martedì 25 febbraio 2014
COMMENTA E CONDIVIDI
«È stato Maduro a trasformare una dimostrazione studentesca in una rivolta. E ora a quest’ultimo spetta il compito di disinnescare la tensione. Come? Accettando di dialogare con la controparte, che son venezuelani, non “nemici”». Padre Wilfredo Gonzalez, direttore della prestigiosa rivista di dibattito politico e sociale Sic, pubblicata dal Centro Gumilla, lo ripete da anni. I due Venezuela – le due metà inconcibiliabili lacerate da 14 anni di politica del «nemico interno» propria del chavismo – devono incontrarsi. E trovare insieme una soluzione per i drammi del Paese, «che sono reali, altro che propaganda». Mai prima d’ora, però, il confronto era stato così violento.Proprio per questo è urgente mettere fine all’escalation, uscendo dalla dinamica del muro contro muro. In questo modo, le proteste potranno diventare un’occasione di crescita collettiva. Siamo di fronte a una primavera venezuelana?Direi di no, se con “primavera” intendiamo un cambiamento a breve o medio termine del governo. La stessa opposizione è divisa. Solo l’ala più radicale vuole l’uscita di scena immediata di Maduro. Il resto vuole far cadere il chavismo con il voto. Di quest’ultimo fronte fa parte Henrique Capriles. Non crede che, però, la sua leadership sia ormai offuscata da altre figure più intransigenti, come Leopoldo López?Tutt’altro. Credo che Capriles uscirà rafforzato dalle proteste. I cortei e le barricate non faranno cadere Maduro che gode ancora del sostegno dei militari. Possono però metterlo all’angolo e “costringerlo” al dialogo. A questo punto, l’unica figura in grado di mediare per l’opposizione sarà Capriles.Buona parte dei dimostranti sono studenti universitari. Perché?Perché i giovani si sentono rubare il futuro da un governo incapace di rispondere alle loro necessità fondamentali, prima fra tutte il lavoro. E le altre classi sociali come vedono la rivolta?Non con ostilità, come spesso si pensa. C’è uno zoccolo duro chavista del 30 per cento. Il resto dei settori popolari, la “gente de a pié”, però, condivide idealmente la protesta ma se ne tiene alla larga: è tutta concentrata nella sfida quotidiana per sopravvivere. Per convocarli, ci vogliono slogan meno radicali. Quelli di Capriles appunto: sarà lui l’unico vincitore.
© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: