Nord Kivu. Sacerdote sfugge ai sequestratori in Congo


Matteo Fraschini Koffi, Lomé (Togo) sabato 9 settembre 2017
Padre Athanase Waswandi, ex rettore dell'Università cattolica, è stato preso nel dormitorio dell'ateneo. E' riuscito a scappare dall'auto dei rapitori. Minacce alla società civile
La zona dell'Università cattolica di Butembo, nel Nord Kivu congolese, dove è avvenuto il sequestro del sacerdote poi sfuggito

La zona dell'Università cattolica di Butembo, nel Nord Kivu congolese, dove è avvenuto il sequestro del sacerdote poi sfuggito

Le violenze contro i religiosi e i civili continuano con impunità nel nord-est della Repubblica democratica del Congo. Due sacerdoti congolesi, padre Charles Kipasa e padre Jean Pierre Akilimali, erano già stati rapiti lo scorso luglio, mentre un terzo, padre Athanase Waswandi, è riuscito a scappare dai suoi rapitori nella notte tra venerdì e ieri. «Per noi è solo un piccolo problema farvi fuori tutti», sono state le parole minacciose pronunciate ieri da un comandante della polizia. Proprio quest’ultimo stava compiendo le indagini per il tentativo di rapimento nei confronti di padre Waswandi, ex rettore dell’Università cattolica di Graben (Ucg), situata a Butembo, cittadina della martoriata provincia del Nord Kivu.

«Individui armati in uniforme verso l’una di notte hanno fatto irruzione nell’università e hanno catturato padre Waswandi mentre era nella sua camera all’Ucg a Butembo. Poi lo hanno costretto a salire sulla loro auto – hanno confermato ieri alcune fonti locali –. L’auto ha però ha avuto dei problemi e si è fermata. A quel punto il sacerdote è riuscito ad aprire la porta, buttarsi in una scarpata e poi a scappare sulle colline».
Padre Waswandi è ora ricoverato in ospedale con una grave ferita alla testa. Secondo le prime ricostruzioni, sarebbero banditi locali chiamati «kasukwistes» ad aver compiuto il sequestro.
Si tratterebbe, però, solo di esecutori materiali, mentre i mandanti sembrano essere altri. I residenti sono infatti sicuri si tratti di una risposta da parte delle autorità alle manifestazioni e allo sciopero di giovedì contro il governo locale per denunciare l’alto livello di insicurezza che regna in tutta la regione da tempo guidato dal vice-rettore dell’università. Forse era lui il vero obiettivo del rapimento. E la responsabilità delle violenze è spesso “condivisa” tra i vari gruppi ribelli, come quello dei Mai-Mai, e i soldati dell’esercito regolare (Fardc).

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