Non dimenticarsi di essere felici: la lezione di Gaia, morta a 12 anni

I genitori, i medici e gli studenti della scuola media che frequentava ricordano l'incredibile messaggio di gioia lasciato dalla ragazza portata via da un tumore nel 2018. «La sua forza era anche la fede»
January 4, 2026
Gaia Bartolini, seconda da sinistra, assieme ai genitori, Barbara e Alverio, e al fratello Federico, durante una vacanza
Gaia Bartolini, seconda da sinistra, assieme ai genitori, Barbara e Alverio, e al fratello Federico, durante una vacanza
Ore 11. 59. L’orologio è diventato improvvisamente l’attrazione più magnetica dell’universo. Gli occhi dei piccoli studenti si spostano alla velocità della luce da sinistra a destra e viceversa. Uno sguardo alle lancette, e un altro alla prof che sta finendo di spiegare gli ultimi paragrafi. Poi eccola, la salvatrice della patria, la campanella dell’intervallo. Il classico brusio del cambio dell’ora comincia a propagarsi in tutta la scuola. La classe è una prima media, e ad accoglierci ci sono degli sguardi visibilmente stanchi, di chi non vede l’ora di tuffarsi in un bel piatto di spaghetti fumanti. Ma basta pronunciare il nome di una ex studentessa della scuola, Gaia Bartolini, per riaccendere l’entusiasmo. Tutti la percepiscono come un’amica, un esempio a cui ispirarsi. «Mi ha aiutato a combattere le mie paure», dice Emma. «Ci ha insegnato a cercare qualcosa di positivo anche nelle situazioni peggiori», le fa eco Anita. A loro si aggiunge Raffaele: «Grazie a lei ho scoperto che i libri possono donare la felicità». Eppure, non l’hanno mai incontrata di persona. È l’“effetto Gaia”. Così l’hanno battezzato i professori che l’hanno conosciuta. Ci troviamo nell’Istituto comprensivo Don Roberto Sardelli, nel quartiere romano di Val Cannuta. Qui tutto parla di lei. Dalla quercia con il suo nome che è stata piantata nella collinetta di fronte alla scuola, alla biblioteca che le è stata intitolata.
Il "libro di Gaia" con gli scritti della ragazza, appeso nei locali della sua scuola media nel quartiere romano di Val CannutaLa biblioteca della scuola media nel quartiere romano di Val Cannuta dedicata a Gaia BartoliniLa quercia dedicata a Gaia Bartolini all'esterno della scuola media nel quartiere romano di Val CannutaGaia Bartolini, morta a 12 anni nel 2018Il "motto" di Gaia Bartolini: "Dont' forget to be happy", "Non dimenticare di essere felice"
Il "libro di Gaia" con gli scritti della ragazza, appeso nei locali della sua scuola media nel quartiere romano di Val Cannuta

La forza nella malattia

Il suo viso sorridente, immortalato in una foto, ti accoglie all’ingresso, sullo scaffale dove vengono conservati gli oggetti smarriti, insieme al suo motto: «Don’t forget to be happy», «Non dimenticare di essere felice». È il suo testamento in cinque parole. Una frase che ne fa un’autentica “missionaria della gioia” e che ancora oggi è stampata nel cuore di tutti, anche se Gaia non c’è più da quasi otto anni. L’ultima volta che ha varcato le porte della sua scuola era la fine del 2017. Pochi mesi dopo, il 5 febbraio 2018, un tumore raro, il cordoma, l’ha portata via. Si è spenta ad Ancona all’età di dodici anni. Tutto è cominciato nell’estate del 2014. Aveva solo nove anni quando arrivò la diagnosi. Il 9 settembre fu ricoverata al Bambino Gesù di Roma, l’ospedale pediatrico dove oggi lavora suo fratello Federico. Da quel momento in poi, è iniziato il calvario. Operazioni chirurgiche, terapie, trasferimenti in diversi ospedali (Varese, Liverpool, Trento). Fino alla comparsa della recidiva, che non le ha lasciato scampo. «Ma non l’abbiamo mai vista triste», raccontano i suoi genitori, Barbara Bartolini e Alverio Bartolini (hanno lo stesso cognome). «Aveva una forza che non ti permetteva di essere disperato. Riusciva a trovare il lato positivo in ogni situazione. Ancora oggi non ci spieghiamo dove trovasse questa energia». Non se lo spiega nemmeno Antonio Tabano, il direttore della Neurochirurgia di Varese che l’ha operata nel 2014. «Non ho mai avuto una paziente così. Solitamente i bambini si lamentano. Lei invece era sempre positiva. Dopo una settimana, era in piedi e ballava». Nonostante l’età, aggiunge Loredana Caretta, l’infermiera che la seguiva in quel periodo, «aveva piena coscienza della sua malattia. Dimostrava più degli anni che aveva».

Il sostegno della fede. E dei libri

Un modo di fare luminoso, il suo, sorretto anche da una fede profonda. «L’ha conservata fino alla fine – raccontano ancora i suoi genitori –. Nei suoi giacchetti abbiamo ritrovato decine e decine di santini. Nel 2015, volle fare a tutti i costi la Prima Comunione. Noi avremmo rimandato all’anno successivo, perché in quel momento si nutriva con il sondino nasogastrico. D’accordo con il parroco, prese un frammento piccolissimo di ostia». Mamma Barbara, poi, ha ancora lucido il ricordo della visita al Santuario di Loreto, poche settimane prima della sua morte. «Dedicò alla Madonna una preghiera di due pagine». Probabilmente, è una delle ultime cose che ha scritto. Assieme alla lettura, la scrittura era tra le sue più grandi passioni. «Tra la fine del 2014 e il 2015 – aggiungono i Bartolini – divorò più di 50 libri in un anno. A Trento, dove fu trasferita per essere sottoposta alla protonterapia (è stata la prima bambina in Italia), ci chiese di comprarle un quaderno perché voleva appuntarsi tutto ciò che leggeva». Così è nato “Il libro di Gaia”, da lei chiamato inizialmente il “Libro dei libri”. Più di sessanta pagine piene di disegni e annotazioni che spaziano dai dinosauri ai Maya, ai Tre Moschettieri. Tutto realizzato a soli nove anni. La sua professoressa di Lettere delle medie, Elena Caloni, ricorda ancora quando lo portò in classe. «Lo fece vedere ai suoi compagni, spiegando come fosse riuscita a trasformare l’esperienza in ospedale in un’avventura. Parlò ininterrottamente per un’ora e mezza».

Sui passi di Carlo Acutis

Rimase colpito pure il preside di allora, Giuseppe Fusacchia. Anche grazie a lui il libro è stato pubblicato ed è conservato nella biblioteca della scuola. «Fin da piccola, aveva capito che la cultura avrebbe potuto dare senso alla propria esistenza e salvarla anche in condizioni estreme». È questa l’impronta più profonda che Gaia ha lasciato nella sua scuola, insieme a una grande testimonianza di amore per la vita. Come si legge in una lettera che ha scritto sul quaderno di Veronica Gentile, sua grande amica, tra la prima e la seconda media. Riflessioni che ricordano il lascito di san Carlo Acutis: «Dobbiamo continuare a essere noi, semplicemente noi, che nella fragilità, nelle paure, nei difetti e nei pregi siamo speciali, e nessuno è come noi. Sì, ci possiamo somigliare, ma nessuno è la nostra copia. Siamo tutti belli, veri, unici», sono le parole di Gaia. Che ogni anno viene ricordata nella sua scuola con una Messa e con dei concorsi. C’è la sezione “Don’t forget to be happy”, che viene assegnata a uno studente che ha trasformato un momento di difficoltà in un’occasione di riscatto. C’è il “Gaia book challenge”, una sfida che spinge i ragazzi a leggere più di cinquanta libri in un anno. E infine c’è il premio “Libro dei libri”, che consiste in un elaborato scritto ispirato alla lettura di un testo. Iniziative che avvicinano gli studenti alla bellezza della cultura. E il merito è tutto di Gaia. «Era una donna nel corpo di una bambina – ricorda Elisa Martone, sua amica fin dalle elementari, oggi studentessa universitaria –. Sulla mia scrivania ho una sua foto. Quando non ho voglia di studiare penso a lei». L’“effetto Gaia” si riverbera davvero su tutti. Non conosce età.

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