martedì 24 agosto 2010
Dopo l'appello del Papa, presto un incontro tra i vescovi e il governo. La commissione Ue: invitiamo tutti i Paesi ad applicare «in maniera corretta» le direttive sul libero movimento dei cittadini.
- EDITORIALE: Accoglienza e legalità, perché la persona viene prima di G. Paolucci
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Il governo francese è «assolutamente disposto» al dialogo con la Chiesa sulla questione delle politiche di pubblica sicurezza e d’accoglienza riguardanti i rom e gli altri gruppi etnici itineranti. La conferma è giunta ieri per bocca del ministro dell’Interno, Brice Hortefeux, in un clima nazionale sempre più marcato da prese di posizione incrociate e in coincidenza di un nuovo invito alle capitali europee da parte della Commissione Ue ad «applicare in modo corretto le regole Ue relative alla direttiva sul libero movimento dei cittadini del 2004, in quanto di grande beneficio per tutti noi perché aiuta l’economia e rafforza la nostra identità europea», come ha detto la portavoce Viviane Reding, annunciando al contempo nuove verifiche per chiarire lo scenario della presenza dei rom nell’Unione.Le parole in francese pronunciate domenica a Castel Gandolfo da Benedetto XVI sono state ampiamente commentate ieri in Francia e lo stesso Hortefeux vi ha fatto riferimento, affermando di aver «ascoltato con attenzione» l’appello del Papa. «Se qualcuno desidera incontrarmi, sarò felice di farlo», ha proseguito il ministro citando i presuli francesi che con maggior forza hanno ricordato nelle scorse settimane gli imperativi cristiani di accoglienza e rispetto della persona umana, a cominciare dal cardinale André Vingt-Trois, presidente della Conferenza episcopale e arcivescovo di Parigi. Ieri mattina, quest’ultimo ha confermato che incontrerà volentieri il ministro già «nelle prossime settimane».Secondo il governo, 88 accampamenti rom irregolari sono stati già smantellati e proseguono da giorni anche i «rimpatri su base volontaria» in direzione perlopiù della Romania. L’esecutivo ha previsto un dispositivo di «aiuto al ritorno volontario» che consiste soprattutto in un sussidio di 300 euro per ogni adulto e di 100 euro per minorenne. Ma il giro di vite dell’esecutivo, ufficialmente per ragioni di ordine pubblico, continua a provocare polemiche. L’opposizione socialista parla di una Francia «messa al bando internazionale sui diritti umani». E l’esecutivo ha dovuto incassare nelle ultime ore anche dolorosi attacchi dai ranghi della stessa maggioranza. Per Christine Boutin, alla guida del neonato Partito democristiano e capofila storica dei deputati cattolici vicini al centrodestra, la politica dell’esecutivo ha preso un orientamento «estremo» e ciò sta procurando «una grande fessura supplementare» fra il movimento politico e il presidente Nicolas Sarkozy. Anche per questo, la deputata non esclude più una separazione fra democristiani e sarkozisti storici in vista della prossima corsa per l’Eliseo.    Un crescente malumore si diffonde pure fra i deputati neogollisti vicini all’ex premier Dominique de Villepin ed esprimono scetticismo anche altre figure di spicco del centrodestra come Jean-Pierre Raffarin e Alain Juppé, anch’essi già premier. Fra l’altro, si manifestano dubbi sulla legalità delle misure nel quadro delle nuove regole europee. Ma Hortefeux si è già difeso in proposito: «Ricordo che una direttiva del 2004 prevede delle restrizioni al diritto di circolazione, in caso di problemi d’ordine pubblico o d’insufficienza delle risorse economiche. Non siamo votati ad accogliere in Francia tutti i rom di Romania e Bulgaria». Per discutere in profondità la questione, due sottosegretari di Stato romeni giungeranno domani a Parigi..
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