martedì 16 maggio 2023
Quasi la metà dei trattamenti di fertilità del Vecchio Continente si realizza nel Paese iberico
Un laboratorio di riproduzione assistita

Un laboratorio di riproduzione assistita - ANSA/ETTORE FERRARI

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Che la Spagna sia una potenza mondiale della riproduzione assistita è risaputo. Meno che sia il maggiore fornitore di ovociti d’Europa. Quasi la metà, il 45% dei trattamenti di fertilità europei con ovuli “donati” si realizza nel Paese iberico, secondo i dati della Società europea di Riproduzione umana. Sul mercato dei gameti femminili – teoricamente si tratterebbe di una donazione altruista – le cliniche private che controllano l’80’% del mercato hanno costruito un’imponente industria di servizi basata sulla compravendita di materiale biologico.

Le ragioni di questa leadership sono numerose.

L’ovodonazione è l’unico processo che non dipende dall’Organizzazione nazionale dei Trapianti e in cui è ammesso l’intervento privato. La cessione da parte della donante è anonima, in principio gratuita e solidale, anche se la legge sulla riproduzione assistita, vigente dal 1988, prevede una «compensazione economica risarcitoria», stabilita dalla Commissione nazionale di riproduzione umana intorno ai mille euro: l’equivalente del salario minimo interprofessionale, rispetto invece a Paesi come Italia o Francia, con norme più restrittive, che solo ripagano le spese delle “donatrici” il giorno dell’intervento, come segnala Sara Lafuente, esperta in riproduzione assistita e bioeconomia, nel saggio “Mercati riproduttivi. Crisi, desiderio e disuguaglianza”.

Le cliniche private utilizzano gli ovociti estratti per offrire trattamenti di infertilità per migliaia di euro, ma possono anche rivenderli a banche specializzate in crioconservazione o a centri medici di Paesi dove la donazione di ovuli non è consentita. Da qui la pratica mercantilista, in virtù di una legge nata prima che la scienza consentisse di congelare gli ovociti. Alla flessibilità legale si uniscono poi altri vantaggi, come il fatto che «qui si fanno più analisi genetiche preimpianto». Già nel 2020 il comitato di Bioetica spagnolo raccomandava «un cambio di cultura nella riproduzione assistita».

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