martedì 24 agosto 2010
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Piove con violenza inaudita. Come se il monsone fosse appena iniziato. E se l’acqua non avesse già invaso un quinto del Paese, seppellendo centinaia di città e villaggi. Il Sindh è il nuovo centro della bufera. Due giorni fa, sono state evacuate 100mila persone. In tanti, però, sono rimasti bloccati nei dintorni di Shahdadkot. Le Nazioni Unite hanno chiesto almeno un’altra quarantina di elicotteri per soccorrere gli alluvionati. Mentre proprio ieri il ponte aereo Nato ha consegnato il primo carico di aiuti. Che, però, continuano ad arrivare con estrema lentezza. L’Onu ha dichiarato che è stato raccolto appena il 30 per cento, 125 milioni di dollari, dei 459 chiesti per la prima emergenza. L’ultimo milione è arrivato dall’Italia, ieri, come contributo aggiuntivo. Molti più soldi però saranno necessari per affrontare le conseguenze del cataclisma. Almeno dieci miliardi di euro, spiega in una nota “Agire”, che riunisce cinque Ong e assiste 80mila persone. All’orrore del dramma poi si aggiunge l’orrore dei tanti approfittatori. Ong fantasma intascano le offerte e, poi, scompaiono. Per non parlare delle molte organizzazioni vicine ai taleban che usano i soccorsi come strumento di propaganda tra le popolazioni colpite. Lo ha denunciato, in un’intervista a Fides, monsignor Joseph Coutts, vescovo di Faisalabad. Il presule ha chiesto i donatori di rivolgersi prevalentemente alla Caritas che assiste tutti, «senza discriminazioni». Un riferimento alle denunce di alcuni missionari riguardo al fatto che, nella guerra tra poveri per accaparrarsi gli aiuti, spesso i cristiani hanno la peggio. Oggi, la Caritas pachistana ha indetto una giornata di preghiera per i colpiti. Che, il governo ha ieri ribassato a sette milioni, mentre altre stime parlano del triplo. Intanto, sono iniziati gli incontri a Washington tra Islamabad e il Fondo monterario internazionale (Fmi). Quest’ultimo ha ridimensionato le stime di crescita del Paese, dal 4,1 per cento meno del 3. Un colpo notevole per la nazione, minacciata dalla presenza di gruppi estremisti vicini ad al-Qaeda. Un collasso economico ne favorirebbe il rafforzamento. Consapevoli di questo, gli Stati Uniti hanno creato un fondo speciale per la ricostruzione. E stanno premendo sul Fmi perché riveda le scadenze dei prestiti e dia una boccata d’ossigeno alla nazione. Sempre più vicina al baratro.
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