sabato 12 agosto 2017
Settimane di tensioni sono esplose ieri in violenti scontri tra neonazisti e gruppi anti-razzisti. Ku Klux Klan: porteremo a compimento «la promessa di Trump e riprenderci il nostro Paese»
L'auto dell'attentatore neonazista lanciata contro la folla (Lapresse)

L'auto dell'attentatore neonazista lanciata contro la folla (Lapresse)

Settimane di tensioni a Charlottesville sono esplose ieri in violenti scontri tra neonazisti e gruppi anti-razzisti provocando, stando alle dichiarazioni del sindaco, un morto e almeno 19 feriti e spingendo il governatore della Virginia a dichiarare lo stato d’emergenza. Nonostante la polizia abbia tentato per ore di riportare la calma, a fine giornata, un’auto – alla quale erano state tolte le targhe – si è scagliata su una folla di dimostranti anti-suprematisti, lasciando una ventina di persone insanguinate sull’asfalto. Nei video diffusi dai social network, si vede che l’auto, dopo aver investito i manifestanti, parte rapidamente in retromarcia, colpendone altri.


I suprematisti bianchi, al grido di “white lives matter” – slogan che ribalta il movimento afroamericano “black lives matter” sorto in risposta alle uccisioni di neri da parte della polizia – protestavano per la decisione delle autorità locali di rimuovere la statua del generale confederato Robert Lee, eroe dei sudisti ai tempi della Guerra Civile americana. La statua, simbolo dello scontro epocale fra il Sud schiavista e il Nord abolizionista, è negli ultimi anni diventata un’emblema della destra estrema.
Jason Kessler, organizzatore della marcia, ha sostenuto che la volontà dei manifestanti è di «difendere il primo emendamento della Costituzione» che protegge la libertà di espressione e di sostenere «i grandi uomini bianchi che sono diffamati e calunniati negli Stati Uniti».


Di fronte alle mazze, alle catene, ai cappucci bianchi e alle torce che evocano il Ku Klux Klan con le quali centinaia di manifestanti sono scesi in piazza fin dalla serata di venerdì davanti alla Università della Virginia e agli slogan razzisti («gli ebrei non ci sostituiranno»), però, la polizia ha dichiarato la protesta «fuorilegge» ordinando al corteo di disperdersi. Il governatore della Virginia, Terry McAuliffe ha messo in allerta la Guardia nazionale nel caso la situazione peggiorasse e ha proclamato lo stato di emergenza. Tale passo permette di chiamare rinforzi, anche militari, in caso di necessità. «Il diritto d’espressione non è un diritto alla violenza», ha detto McAuliffe. Il sindaco di Charlottesville Mike Signer ha definito la dimostrazione una marcia di «odio, razzismo e intolleranza».


La manifestazione, chiamata «Unite the right» (Destra Unita) è, tuttavia, continuata fino alla fine della mattinata di ieri. Con forti momenti di tensione con gli universitari e gruppi di segno opposto. Questi si sono schierati di fronte alla manifestazione della “Destra Unita”, cercando di fermarla. Decine di persone sono state coinvolte in enormi risse, con lancio di pietre e colpi di bastone
Un migliaio di agenti, anche in tenuta antisommossa, alla fine, hanno iniziato lo sgombero dell’Emancipation park della cittadina meridionale Usa, dove erano confluiti i dimostranti. Donald Trump, che pure gode dell’incondizionato sostegno dei rappresentanti dei gruppi di bianchi suprematisti, ha condannano le violenze a Charlottesville. Il presidente ha dichiarato su Twitter che «non c’è posto per questo tipo di violenza in America» e ha chiesto a tutti di «unirsi e condannare l’odio».


Ancora prima del presidente statunitense si era però espressa, sempre su Twitter, sua moglie Melania, solitamente restia a qualsiasi intervento pubblico. «Il nostro Paese incoraggia la libertà di espressione – ha affermato la First Lady americana –. Parliamo, ma senza odio. Niente di buono arriva dalla violenza».


Sia secondo gli organizzatori della manifestazione che secondo i loro critici, si è trattato del più grande raduno di rappresentanti dell’estrema destra americana degli ultimi anni. Il corteo comprendeva personaggi noti alle forze dell’ordine Usa, come David Duke, un leader del Ku Klux Klan che ieri ha dichiarato di voler portare a compimento «la promessa di Donald Trump e riprenderci il nostro Paese».

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