venerdì 10 novembre 2017
Messaggio unanime: ecologia integrale, globalizzazione della solidarietà e disarmo sono le chiavi per salvarsi dal baratro. Yunus: anche la povertà è un'arma di distruzione di massa
I Nobel per la pace e parte dei relatori ricevuti in udienza da papa Francesco (Osservatore Romano)

I Nobel per la pace e parte dei relatori ricevuti in udienza da papa Francesco (Osservatore Romano)

È un mondo schizofrenico. Programma obiettivi di sviluppo a medio e lungo termine, ma è in grado di scatenare subito, con un “click”, un inferno radioattivo. E, allora, per strappare la Terra dall’orlo del burrone serve un drastico cambio di rotta. La bussola da seguire – dicono i Nobel per la pace e i leader mondiali della società civile – oggi è solo quella di papa Francesco: ecologia integrale, globalizzazione della solidarietà, disarmo. È il messaggio chiaro e forte che esce dal summit nell’Aula Paolo VI in Vaticano sulle «Prospettive per un mondo libero dalle armi nucleari e per un disarmo integrale», organizzato dal Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale.

Lo dice l’egiziano Mohamed el-Baradei, direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiae) e premio Nobel per la Pace. «Papa Francesco oggi è il miglior politico al mondo. È quello che sta indicando l’agenda dei temi più importanti: cambiamenti climatici, sicurezza globale, rifugiati. Non ho visto altri politici capire quali sono i veri argomenti che preoccupano la gente. Molti parlano di globalizzazione, lui parla di approccio umano». Secondo el-Baradei «lo scontro oggi è tra chi vuole un mondo fondato su speranze e integrazione e chi invece punta su paura ed esclusione. Siamo a un punto di svolta: se devo scegliere, io mi schiero con papa Francesco». E allora «da domani dobbiamo fare pressione sugli Stati armati, non possiamo credere a un sistema di sicurezza che dice che le armi sono tutte uguali. Non possiamo lasciare la cosa solo in mano ai governi. La gente si mobiliti».

Anche il Nobel argentino Adolfo Pérez Esquivel considera papa Francesco «un visionario, un pastore che sta cercando il bene comune di tutta l’umanità. La cosa peggiore è stare zitti. E il Papa oggi è una voce ascoltata nel mondo. Ricordiamo – avverte Esquivel – che la pace non è mai regalata, è una costruzione quotidiana». E allora serve un impegno quotidiano «per fermare la pazzia del potere, da qualsiasi parte provenga, non solo dalla Corea del Nord ma da tutte le grandi potenze nucleari» che potrebbero provocare «un olocausto dell’umanità». Secondo Pérez Esquivel «i popoli oggi sono spettatori di quanto accade, devono essere protagonisti e costruttori della propria storia».

«Papa Francesco ha conquistato una leadership nel dibattito sui cambiamenti climatici», sottolinea il bengalese Muhammad Yunus, fondatore della Grameen Bank e premio Nobel per la Pace. «Mentre oggi abbiamo leader che parlano tra di loro come fossero bambini con le armi giocattolo», constata Yunus. «Non voglio sapere quante migliaia siano le armi nucleari, ma sono certo che siano più che sufficienti per distruggere questo mondo tantissime volte. È una forma estrema di pazzia», esclama il “banchiere dei poveri”. Tra le armi di distruzione di massa Yunus mette anche la povertà: «È creata dal sistema che abbiamo costruito intorno a noi. Per uscirne dobbiamo arrivare a un triplo zero: zero povertà, zero disoccupazione, zero emissioni di CO2». Come? «Ridisegnando l’attuale modello capitalistico, che ha creato estrema povertà ed estrema concentrazione di ricchezza. Il mondo è una bomba a orologeria. Ma possiamo creare affari non solo sul profitto, ma anche sulla risoluzione dei problemi. Questa economia è fondata sull’avidità. Dobbiamo uscirne, e creare un’economia umana».

Grata al Papa è anche la giapponese Izumi Nakamitsu, alto rappresentante Onu per l’Ufficio per gli affari del disarmo. «Siamo molto grati alla Santa Sede per questo summit. Ogni incontro su questo tema tra leader mondiali e società civile può portare a passi avanti concreti per il disarmo nucleare. È molto importante ora che il Consiglio di sicurezza rimanga unito su questa crisi. Il segretario generale è convinto che possa esistere solo una soluzione politica».


Lo svizzero Francois Bugnion, del Comitato internazionale della Croce Rossa, mette in guardia chi non riflette sulle catastrofiche conseguenze di un conflitto nucleare: «Abbiamo visto Hiroshima e Nagasaky e possiamo immaginare quali sarebbero le conseguenze di ogni altro attacco nucleare. Non sarebbero limitate a un solo Paese, tutto il mondo sarebbe colpito da radiazioni e dal “fallout” (la pioggia radioattiva, ndr). Saremmo nell’impossibilità di prestare adeguata assistenza medica alle vittime. Con conseguenze devastanti».




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