giovedì 28 settembre 2017
«Molti bimbi e donne tra i morti». Stavano cercando di raggiungere via mare le coste bengalesi. A quota 500mila i rifugiati. Spunta l'orrore degli stupri
I soccorritori recuperano i primi corpi (Ansa/Ap)

I soccorritori recuperano i primi corpi (Ansa/Ap)

Potrebbero essere più di 80 i profughi Rohingya in fuga dalla Birmania morti in mare davanti alle coste del Bangladesh. Il barcone su cui viaggiavano si è rovesciato a pochi metri dalla spiaggia, al largo del distretto di Cox’s Bazar, la meta che tanti uomini, donne e bambini della minoranza musulmana stanno cercando di raggiungere in ogni modo, anche al prezzo della vita, pur di lasciare le violenze a cui, da agosto, vengono sottoposti in Myanmar. Sono ormai 500mila, secondo l’Onu, i rifugiati arrivati in Bangladesh. Tantissimi non ce la fanno. Il barcone che si è ribaltato ieri trasportava più di cento persone. I primi 14 cadaveri recuperati sono tutti di donne e bambini.

La speranza che affonda in mare. L'orrore degli stupri

La speranza che affonda in mare è solo uno degli aspetti terribili di questo esodo, che sta conoscendo tutto l’orrore più proprio delle persecuzioni. William Lacy Swing, direttore generale dell’organizzazione mondiale per la migrazione (Oim) ha denunciato i gravi casi di violenza sessuale e di genere registrati negli ultimi arrivi a Cox’s Bazar. I medici dell’Oim – che sta predisponendo una risposta umanitaria all’emergenza – hanno curato decine di donne che hanno subito stupri. Numeri che, ha detto il responsabile, sono solo la punta dell’iceberg. Già nell’ottobre 2016, durante un precedente esodo di Rohingya seguito ad un’altra “operazione di pulizia” dell’esercito birmano, l’Oim aveva potuto constatare centinaia di casi di abusi sessuali.

Poi ci sono fame e malattie. Secondo Save the Children, nel distretto di Cox’s Bazar sono 14mila i casi di malnutrizione segnalati tra i minori, più vulnerabili ed esposti a contrarre patologie, per loro mortali. Mentre l’Organizzazione mondiale della sanità ha avvertito circa l’altissimo rischio di un’epidemia di colera nei 68 campi e insediamenti del Bangladesh.

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