mercoledì 21 maggio 2014
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Pubblichiamo il comunicato con cui la Fondazione Internazionale Oasis, presieduta dal cardinale Angelo Scola, si unisce alla campagna per la liberazione di Meriam.Anche Oasis si unisce al grido di chi nel mondo chiede la liberazione di Meriam Yehia Ibrahim, la donna di 27 anni, di religione cristiana, che l’11 maggio è stata condannata da un tribunale di primo grado del Sudan all’impiccagione per apostasia e a 100 frustate per adulterio. Il reato di Meriam, madre di un bambino di 20 mesi e in attesa del suo secondo figlio, è dunque duplice: figlia di un musulmano, per lo Stato sudanese, le cui leggi si ispirano alla sharî‘a, è musulmana ed essendosi dichiarata cristiana, ha commesso apostasia. Inoltre il matrimonio che ha contratto con un cristiano è nullo e lei risulta adultera.Il suo nome, il suo viso, la foto del suo matrimonio con lei splendida nell’abito di bianco, stanno facendo il giro del mondo, in modo virale, e suscitano la solidarietà di tutti coloro che non accettano che il diritto fondamentale della libertà religiosa venga conculcato. Ma Meriam, suo malgrado, come le ragazze nigeriane rapite a scuola, come Asia Bibi, dimenticata in una prigione pakistana, sta prestando il suo volto alle tante, troppe, persone – soprattutto donne – che per la loro fede sono quotidianamente colpite da violenza o discriminazione, e non finiscono nel fascio di luce dei media globali. Meriam commuove e muove ciascuno di noi a difendere, oltre ogni distanza geografica e culturale, la libertà religiosa. Ciascuno trovi nella propria tradizione le ragioni per farlo.Noi siamo convinti, come ha dichiarato il Card. Angelo Scola, che «se la libertà religiosa non diviene libertà realizzata, posta a capo della scala dei diritti fondamentali, tutta la scala è destinata a crollare». Vale per Khartoum, per Chibok, per il Punjab e per ogni luogo in cui qualcuno che è nostro fratello e nostra sorella paga un prezzo troppo alto sulla sua pelle “solo” per essere libero.
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