sostituendo la forza del diritto con il diritto del più forte.
Davanti a simili fatti, la scelta non è tra l’essere realisti - e quindi prendere atto che "questa è la situazione", adeguandosi (se non addirittura gioiendone, come stanno già facendo in molti) - e l’essere "idealisti", difendendo un "inesistente" ruolo del diritto. Non c’è alcuna realtà predeterminata, rispetto alla quale sentirsi impotenti. Come ogni forma di diritto, il diritto internazionale ha bisogno innanzitutto di quella che Max Weber, all’inizio del XX secolo, chiamava la "credenza nella validità", e di conseguenza di comportamenti che a quella validità diano seguito. Il diritto internazionale - di nuovo, come ogni altra forma di diritto - non funziona "da solo", meccanicamente. Funziona se coloro che sono chiamati a dargli esecuzione compiono i doveri che loro spettano. Ecco perché è particolarmente importante che i soggetti che del diritto internazionale sono protagonisti, ricordino il ruolo del diritto e facciano tutto ciò che è possibile giuridicamente per richiamarne il valore e magari per ripristinarlo.
Questo dovrebbe essere innanzitutto il compito dell’Europa, chiamata a svolgere un ruolo storico importantissimo: non quello di partecipare alla folle corsa verso lo squilibrio delle forze, ma quella di essere sempre più custode del diritto, in un mondo che del diritto si illude di poter fare a meno. L’inefficacia momentanea non è una giustificazione per mettere da parte un patrimonio che l’umanità aveva conquistato lungo i secoli e che si era consolidato nel secondo dopoguerra, a seguito di distruzioni e sacrifici umani come non si erano mai visti nella storia. Ecco perché non bisogna dire che "il diritto internazionale è morto". Si tratta di un argomento che finisce per giustificare i prepotenti, ma anche per rendere irresponsabili coloro che sono i primi custodi del suo funzionamento e che hanno oggi il dovere di ripristinarlo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA