mercoledì 28 ottobre 2015
È la prima volta che Teheran, alleato di Damasco, interviene a una riunione internazionale sulla crisi siriana.
Ci sarà anche l'Iran aI colloqui di Vienna, venerdì, per dare una svolta alla crisi siriana; e la novità è la prima sostanziale nel tentativo di dare una soluzione politica a un conflitto che va avanti da oltre cinque anni e ha seminato già 250mila vittime.È la prima volta che l'Iran, alleato del regime di Damasco, interviene a una riunione internazionale sulla Siria, perché non era stato invitato alle conferenza, peraltro infruttuose, che si svolsero a Ginevra nel 2012 e nel 2014.Venerdì a Vienna saranno riuniti in una stessa stanza e seduti a uno stesso tavolo tutti i grandi protagonisti internazionali del conflitto: i capi delle diplomazie di Usa, Russia, Arabia Saudita e Turchia, innanzitutto. Da Teheran, arriverà Mohammad Javad Zarif, grande protagonista dei colloqui coronati, il 14 luglio, sempre nella capitale austriaca, dalla firma allo storico accordo sul nucleare iraniano. Zarif sarà accompagnato dai suoi vice: oltre ad Amir-Abdollahian, anche Abbas Araqchi e Majid Takht Ravanchi.Sdoganato proprio da quella storica intesa, l'Iran dunque rientra ufficialmente nel gioco diplomatico: una svolta cruciale perché le petrol-monarchie sunnite del Golfo, alleate degli Usa e acerrime nemiche di Teheran, culla dello sciismo, e anche le forze dell'opposizione anti-Assad sostenute dall'Occidente, finora si erano sempre opposte a un coinvolgimento dell'Iran nei negoziati.Al tavolo, siederà anche il capo della diplomazia Ue, Federica Mogherini. E hanno annunciato la loro presenza i ministri degli Esteri di Francia, Laurent Fabius, e Germania, Frank-Walter Steinmeier. Ci saranno anche Egitto e Libano; la Russia ha annunciato la presenza anche dell'Iraq. I colloqui saranno preceduti da un incontro tra i capi delle diplomazie di Russia, Usa, Arabia Saudita e Turchia, il secondo nel giro di appena una settimana.Da una parte l'Iran e la Russia, che entrambi sostengono le forze di Assad sul terreno e dicono che Damasco deve essere aiutato a sconfiggere "il terrorismo" prima che possa cominciare un processo politico. Dall'altra gli Usa e gli altri alleati regionali, Turchia e Arabia Saudita, che sostengono i gruppi anti-Assad e insistono che il rais se ne debba andare perché ci sia alcuna speranza di pace. Le scintille non mancheranno.Tra l'altro gli Usa puntano ad aumentare gli sforzi per debellare l'Is in Siria e in Iraq, intensificando i bombardamenti aerei, ma anche con operazioni militari sul terreno. E la Russia accusa: "Gli Usa violano apertamente il diritto internazionale con un'operazione aerea in territorio siriano che non ha né il placet dell'Onu né una richiesta delle autorità", ha messo in guardia la presidente del Senato, Valentina Matviyenko. "Se adesso si tratta di una sorta di operazione di terra, questo sarebbe calpestare di nuovo e in modo clamoroso il diritto internazionale. È inaccettabile, questo è davvero troppo".
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