martedì 25 luglio 2023
Lo storico Steven Forti: «Determinante la mobilitazione dell'elettorato progressista. L'errore della formazione di Abascal è stata puntare solo sulla delegittimazione dell'avversario
Il leader di Vox Santiago Abascal

Il leader di Vox Santiago Abascal - Reuters

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«Sì, ha ragione Der Spiegel. Il voto in Spagna è un monito forte all’Europa». Secondo il quotidiano tedesco, il corteggiamento messo in atto dai popolari di vari Paesi nei confronti dell’estrema destra non solo è «pericoloso per la democrazia liberale», ma spesso si trasforma in un boomerang per gli stessi conservatori. «Il caso iberico ne sarebbe la conferma: il Pp di Alberto Núñez Feijóo ha ottenuto un buon risultato: è il primo partito, con 47 poltrone in più rispetto alla consultazione del 2019. Consensi presi in gran parte dal centro liberale dell’ormai scomparso Ciudadanos, che non si è nemmeno presentato alle urne. È stato Vox a deludere: la formazione di Santiago Abascal ha perso 19 poltrone, pur conservando una quota di tre milioni di preferenze. In questo modo, l’alleanza popolari-ultradestra, data per scontata, non raggiunge la maggioranza assoluta di 176, necessaria per governare», spiega Steven Forti, italiano e docente di storia contemporanea all’Università Autonoma di Barcellona nonché uno dei più acuti analisti sul fenomeno Vox. Il grande sconfitto, dicono alcuni.
È d’accordo?
Non parlerei di sconfitta o di crollo ma di un retrocesso, non previsto dai sondaggi: tutti davano più o meno la maggioranza assoluta alla compagine Pp-Vox.
Che cosa ha fatto cambiare l’esito?
Due elementi. L’eventualità di avere l’estrema destra all’interno del governo ha rimobilitato l’elettorato progressista che, invece, era rimasto maggiormente in disparte durante le regionali e municipali. In particolare c’è stata una presa di posizione forte da parte delle donne di fronte al rischio di vedere modificate alcune leggi sulla violenza di genere. Abascal, inoltre, ha puntato molto sul cosiddetto slogan «echar al sanchismo», «cacciare il sanchismo», ripetuto anche dai popolari. Non Sánchez ma il sanchismo. Una categoria inventata in cui rientrano tutti i cosiddetti nemici della Spagna: socialismo, comunismo, indipendentismo, globalismo, femminismo. Si è "venduta" l’idea che il governo del Psoe fosse sostenuto dai «terroristi», soprattutto dei gruppi baschi filo-Eta, cosa che ovviamente non era vera. Vox si è talmente concentrato su questo attacco frontale da dimenticare di presentare la propria idea di Paese. Al di là della retorica, non ha quasi mai parlato del programma e questo, alla fine, ha pesato.
Qual è il messaggio forte per l’Europa?
I risultati del voto in Spagna rappresentano un battuta di arresto per il progetto di costruire una maggioranza in Ue centrata sull'asse popolari-conservatori, con l'eventuale contributo dei liberali. Una strategia portata avanti da una parte dei popolari europei, in particolare dal presidente Manfred Weber. Linea sulla quale converge anche la premier Giorgia Meloni. In pratica si vuole spostare il Ppe verso destra, rompendo l’equilibrio della “grande coalizione” con i socialisti. La “conquista di Madrid” da parte di Vox avrebbe confermato l’idea di un vento ultrà ormai inarrestabile. Un fenomeno iniziato con l'Italia, proseguito con Grecia e Finlandia e previsto anche per i prossimi appuntamenti elettorali di Polonia e Slovacchia. Non è accaduto, segno che il contesto attuale è più complesso delle narrative sempliciste. E, seppur nessuno in Commissione si pronuncia, come da tradizione, nei corridoi ci sono stati diversi sospiri di sollievo. Anche se è ancora tutto molto incerto.
Che cosa intende?
Non è detto che i socialisti riescano a formare una maggioranza. Dipende dai catalanisti di Junts. E un ritorno alle urne potrebbe rimettere tutto in discussione, sappiamo quanto l’elettorato sia volatile.
L’instabilità è un dato ormai costante in Spagna.
È una scoperta recente, risale al 2015 quando lo spettro partitico che aveva caratterizzato il post-franchismo si è frammentato e sono comparse nuove formazioni come Podemos, il citato Ciudadanos e, infine, Vox. Da allora ci sono state cinque consultazioni, inclusa questa. L’attuale elezione mostra, comunque, un elemento interessante: i partiti storici hanno recuperato consensi. Nel 2019 avevano meno del 50 per cento, ora sfiorano il 64 per cento.

Avremo un'altra elezione a breve?
È presto per dirlo. Non si può escludere. Saranno determinanti le settimane fino al 17 agosto quando ci sarà l’inizio ufficiale del Parlamento. Sánchez, che finora si è dimostrato molto resiliente, è determinato a negoziare. Il suo fiuto si è rivelato efficace anche nella scelta, contestata dall’interno, di anticipare le elezioni e evitare una lenta della legislatura. Vedremo se riuscirà a spuntarla un'altra stavolta. Junts è un osso duro.

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